F1: Fernando Alonso e la ritrovata voglia di titolo iridato

Fernando Alonso è tornato sul podio dopo sette anni dall’ultima volta, ma in vista dei cambiamenti del 2022 spera di poter lottare per il titolo piloti.

Fernando Alonso è tornato sul podio nel GP del Qatar, dopo ben sette anni dall’ultima volta quando con la Ferrari F14-T sfiorò un’impresa in Ungheria, stavolta invece ha guadagnato un terzo posto con la neonata scuderia Alpine. Un ritorno al futuro per il pilota spagnolo, che ha potuto festeggiare il 98esimo podio della carriera, un traguardo sicuramente insperato ma che l’asturiano ha ottenuto con grande volontà, forza e tenacia.

Nonostante i due anni di assenza dal Circus e una carta d’identità sempre più ingiallita, il pilota dell’Alpine non sembra aver smarrito il suo immenso talento che lo ha portato a diventare campione del mondo in due occasioni, nel 2005 e nel 2006. Alla luce dei fatti, ha ottenuto meno di quanto le sue capacità gli avrebbero consentito, come ha dichiarato anche Ross Brown in una recente intervista, tuttavia Fernando non molla e sulla scia emotiva del ritorno sul podio spera in un 2022 che lo possa proiettare di nuovo nella lotta per la corona.

Voglia di terzo titolo

Fernando Alonso è stato intervistato da Beyond the Grid e, non ha nascosto la sua voglia di tornare a vincere e impressionare, puntando tutto sulla rivoluzione che la F1 vivrà nel 2022 e sulla competitività dell’Alpine. Il nativo di Oviedo afferma:

Davvero non vedo l’ora di un terzo titolo mondiale e farò tutto ciò che sarà possibile e anche di più nei prossimi anni. Vorrebbe dire molto in termini, chissà, di eredità una volta che sarà conclusa la mia carriera in Formula 1; un’eredità su come spingere sempre al limite, provare a realizzare l’eccellenza nelle cose che fai, tenere un’altissima disciplina nel modo in cui corri, nel modo con cui approcci le gare.

Il senso dell’impresa

Alonso non vuole dimostrare di essere in credito con il destino, con il suo talento, tornare a vincere per lui è una cosa normale, fa parte del suo spirito competitivo. Non importa che uno sia giovane o abbia superato la quarantina d’anni, l’importante è la voglia di primeggiare, poi saranno gli altri a dare un senso a quella scalata che avrebbe il profumo dell’impresa. Conclude Fernando:

Non è qualcosa del quale ho un disperato bisogno e che cambierebbe tutta la mia carriera o il mio modo di vedere lo sport. Sono una persona competitiva, come detto, in ogni cosa che faccio. Non importa se hai 19 anni o 42 o 43, è un modo di vivere e di piena dedizione verso lo sport. Questa è probabilmente la cosa più grande tra tutte del vincere un eventuale terzo titolo mondiale: quel tipo di eredità e di messaggio alle future generazioni.

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