Italia fanalino d'Europa per il trasporto pubblico: come mai?

L'Italia registra un 68% di non utilizzatori del trasporto pubblico. Report mostrano gravità per inquinamento atmosferico, costi sanitari da SIMA e congestione urbana

Italia fanalino d'Europa per il trasporto pubblico: come mai?
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 mar 2026

Il quadro della mobilità in Italia restituisce un’immagine allarmante: la maggioranza della popolazione continua a ignorare il trasporto pubblico, mentre le città soffocano sotto il peso di traffico e smog. Le conseguenze di questa scelta sono evidenti, con effetti che si riflettono sulla qualità dell’aria, sulla salute dei cittadini e sui costi a carico del sistema sanitario. Secondo le più recenti analisi di Eurostat e di diversi report indipendenti del 2024, l’Italia si posiziona tra i fanalini di coda in Europa per utilizzo dei servizi collettivi, con ricadute dirette su ambiente e vivibilità urbana.

L’intreccio tra ambiente, salute e traffico

Le ripercussioni di questa situazione sono tangibili e quantificabili. Il traffico veicolare è responsabile del 26% delle emissioni nazionali di gas serra, mentre le automobili da sole contribuiscono per il 60% a questi inquinanti. L’impatto ambientale si estende agli ossidi di azoto, di cui il 50% deriva dal traffico, e al particolato fine, con il 13% delle emissioni totali. Secondo le stime della SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), ogni anno vengono prodotte circa 19,30 kt di PM10 solo dal settore automobilistico. Sul fronte economico, il inquinamento atmosferico pesa per circa 34 miliardi di euro all’anno in costi indiretti per il Servizio Sanitario Nazionale.

Italia in Europa: un confronto impietoso

Il confronto con il resto del continente non lascia spazio a dubbi. In Europa, il 51% della popolazione non ha mai utilizzato il trasporto pubblico nell’ultimo anno, mentre l’uso quotidiano di questi servizi riguarda solo il 10,7% dei cittadini. In Italia la situazione è ancora più critica: il 68% degli italiani non sale mai su un mezzo collettivo, una percentuale superata solo da Cipro (85%). Interessante notare come le differenze tra generi e status socio-economici siano minime, segno che il problema è trasversale.

Congestione urbana: Roma e Milano tra le peggiori al mondo

La preferenza per l’auto privata ha un prezzo salato in termini di congestione. Secondo l’Inrix Global Traffic Scorecard 2025, Roma si colloca al 17° posto nel mondo e al 4° in Europa per ore perse nel traffico: ben 76 ore annue per abitante, con una velocità media di appena 20 km/h. Milano segue a ruota, con 67 ore di incolonnamento e la 24ª posizione globale. Questi dati fotografano un modello di mobilità che penalizza la produttività e il benessere collettivo.

Le cause che allontanano gli italiani dal trasporto pubblico

Dietro le statistiche si celano motivazioni concrete. Le principali barriere percepite sono l’insicurezza, l’affollamento dei mezzi, la scarsa ventilazione e igiene, insieme a frequenze e orari poco affidabili. Per molti utenti potenziali, l’auto privata rappresenta una scelta più comoda, prevedibile e sotto controllo rispetto all’offerta pubblica.

I benefici di un’aria più pulita sulla salute

Il legame tra qualità dell’aria e salute è diretto e ben documentato: anche riduzioni moderate di PM25 – come una diminuzione di 10 microgrammi per metro cubo – si traducono in cali misurabili della mortalità generale e in una riduzione dei ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie. Questo nesso evidenzia come le scelte in materia di mobilità abbiano ripercussioni che vanno ben oltre la semplice organizzazione urbana, toccando direttamente la salute pubblica.

Le strategie proposte da esperti e operatori

Le amministrazioni locali sono chiamate a intervenire su tre fronti: potenziare l’offerta in termini di frequenza, estensione geografica e integrazione dei servizi; migliorare la qualità percepita attraverso standard più elevati di sicurezza, pulizia e comfort; rivedere gli incentivi che oggi favoriscono l’uso dell’auto privata. Gli operatori del settore sottolineano la necessità di investimenti in infrastrutture e mezzi moderni, accompagnati da campagne di comunicazione che restituiscano credibilità al trasporto pubblico.

Gli esperti e le organizzazioni ambientaliste invocano politiche trasversali: riduzione strutturale delle emissioni, zone a traffico limitato più rigorose, promozione della mobilità leggera e condivisa. Il potenziamento dei servizi collettivi si configura come la chiave per alleggerire la pressione sulle strade e ridurre l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane.

Il modello europeo come riferimento

I Paesi europei con maggiore penetrazione del trasporto pubblico registrano livelli di congestione e inquinamento notevolmente inferiori. L’Italia deve trasformare la consapevolezza della propria situazione in azioni concrete: investimenti massicci, cooperazione tra istituzioni e una narrazione pubblica che valorizzi i benefici collettivi della mobilità condivisa. Le scelte che verranno prese nei prossimi anni influenzeranno non solo i nostri spostamenti quotidiani, ma anche la salute e l’ambiente delle generazioni future.

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