Sicurezza: 11 anni di patente a punti; ma ancora troppi i pedoni uccisi sulle strade italiane (e non)

La patente a punti entra nel suo undicesimo anno di servizio: ecco alcuni interessanti dati statistici. Tuttavia le vitteme degli incidenti stradali sono ancora molte; e spesso, troppo spesso, a pagare sono i pedoni. Tuttavia, nonostante i risultati ottenuti con la patente a punti e con i controlli sempre più severi delle Forze dell’Ordine, spesso atti a valutare il tassi alcolemico e quello tossicologico, il numero delle vittime della strade è ancora elevato. E spesso ci va di mezzo chi non sta guidando: basti pensare che ogni settimana sulle strade italiane perdono la vita 11 pedoni...

locandina_strisceLa patente a punti entra nel suo undicesimo anno di vita e Facile.it, comparatore leader del settore RC auto, ha calcolato che sono circa 2,8 milioni gli italiani che, nell’ultimo quinquennio, si sono visti sottrarre punti dalla patente. «Da una recente indagine ACI-Istat – sostiene Mauro Giacobbe, Responsabile Business Unit Assicurazioni di www.facile.it – è emerso come molti italiani vorrebbero che il premio RC auto fosse legato anche ai punti della patente; in linea teorica potrebbe essere un’opzione interessante, ma allo stato attuale utilizzare il saldo punti o specifiche infrazioni alla guida come parametri di buona condotta dell’automobilista è piuttosto difficile dato che non tutte le informazioni necessarie sono facilmente reperibili o verificabili».

Stando ai numeri emersi dall’indagine, compiuta su un campione di oltre 6,5 milioni di preventivi RC auto e moto presentati negli ultimi 12 mesi, se a livello nazionale gli automobilisti incorsi in sanzioni di gravità tale da comportare la perdita di punti sono stati il 6,3% del totale e, per i motociclisti, il 5,4%, molto peggio è andata ai patentati di Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto dove hanno subito sottrazioni di punti, rispettivamente, l’8,6%, 8,3% e 8,1% dei patentati. Numeri decisamente più alti delle regioni meridionali. Solo per citare alcuni esempi, in Puglia hanno visto scendere il proprio saldo punti solo il 3,8% degli automobilisti, in Calabria il 4,15% e in Sicilia il 4,3%.

Con l’aumentare dell’età del conducente cresce anche la sua prudenza e se fra i più giovani (18-24 anni) la percentuale di automobilisti che ha perso punti della patente è addirittura del 10,27%, fra chi ha un’età compresa tra i 25 ed i 35 anni la percentuale è pari al 6,93%, diventa il 5,97% fra i 36 e i 50 anni per diminuire ancora, 5,33%, fra gli over 50. Confermata anche la migliore guida delle donne. Solo il 5,7% delle automobiliste ha subito la decurtazione dei punti, fra gli uomini il dato diventa del 6,7%. Guardando al campione relativo ai motociclisti, le donne che hanno dovuto rinunciare a punti della patente sono il 4,92%, gli uomini il 5,44%. Quanto alle fasce d’età, i centauri fra i 18-24 anni hanno dovuto cedere punti nel 10% dei casi, quelli con età fra i 25 ed i 35 anni nel 5,33%, quelli fra i 36 ed i 50 nel 5,04% e, in ultimo, quelli con più di 50 anni nel 4,65% dei casi.

Tuttavia, nonostante i risultati ottenuti con la patente a punti e con i controlli sempre più severi delle Forze dell’Ordine, spesso atti a valutare il tassi alcolemico e quello tossicologico del conducente, il numero delle vittime della strade è ancora elevato. E spesso ci va di mezzo chi non sta guidando: basti pensare che “ogni settimana sulle strade italiane perdono la vita 11 pedoni, che nell’ultimo anno hanno fatto complessivamente registrate 589 vittime e oltre 20mila feriti. Numeri che richiamano l’attenzione su quella che è una vera e propria emergenza sia a livello nazionale, sia a livello mondiale. Non è una caso che, proprio in questi giorni e su questo tema, sia arrivato un appello anche dalle Nazioni Unite” – afferma il Segretario Generale della Fondazione ANIA, Umberto Guidoni, intervenuto alla vigilia della Seconda Settimana mondiale della Sicurezza Stradale indetta dalle Nazione Unite dal 6 al 12 maggio del 2013 e che, quest’anno, sarà dedicata alla sicurezza dei pedoni.

L’iniziativa rientra nel programma del “Decennio della Sicurezza Stradale 2011-2020”, per il quale le Nazioni Unite hanno fissato l’obiettivo di dimezzare il numero delle vittime per incidente stradale a livello mondiale. A livello statistico, una persona su quattro che muore negli incidenti stradali nel mondo è un pedone: un totale di 270.000 morti ogni anno. In Italia la percentuale è del 15%, ma il nostro Paese risulta uno dei peggiori in Europa, classificandosi al terzo posto per numero di pedoni morti, preceduto solo da Polonia e Romania (Fonte: CARE 2010).

«Il confronto con l’Europa e le statistiche mondiali – prosegue Guidoni – ci debbono spingere ad affrontare il problema della tutela dei pedoni e, più in generale, degli utenti deboli della strada. Per quanto riguarda il nostro Paese, è indispensabile avviare un processo che porti ad un cambiamento radicale del modo di pensare, inculcando una profonda cultura del rispetto delle regole della strada. In altri paesi d’Europa, le strisce pedonali sono un “territorio blindato”, un luogo dove il pedone è protetto. Da noi ancora non è così e dobbiamo lavorare per convincere tutti che le regole vanno sempre rispettate. Per fare ciò, è fondamentale un impegno condiviso con azioni che coinvolgano il settore pubblico, quello privato e, non da ultimi, i media che svolgono un ruolo prioritario nell’opera di sensibilizzazione ed informazione della collettività».

Un terzo dei pedoni morti in Italia è stato travolto proprio mentre era su un attraversamento pedonale. Tra le varie iniziative portate avanti dalla Fondazione ANIA in favore delle utenze deboli, si ricorda il finanziamento per il ripristino di oltre 650 attraversamenti pedonali pericolosi a Roma, inserito tra i progetti di un protocollo di intesa con il Comune della Capitale. «Il progetto delle strisce pedonali a Roma – conclude Guidoni – rappresenta un positivo esempio di come si possa intervenire a tutela dei pedoni. Nella Capitale il numero dei pedoni morti è sceso di un terzo in due anni, passando da 65 a 44. Non possiamo certo illuderci che ciò sia stato possibile solo grazie alla nostra opera sulle strisce pedonali, ma da questa esperienza è arrivato un segnale chiaro: creando un dibattito sul tema, stimolando le pubbliche amministrazioni e sensibilizzando i cittadini, è possibile ottenere risultati tangibili».

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sono troppe le strisce pedonali pericolose. Dovrebbero garantire la sicurezza dei pedoni, ma ancora oggi, sono tantissimi i sinistri stradali di cui moltissimi con conseguenze gravissime, che accadono sugli attraversamenti pedonali. Continuano ad essere troppo frequenti, quasi da bollettino di guerra, le notizie relative al decesso o il ferimento di pedoni falciati da veicoli sulle strisce pedonali, tant’è che a fronte di una riduzione lenta ma costante dei sinistri stradali a livello globale, l'impressione è che gli incidenti di questo tipo siano se non in aumento, quantomeno stabili tant’è il clamore che continuano, giustamente, a suscitare.

È fatto notorio che, al di là della legislazione stabilita nel Codice della Strada, che prevede all’articolo 191 l’assoluto diritto di precedenza dei pedoni sulle strisce pedonali, troppo soventemente a causa del comportamento imprudente degli automobilisti, chi attraversa a piedi preferisce rinunciare a questa prerogativa per non rischiare la propria pelle, tant’è che secondo alcune statistiche la responsabilità a carico dei guidatori per ciò che riguarda incidenti di tal tipo risulta essere nell'85% dei casi esclusivamente a carico del guidatore, mentre solo nel 3% è colpa del pedone. Nel nostro Paese non si contano i passaggi pedonali per quanti ve ne sono, ma proprio per tale ragione, allo stesso modo, è difficile stabilire quanti di questi siano davvero una garanzia di sicurezza e quindi a norma di legge. Infatti, troppi sono stati realizzati erroneamente oppure situati in luoghi inadeguati.

Tra gli aspetti principali affinché un passaggio pedonale sia davvero sicuro vi sono: la possibilità di inserire un'isola pedonale al centro della carreggiata per le strade più ampie, la necessità di illuminare adeguatamente il passaggio, la presenza di catarifrangenti e un’adeguata avvistabilità della presenza dell’attraversamento stesso che dev’essere sgombro da ostacoli di qualsiasi tipo e le cui strisce devono essere costantemente ridipinte sul manto stradale per non risultare sbiadite o parzialmente cancellate. Alla luce di questi necessari accorgimenti, ci chiediamo quante strisce pedonali siano in regola in Italia?

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