A Montezemolo la Ferrari elettrica non piace: "È la negazione dell’essenza del marchio"
Montezemolo elogia Kimi Antonelli, ricorda Ayrton Senna e critica l'eccessiva spinta verso l'elettrico per la Ferrari, mettendo in discussione identità e suono del motore
«Non la realizzerei neanche sotto farmaci». Con questa dichiarazione perentoria, Montezemolo sintetizza la sua posizione riguardo uno dei temi più caldi e divisivi dell’industria automobilistica moderna: il futuro della Ferrari nell’era della transizione verso la mobilità elettrica. Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex presidente della Scuderia di Maranello ha riacceso il dibattito sulla tensione che si crea tra la necessità di preservare l’identità di un marchio leggendario e le pressioni normative e di mercato che spingono verso una totale elettrificazione dei modelli.
Elogio all’astro nascente
Durante la conversazione, Montezemolo ha saputo collegare temi apparentemente distanti, ma in realtà profondamente intrecciati. Da una parte, il riconoscimento dei nuovi talenti che emergono nel panorama delle corse, come dimostra il caso di Kimi Antonelli e la sua recente vittoria nel Gran Premio di Cina: un successo che riporta un pilota italiano sul podio dopo vent’anni di assenza. Dall’altra, la riflessione sulle strategie che oggi stanno ridisegnando il DNA dei grandi costruttori automobilistici.
Parlando proprio di Kimi Antonelli, Montezemolo non ha nascosto la propria ammirazione per la maturità e la competenza tecnica del giovane talento, oggi appena diciannovenne. Tuttavia, ha anche espresso rammarico per il fatto che il pilota italiano indossi attualmente i colori della Mercedes. Secondo il manager, un passaggio immediato in Ferrari sarebbe stato troppo rischioso: “Mettere sulle sue spalle la responsabilità di un nome e di una tifoseria così esigente significa esporsi a pressioni enormi”, ha sottolineato, ribadendo l’importanza di una crescita graduale e ponderata nel contesto delle competizioni internazionali.
Il rimpianto di Senna
Non poteva mancare, nell’intervista, il ricordo di Ayrton Senna, uno dei rimpianti più grandi di Montezemolo. L’ex presidente ha raccontato di aver incontrato il campione brasiliano pochi giorni prima della tragica scomparsa a Imola nel 1994. Una collaborazione tra Ayrton Senna e la Scuderia di Maranello è rimasta solo un sogno, un’occasione mancata che rappresenta una vera e propria cesura nella storia del team italiano.
Riflettendo sul periodo in cui ha guidato Maranello, Montezemolo alterna nostalgia per stagioni memorabili e ricche di successi a una forte preoccupazione per l’ultimo decennio, in cui la Scuderia non è mai stata realmente in lotta per il titolo mondiale. “La Scuderia non è stata realmente in lotta per il titolo mondiale”, ha dichiarato, mettendo in evidenza il netto contrasto tra l’attuale rendimento e un passato in cui i campionati si decidevano spesso all’ultima gara.
La Ferrari Luce non convince
Il discorso si fa ancora più acceso quando si tocca il tema delle scelte tecnologiche. Montezemolo esprime tutto il suo scetticismo nei confronti della direzione intrapresa dalla Formula 1 e dall’industria automobilistica in generale, sempre più orientata verso la propulsione elettrica e l’adozione massiccia di batterie. Secondo il veterano manager, una Ferrari completamente elettrica rappresenterebbe una vera e propria negazione dell’essenza stessa del marchio: emozione, suono, identità inconfondibile rischierebbero di svanire sotto il silenzio imposto dai motori a batteria.
Non manca, però, uno sguardo all’altra faccia della medaglia. Costruttori, investitori e analisti sostengono che l’elettrificazione sia ormai un percorso obbligato, guidato da normative sempre più stringenti, nuove dinamiche di mercato e progressi tecnologici inarrestabili. Secondo questa visione, la transizione all’energia elettrica non deve necessariamente tradursi in una perdita di fascino o carattere, ma può anzi rappresentare una sfida per innovare e coinvolgere i clienti su nuovi livelli emozionali.