Christian Streiff, nuovo presidente di PSA, prepara un piano di rilancio

Il gruppo PSA Peugeot-Citroën non ha trascorso un ottimo 2006: il ribasso dell’utile netto è stato dell’82,9%, con un calo del risultato operativo pari a -42,3%; il motivo, la flessione delle vendite nel mercato europeo, con la Peugeot 207 presentata da poco tempo e la C3 che non raggiunge più i brillanti risultati degli anni

Il gruppo PSA Peugeot-Citroën non ha trascorso un ottimo 2006: il ribasso dell’utile netto è stato dell’82,9%, con un calo del risultato operativo pari a -42,3%; il motivo, la flessione delle vendite nel mercato europeo, con la Peugeot 207 presentata da poco tempo e la C3 che non raggiunge più i brillanti risultati degli anni precedenti. Il nuovo presidente di PSA, Christian Streiff, ha però annunciato nel giorno del suo insediamento un piano, chiamato “Cap 2010”, finalizzato al rilancio del gruppo.

In sostanza il piano intende migliorare la redditività ponendo l’attenzione su “qualità, costi, prodotti e internazionalizzazione”: questo attraverso un rimpasto dello “stato maggiore” del gruppo, tagli dei costi di produzione (600 milioni di euro nel 2007), ipotesi di tagli occupazionali, acquisto di materie prime da stati con prezzi più favorevoli.

In particolare, i costi dei materiali dovranno essere inferiori di ben 300 milioni di euro nel solo 2007: ancora una volta potrebbe essere coinvolto il gruppo indiano Tata, che con Tata steel ha acquisito la lussemburghese Archelor e si propone come partner competitivo. Ben 10 “gruppi trasversali” sono stati incaricati di preparare entro maggio progetti sulle singole priorità, per la stesura del piano “Cap 2010” ufficiale nel settembre 2007.

C’è comunque ottimismo per il futuro: secondo le stime, dovrebbero essere consegnate circa 500.000 Peugeot 207 nell’anno in corso, mentre l’arrivo di nuovi modelli – anche in casa Citroen – potrebbe far salire le vendite in Europa, in Cina e in America Latina. Si prevede anche il rafforzamento dei legami con i partner di joint venture, come ad esempio BMW per i motori a benzina, Ford per i diesel, Fiat (almeno per il momento) per i veicoli commerciali leggeri.