Autobus senza conducente, 1.280 km percorsi senza incidenti: ma c'è un problema

A Torino la navetta autonoma AuToMove ha trasportato circa 1.000 passeggeri senza incidenti. I risultati rivelano progressi e limiti della guida autonoma

Autobus senza conducente, 1.280 km percorsi senza incidenti: ma c'è un problema
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Giulia Darante
Pubblicato il 19 ott 2026

Un autobus elettrico che si muove nel traffico cittadino senza essere guidato da una persona, trasporta passeggeri e completa il proprio percorso senza incidenti. Non è uno scenario futuristico, ma quanto sperimentato a Torino con AuToMove, uno dei progetti italiani più avanzati dedicati alla guida autonoma nel trasporto pubblico.

I risultati presentati il 15 ottobre 2026 raccontano un’esperienza incoraggiante, ma anche le difficoltà che separano questa tecnologia da un impiego quotidiano su larga scala. Perché, accanto a circa mille passeggeri trasportati e a un gradimento vicino al 90%, emergono centinaia di interventi manuali e frenate improvvise.

Torino anticipa Milano: come funziona la navetta autonoma

La sperimentazione è iniziata il 14 ottobre 2025 e si è conclusa il 31 marzo 2026, nell’ambito del Living Lab ToMove, finanziato attraverso il PNRR e il programma MaaS4Italy. Il servizio ha interessato un percorso urbano di circa tre chilometri nella zona del Campus Luigi Einaudi, tra corso Tortona e Lungo Dora Siena.

Protagonista una navetta elettrica fornita da Ohmio, gestita da GTT e dotata di tecnologia di guida autonoma di livello SAE 4. Questa classificazione indica la capacità del veicolo di operare autonomamente entro condizioni e aree prestabilite.

Nonostante l’assenza di un conducente impegnato nella guida ordinaria, a bordo era sempre presente un operatore di sicurezza, pronto a intervenire quando necessario. Il progetto ha coinvolto anche Fondazione LINKS, Politecnico di Torino e altri partner, inserendosi in un programma più ampio dedicato alla digitalizzazione della mobilità e alla logistica robotica.

Zero incidenti, ma 640 interventi manuali

I numeri della sperimentazione permettono di valutare concretamente le prestazioni della navetta. Durante 102 giorni di attività, il veicolo ha accumulato 479 ore di esercizio, percorrendo complessivamente 1.280 chilometri e trasportando circa mille persone.

La velocità media in modalità automatica è stata di 9,74 km/h, mentre l’88,7% della distanza totale, pari a circa 1.130 chilometri, è stato coperto attraverso la guida autonoma. Il dato più positivo riguarda la sicurezza: durante l’intero periodo non si sono verificati incidenti.

Esistono però indicatori meno favorevoli. Sono state registrate 471 frenate brusche, equivalenti a circa 0,42 episodi per chilometro, e 640 passaggi alla modalità manuale, con una frequenza di 0,57 interventi per chilometro.

Il servizio ha inoltre accumulato quattro giorni e mezzo di sospensione per problemi tecnici. Questi risultati evidenziano una distinzione fondamentale: evitare incidenti durante una sperimentazione non significa aver raggiunto un’autonomia completa, soprattutto considerando la presenza costante di personale addetto alla sicurezza.

Il 90% dei passeggeri è soddisfatto: cosa manca al debutto definitivo

L’accoglienza degli utenti rappresenta uno degli aspetti più interessanti. Il gradimento rilevato si è avvicinato al 90%, con un aumento della fiducia dopo l’esperienza diretta a bordo. Tuttavia, il 26% dei partecipanti ritiene ancora necessaria la presenza di un operatore, segnale di una fiducia non completamente consolidata.

Restano poi ostacoli tecnici, normativi ed economici. Le navette devono affrontare situazioni imprevedibili nel traffico misto, mentre l’impiego di personale di sicurezza incide sui costi operativi. La prospettiva indicata da Fondazione LINKS riguarda soprattutto servizi condivisi e a chiamata, capaci di collegare quartieri, stazioni ferroviarie e fermate della metropolitana.

L’obiettivo non è necessariamente sostituire gli autobus tradizionali, ma integrarli con mezzi più piccoli e flessibili, utilizzabili dove le linee convenzionali risultano meno efficienti. L’esperienza torinese dimostra che la tecnologia può già trasportare persone sulle strade pubbliche in condizioni controllate. Per trasformarla in un servizio ordinario senza supervisione umana, però, serviranno ulteriori progressi nell’affidabilità, nella gestione del traffico e nella sostenibilità economica.

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