Ayrton Senna: 30 anni fa il primo titolo mondiale [Video]

Nel 1988 il grande campione brasiliano conquistò per la prima volta l'alloro iridato, al termine di un fantastico duello con Alain Prost. Riviviamo quella stagione indimenticabile

Nel 2018 ricorre un avvenimento molto suggestivo per gli appassionati di corse automobilistiche e della Formula 1 in particolare. Infatti sono trascorsi 30 anni da quando Ayrton Senna vinse il primo dei suoi tre titoli mondiali. Quel lontano 1988 segnò anche il primo atto di una fra le più avvincenti rivalità nella storia delle competizioni motoristiche e probabilmente dello sport in senso assoluto. Lo sanno anche i bambini piccoli, parliamo della sfida con Alain Prost. Infatti nelle quattro stagioni precedenti (Senna esordì in F1 nel 1984) le occasioni in cui i due poterono misurarsi direttamente furono sporadiche, poiché il brasiliano guidava mezzi inferiori rispetto al francese.

Solo nel 1988 la singolar tenzone ebbe realmente inizio, poiché Ayrton raggiunse Alain alla McLaren-Honda. Nell'ultimo anno dell'era turbo quella vettura si dimostrò immediatamente di una categoria superiore, irraggiungibile da chiunque altro. I due migliori piloti in circolazione quindi furono messi in condizione di battersi esattamente ad armi pari. Senna e Prost andarono ben oltre le aspettative, dando vita ad un duello mozzafiato, risolto solo alla penultima gara. Prima di ripercorrere il film di quella fantastica stagione è tuttavia necessario compiere un piccolo passo indietro. Come arrivò il pilota brasiliano alla McLaren? Quale percorso lo rese meritevole di entrare alla corte di Ron Dennis, affiancando un pilota nel pieno della maturità, già vincitore di due titoli mondiali e ampiamente favorito per il terzo? La sua biografia spiega chiaramente ciò che vogliamo sapere.

Ayrton Senna prima della Formula 1


Ayrton Senna nacque il 21 marzo 1960 a San Paolo. La famiglia era benestante; il padre Milton Da Silva possedeva alcune aziende agricole e anche una fabbrica di componenti per automobili. Di conseguenza quel bambino respirava benzina quando ancora era nella culla. Ayrton aveva anche una piccola percentuale di sangue italiano, poiché la famiglia della madre, Neide Senna, era di origini napoletane. Quando divenne un personaggio noto in F1, Ayrton scelse di usare il solo cognome della madre, poiché meno comune di Da Silva.

La passione per i motori arrivava da lontano. Infatti fu il padre stesso a costruire un kart al figlio quando quest'ultimo aveva solo 4 anni. Il talento innato di Ayrton come pilota emerse subito, poiché si racconta che all'età di 7 anni guidasse con notevole facilità il fuoristrada di Milton. Non lontano dalla residenza dei Da Silva c'era un kartodromo, nel quale Ayrton cominciò a cimentarsi a soli 10 anni. Ma dovette attendere di compierne 13 per partecipare alle corse, poiché le leggi locali vietavano di farlo prima.

Le vittorie arrivarono ben presto, fin dalla prima gara in assoluto, dove vinse partendo dalla pole. Si registra il primo successo importante nel 1977 (anno in cui si diplomò in fisica), il campionato sudamericano nella categoria 100 cc. Ayrton, sempre appoggiato finanziariamente dal padre, si trasferì in Europa dove affinò la già dirompente abilità. Nel 1981 era tempo di passare alle auto vere e proprie: campionato britannico Formula Ford 1600, 12 successi su 20 gare. In quella stagione emersero immediatamente anche le sue doti sul bagnato, in particolare nella gara di Stetterton, dove quando cominciò a piovere lui scavò un fossato fra sè e gli altri.

Tuttavia le corse sono sempre state costose. Per passare ad una categoria più importante servivano sponsor e Ayrton non ne aveva, nonostante si fosse messo subito in evidenza. Anche il padre non aveva più tanta voglia di sostenere la costosa attività del figlio; nei suoi progetti c'era invece quello di affidargli un giorno l'azienda di famiglia.

Questo fu il momento più critico: per una mera questione di denaro, il mondo dell'automobilismo ha rischiato di non vedere mai Senna. Ayrton stava per soccombere all'assenza di finanziamenti e quasi decise di ritirarsi prima ancora di cominciare. Ma evidentemente non voleva mollare senza combattere, quindi martellò senza sosta il genitore; il quale si rese conto che le corse erano il vero sogno della vita di Ayrton. Dato anche il cristallino talentaccio del ragazzo, il buon Milton accettò nuovamente di aprire il borsellino.

Dunque nel 1982 Ayrton Senna fu in grado di partecipare alla Formula Ford 2000. Ripagò ampiamente gli sforzi economici della famiglia, vincendo 23 gare su 29. Questa volta l'ambiente non poté più ignorare questo giovane fenomeno. La scuderia Toleman gli offrì di salire in Formula 3, accollandosi l'impegno economico; la prospettiva era di arrivare in breve tempo in Formula 1.

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, si dice. Ayrton non riteneva quel gioco abbastanza duro e attese prima di giocare. Respinse inaspettatamente l'offerta Toleman, perché non la riteneva una scuderia in grado di farlo vincere nella massima serie (aveva le idee chiare fin dall'inizio). Andò comunque in Formula 3 per la stagione 1983, sempre nella serie inglese, accettando un volante su una Ralt-Toyota. Qui accese una lotta ravvicinata con Martin Brundle, prima di vincere il campionato solo nella gara finale.

Era il momento della verità: Ayrton si sentiva pronto per la Formula 1. In quei mesi aveva effettuato dei test su McLaren e Williams, però le due grandi scuderie non ritenevano ancora il giovane brasiliano abbastanza maturo per la categoria principale. Egli provò anche la Brabham e si parlava di trattative avanzate con Bernie Ecclestone per il posto di seconda guida, accanto al campione del mondo Nelson Piquet. Ma l'ingaggio andò in fumo, sembra per l'intervento dello sponsor principale della scuderia, la Parmalat, che preferiva un pilota italiano (fu scelto Teo Fabi).

Allora la Toleman bussò nuovamente alla porta del brasiliano. Test a Silverstone, Senna non conosceva l'auto ma migliorò di un secondo il tempo fatto da Derek Warwick qualche mese prima in gara. La scuderia inglese offrì un contratto in F1 per la stagione successiva e questa volta il brasiliano non fece lo schizzinoso.

Esordio in F1: la rivelazione di Monaco 1984


La Toleman motorizzata Hart non era una squadra all'altezza di puntare alla vittoria. Tuttavia Senna si mise subito in luce in quell'ormai epico Gran Premio di Monaco del 1984. Fu un vero diluvio. Senna partì 13° e fece un numero impressionante di sorpassi trovandosi presto nella scia del leader, Prost, ma guarda un po'. Il novellino si permise di rimontare ben tre secondi al giro al professore. E lo superò proprio nel momento in cui il direttore di gara Jacky Ickx decise di esporre la bandiera rossa insieme a quella a scacchi. Corsa finita anzitempo; tuttavia la vittoria andò a Prost, perché valeva la classifica al giro precedente.

Dopo appena sei gare disputate Senna era già diventato l'astro nascente della Formula 1. Nel 1985 la Lotus fu lesta a metterlo sotto contratto accanto ad Elio De Angelis. La vettura motorizzata Renault era brillante ma poco affidabile. Tuttavia Senna cominciò a portare a casa risultati importanti. La sua prima vittoria in carriera arrivò alla seconda gara, il Gran Premio del Portogallo all'Estoril. In quella stagione vinse un'altra gara, il GP del Belgio a Spa. E conquistò per 7 volte la pole position.

Nel 1986 Senna si confermò come pilota più veloce di tutti in qualifica; infatti quell'anno centrò la pole position per 8 volte. Tuttavia rimasero i problemi di affidabilità della Lotus-Renault; più consistenti Williams e McLaren che si giocarono il mondiale. Comunque Senna riuscì a vincere altre due gran premi e classificarsi al quarto posto finale della classifica iridata.

Nel 1987 la Lotus acquisì il motore Honda, già dimostratosi il migliore nella stagione precedente sulla Williams. Tuttavia il pacchetto complessivo di quest'ultima era superiore, quindi il mondiale diventò presto un affare a due fra Piquet e Nigel Mansell, l'avrebbe spuntata il brasiliano di Rio. Senna ottenne una sola pole position e altre due vittorie, fra cui quella di Monaco: la prima delle sue fantastiche 6. Si prese anche la soddisfazione di arrivare terzo nel mondiale, proprio davanti a Prost.

Che per Senna fosse arrivato il momento di dare l'assalto al titolo mondiale era chiaro a tutti. La Lotus non era in grado di dargli un'auto all'altezza e tutto lasciava supporre che non lo sarebbe stata nemmeno nella stagione successiva. Momento in cui la Honda avrebbe smesso di fornire i propri motori alla Williams per darli alla McLaren. C'era dunque una sola possibilità. Il corteggiamento con Ron Dennis fu breve: già a Monza venne dato l'annuncio dell'ingaggio.

L'approdo alla McLaren, l'inizio della sfida


E siamo così arrivati al 1988. Nonostante i regolamenti avessero limitato in modo molto più stringente i motori turbo per dare competitività agli aspirati che stavano tornando (e che dal 1989 sarebbero stati gli unici ammessi), il motore Honda e la McLaren si dimostrarono immediatamente di un altro pianeta. Infatti quell'anno avrebbero vinto 15 gare su 16, 10 delle quali con una doppietta. Il duello interno fra Senna e Prost fu assolutamente memorabile.

C'è da dire che il regolamento degli scarti dei punteggi (solo i migliori 11 risultati valevano per la classifica mondiale) ha beffato Prost, nonostante fosse stato più costante del rivale. Entrambi conclusero 14 gare su 16. Ma il francese non andò mai sotto al secondo posto, vincendo 7 gran premi. Senna invece vinse 8 gare scartando un 4°, un 6° e un 10° posto. Prost invece dovette scartare ben tre secondi posti. Quindi Senna vinse il mondiale nonostante Prost avesse guadagnato più punti di lui, 105 contro 94. Ma i punti validi furono 90 per il brasiliano e 87 per il francese. D'altra parte il regolamento valeva per entrambi. Dove Senna invece dominò in maniera totale, come se appartenesse ad un'altra galassia, fu in qualifica: 13 pole position, contro 2 sole di Prost (l'altra fu ottenuta dalla Ferrari di Gerhard Berger, a Silverstone).

Nella prima parte della stagione Prost prese un buon margine di vantaggio. Senna venne squalificato all'esordio in Brasile: rottura del cambio in griglia, riallineamento ma sostituzione illegale della vettura dopo la bandiera verde nella ripartenza. Ad Imola Prost partì male e Senna s'involò tranquillo verso la vittoria.

Lo smacco di Montecarlo


Il GP di Monaco 1988 merita un'attenzione particolare, perché riassume bene la personalità di Ayrton Senna e ha rivestito un ruolo chiave non solo nelle vicende di quel campionato ma in tutto il resto della carriera di questo grande campione. In qualifica egli aveva quasi umiliato il rivale, rifilandogli 1,4 secondi di distacco. In gara s'involò subito, mentre Prost ebbe un problema con la seconda marcia che gli causò il sorpasso da parte di Berger. E' noto che a Montecarlo, in condizioni normali, i sorpassi sono estremamente difficili. Quindi la Ferrari fece da tappo al francese per parecchio tempo. Solo al 54° giro Prost riuscì a superare l'austriaco alla curva Saint-Dévote. Ma ormai Senna aveva oltre 50 secondi di vantaggio a 24 giri dal termine e la gara in mano.

Chiunque altro avrebbe amministrato tale margine. Ma Senna non conosceva questa parola. Così cominciò a rispondere colpo su colpo ai giri veloci di Prost, il quale era obbligato a rincorrere. Anni dopo, ricordando l'episodio, commentò: "Quel giorno mi accorsi all'improvviso di guidare in una dimensione differente. Il circuito era come un lungo tunnel nel quale mi addentravo senza fine. Mi resi conto di trovarmi ben oltre il mio livello di consapevolezza". Le dichiarazioni di Ayrton Senna hanno sempre avuto un certo alone mistico.

Il pilota andò talmente oltre i limiti che, al 67° giro, Ron Dennis, preso dalla disperazione, gli intimò alla radio (quasi lo supplicò) di rallentare, per assicurare la doppietta alla squadra. Ma pochi secondi dopo Senna andò a sbattere, finendo contro il guard rail alla curva del Portier. Praticamente sotto casa sua. Infatti il brasiliano, furente per il ritiro, lasciò subito il circuito per andarsene direttamente a casa, senza parlare con nessuno. Per parecchie ore nemmeno il suo team ebbe notizie di lui. Emerse dal suo momentaneo nascondiglio solo a sera inoltrata, quando si decise ad affrontare i giornalisti.

Come causa di quell'incidente si è parlato spesso di un errore del pilota dovuto ad un momento di deconcentrazione. Ed è ciò che inizialmente pensava anche Senna, come disse parlando con la stampa quella sera; per quel motivo era così arrabbiato subito dopo il ritiro. Ma il brasiliano aggiunse che, dopo aver parlato con la squadra informando i tecnici di uno strano alleggerimento al posteriore della macchina, Ron Dennis controllò la vettura trovando la ruota posteriore sinistra sgonfia. Il pilota sostenne che per quel motivo nell'accelerazione in uscita di curva la gomma non avesse retto l'appoggio, modificando la traiettoria.

Tuttavia esistono anche altre ipotesi che tali resteranno perché la televisione, pur avendo ripreso gran parte di quel giro, cambiò inquadratura proprio nel momento in cui Senna ebbe l'incidente. Una di queste, avanzata dalla stampa inglese, è che il pilota avesse toccato con l'anteriore destra la barriera dal lato opposto, perdendo direzionalità e quindi andando a sbattere. Inoltre la ruota posteriore sgonfia era visibile dai filmati immediatamente dopo l'incidente, non c'era bisogno che Dennis andasse in garage.

Quel finale infuocato


Ad ogni modo, quell'incidente fu il punto di svolta. Prost vinse la gara successiva in Messico, partendo meglio e mantenendo un piccolo vantaggio sul rivale fino alla fine. Ma poi Senna ingranò una marcia che aveva solo lui e vinse 6 dei 7 gran premi successivi, raddrizzando la classifica e accumulando un contenuto ma decisivo margine.

Monza fu una parentesi strana. Tre settimane prima era morto Enzo Ferrari e le McLaren gli fecero un omaggio tanto inaspettato quanto non cercato. Prost, in testa perché ancora una volta partito meglio di Senna che, tanto per cambiare, era in pole, ruppe il motore Honda dopo 34 giri; non era mai accaduto nella stagione. Senna sembrava avviato ad una comoda vittoria quando, a due giri dal termine, alla prima variante (che a quell'epoca girava a sinistra, al contrario di oggi) venne urtato dalla Williams di Jean-Louis Schlesser mentre stava per doppiarla. La McLaren rimase ferma sul cordolo. Gara finita, anche se il brasiliano venne classificato 10°. Così le due Ferrari centrarono una doppietta, Berger davanti a Michele Alboreto.

Il successivo GP del Portogallo all'Estoril rappresentò un altro episodio fondamentale nei rapporti tra i due rivali. Perché dopo questa gara diventarono veri e propri nemici. Prost aveva un disperato bisogno di vincere per rimontare; una volta tanto soffiò la pole a Senna, sfruttando al meglio un nuovo telaio. In gara furono necessarie tre partenze per problemi e contatti in griglia. Senna superò subito Prost. Al secondo giro, in pieno rettilineo d'arrivo, il francese cominciò il sorpasso in traiettoria interna ma il brasiliano lo strinse senza tanti complimenti contro il muretto. Tuttavia Prost non si scompose e tenne giù l'acceleratore, riuscendo a sopravanzare l'avversario al termine del rettilineo.

Nel corso della gara Senna avrebbe avuto problemi all'indicatore della benzina che lo costrinsero ad un inutile sesto posto (sarebbe stato scartato nella classifica). Prost vinse il gran premio davanti ad un sorprendente Ivan Capelli sull'aspirata March-Judd. Le polemiche successive tra i due furono violente e velenose. Entrambi si accusarono reciprocamente a mezzo stampa di pesanti scorrettezze. Ron Dennis e perfino i dirigenti della Honda ebbero un bel daffare per cercare di non far precipitare la situazione. Perlomeno non del tutto.

In Spagna, a Jerez, vinse ancora Prost, nuovamente partendo meglio del rivale in pole. Senna finì quarto (ancora problemi all'indicatore della benzina), risultato scartato. Si arrivò così alla gara decisiva, il GP del Giappone, penultima dell'anno. Il circuito di Suzuka è stato il migliore palcoscenico per l'indimenticabile spettacolo offerto da questi due grandi campioni in quegli anni. Ma nel 1988 le carte migliori erano nelle mani del brasiliano.

Infatti, per il meccanismo degli scarti di punteggio e del maggior numero di vittorie sull'avversario, un successo di Senna in Giappone gli avrebbe regalato matematicamente il titolo mondiale. Puntualmente il brasiliano si aggiudicò la pole position. Ma in partenza spense il motore. Riuscì comunque ad avviarsi però ormai era 14°, mentre Prost s'involava in testa.

Tutto rinviato in Australia? Non sia mai detto. Uno dei tratti che distinguono il campione dal semplice bravo pilota è la capacità di risollevarsi dalle situazioni difficili. Quando il gioco si fa duro, lo abbiamo scritto anche all'inizio, Ayrton Senna comincia a divertirsi. Quella domenica anche il cielo gli diede una mano. Perché cominciò a piovere. La pista non era molto bagnata, soprattutto non in modo omogeneo nei vari punti del tracciato. Senna guidò da par suo annullando lo svantaggio, passando poi in testa. Prost da parte sua ebbe anche dei problemi al cambio. Nel finale la pioggia era aumentata ma il brasiliano non entrò ai box per mettere le gomme da bagnato. Stava letteralmente remando; nonostante ciò riuscì a tagliare il traguardo in testa con 14 secondi di vantaggio su Prost.

Fu in questo modo spettacolare che il 30 ottobre 1988 Ayrton Senna diventò per la prima volta campione del mondo. Senna il mistico dichiarò subito dopo in conferenza stampa: "E' stato Dio a darmi questo titolo. Da Montecarlo ad oggi mi ha dato la forza per vincere". Qualche anno dopo, ricordando l'episodio, aggiunse: "Durante l'ultimo giro non riuscivo a credere che stessi veramente vincendo il campionato. In quel momento ho sentito la Sua presenza. Ho visto Dio". Le cinque stagioni successive furono piene di tanti altri indimenticabili episodi. Ma questo è materiale per un'altra storia.

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