Marcello Gandini boccia la nuova Lamborghini Countach

L’82enne designer italiano annuncia di non aver partecipato e di non approvare il progetto.

Quando si parla di supercar italiane non c’è designer più grande di Marcello Gandini. Dalla sua matita sono nate le icone sportive più grandi dell’industria automobilistica italiana, dalla Lancia Stratos e Bugatti EB110 alla Renault R5 Turbo e due versioni della Maserati Quattroporte.

È stato il suo lavoro per Lamborghini, tuttavia, il più noto e duraturo. Gandini ha disegnato niente meno che le Lamborghini Espada, Jarama, Miura e Diablo, per citarne solo quattro. L’apice di tutto ciò, forse il suo design più rivoluzionario e amato di sempre, è stata l’originale Lamborghini Countach, l’epitome della freddezza angolare e della potenza del V12 che ha adornato le pareti delle camere da letto degli adolescenti sotto forma di poster per generazioni.

Come si sente il grande Gandini riguardo alla nuova Countach svelata al The Quail la scorsa estate? Semplice, ha rotto gli indugi e ha chiarito di non aver partecipato e non approva il progetto, di non aver dato il suo placet (approvazione)“, si legge in un comunicato ufficiale dello stesso designer, diffuso tramite la figlia, Marzia Gandini Provera, tramite la sua ditta THINK PR.

Peraltro, Gandini oltre a precisare di non avere avuto alcun ruolo in questa iniziativa, boccia l’operazione spiegando:

in qualità di autore e creatore dell’opera originale, che il rifacimento non rispecchia il suo spirito e il mio modo di vedere. La Countach originaria presentava uno spirito di innovazione e rottura degli schemi, a mio avviso, totalmente assente nel remake.

E ha concluso:

Ho costruito la mia identità di designer, in particolare per ciò che riguarda l’ambito delle supercar che ho creato per Lamborghini, su un concetto unico: ogni nuovo modello doveva essere completamente diverso rispetto al precedente. Il coraggio, la capacità di creare rottura senza attaccarsi al successo dell’auto precedente, la sicurezza nel non voler cedere all’abitudine sono stati l’essenza stessa del mio lavoro. È chiaro che mercati e marketing sono cambiati molto da allora, ma per quanto mi riguarda me stesso, ripetere un modello del passato rappresenta, secondo me, la negazione dei principi fondanti del mio DNA di car designer.

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