Addio alla ruota di scorta, perché sempre più auto nuove ne fanno a meno
Sempre più auto nuove rinunciano alla ruota di scorta. Peso, consumi e spazio spiegano la scelta, ma kit e run-flat hanno limiti importanti
Per decenni faceva parte dell’equipaggiamento quasi scontato di un’automobile: una gomma a terra, il bagagliaio da aprire, cric e chiave da recuperare e ruota di scorta da montare. Su molte vetture moderne quella soluzione è invece scomparsa, sostituita da kit di riparazione, pneumatici run-flat oppure dall’assistenza stradale.
Attribuire tutto alla volontà dei costruttori di risparmiare sarebbe però riduttivo. La progressiva eliminazione della ruota nasce dall’incrocio tra esigenze differenti: contenere il peso, recuperare spazio, migliorare l’efficienza e ridurre i costi industriali. Il risultato favorisce la progettazione dell’auto, ma non necessariamente l’automobilista quando il danno allo pneumatico è serio.
Peso e spazio sono diventati preziosi
Una ruota completa pesa parecchio e persino un ruotino comporta pneumatico, cerchio, cric e attrezzi. Eliminare tutto significa sottrarre alcuni chilogrammi alla massa complessiva della vettura, un vantaggio piccolo preso singolarmente ma importante nella ricerca di ogni possibile miglioramento di consumi ed emissioni.
C’è poi lo spazio. Il tradizionale vano ricavato sotto il pavimento del bagagliaio può essere utilizzato per aumentare la capacità di carico oppure ospitare altri componenti. La questione diventa particolarmente evidente sulle auto elettrificate, dove batterie e relativi sistemi possono rendere più difficile trovare posto per una ruota aggiuntiva.
Per il costruttore esiste inoltre un beneficio economico: eliminare ruota, cric e attrezzatura significa ridurre il numero dei componenti montati su ciascuna vettura.
Cosa ha sostituito la ruota di scorta
L’alternativa più diffusa è il kit di riparazione, generalmente composto da compressore e sigillante. Occupa poco spazio e può consentire di ripartire dopo una piccola foratura, ma non rappresenta una soluzione universale.
Un taglio importante, un danno alla spalla, uno pneumatico gravemente compromesso o un problema al cerchio possono renderlo inutilizzabile. Il sigillante, inoltre, può avere una data di scadenza e deve quindi essere controllato periodicamente.
Alcune automobili adottano invece pneumatici run-flat, progettati per consentire di proseguire per una distanza limitata dopo una perdita di pressione. Anche in questo caso bisogna rispettare rigorosamente velocità e percorrenza indicate dal costruttore e non tutti i danni permettono di continuare il viaggio.
A queste soluzioni si aggiungono i sistemi di monitoraggio della pressione, capaci di avvisare il conducente quando uno pneumatico comincia a sgonfiarsi. Possono aiutare a individuare anticipatamente una perdita lenta, ma naturalmente non impediscono una foratura improvvisa.
Quando il vecchio ruotino fa ancora la differenza
È qui che emerge il compromesso. Kit e assistenza stradale possono essere sufficienti in numerose circostanze, ma una ruota fisica permette di affrontare anche danni che il sigillante non può risolvere e di ripartire senza aspettare un carro attrezzi.
La differenza può diventare rilevante soprattutto durante lunghi viaggi o quando ci si trova lontani dai centri abitati. Non sorprende quindi che alcuni automobilisti acquistino separatamente una ruota compatibile, accettando di sacrificare parte del bagagliaio.
Prima di partire conviene sapere esattamente cosa offre la propria vettura. Non basta presumere che sotto il pianale ci sia ancora il tradizionale ruotino: bisogna verificare la presenza di compressore, sigillante, cric e attrezzi e conoscere le eventuali limitazioni dei pneumatici run-flat.
La ruota di scorta sta insomma diventando una rarità perché l’automobile moderna deve conciliare peso, efficienza, spazio e costi. Le forature, però, non sono diventate altrettanto rare. È cambiato soprattutto ciò che l’automobilista può trovare nel bagagliaio quando una gomma decide di lasciarlo a piedi.