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Auto elettriche, ricariche in autostrada: tante parole, pochi fatti

Il CEO di Enel X, Francesco Venturini, afferma senza mezzi termini che siamo in una situazione di stallo e occorre la guida della Pubblica amministrazione, ma anche una leadership concreta, per guidare la transizione ecologica.

Sviluppo della mobilità elettrica: a che punto siamo? In un forte ritardo, e questa è una ferma presa di posizione. Ad indicare che molto ancora non va, è Francesco Venturini: in una serie di post sul proprio profilo LinkedIn, l’amministratore delegato di Enel X affronta senza mezzi termini le questioni-chiave legate all’evoluzione della e-mobility: un settore che, per necessità di espansione, è legato a filo doppio con il mondo della politica e delle istituzioni.

Il “numero uno” della società di Enel nata all’inizio del 2018 per l’offerta di prodotti e servizi “new gen” nel campo della trasformazione energetica affronta l’argomento facendo luce su una situazione che non è come preventivato solamente pochi mesi fa. Di più: in Italia, osserva Venturini, si parla tanto e si agisce poco.

Il Paese del “bla bla bla”

Il CEO di Enel X prende a prestito l’espressione utilizzata di recente da Greta Thundberg per dare il via ad una serie di osservazioni, riguardano le installazioni di colonnine per la ricarica di auto elettriche sul territorio nazionale, con particolare riguardo agli “hub” sulle autostrade, ma anche sul rinnovamento green del trasporto pubblico e sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Tutto fermo, dice Francesco Venturini.

https://www.autoblog.it/post/auto-elettriche-arrivano-le-colonnine-ogni-50-km-sulle-autostrade-nazionali

Se si fa un passo indietro, si ricorderà che fra gli emendamenti approvati nella legge di Bilancio 2021 c’è l’obbligo, esteso a tutti i concessionari delle autostrade, di installare colonnine di ricarica (di potenza, come era stato indicato, non inferiore a 22 kW) almeno ogni 50 km, entro 180 giorni dall’approvazione della “manovra finanziaria” 2021. Il termine ultimo era quindi il 30 giugno scorso. Se in pochi hanno visto le nuove colonnine (anzi nessuno), non è un problema di efficienza oculare: effettivamente non ci sono. Di chi la colpa? Venturini non ha dubbi: c’è un immobilismo burocratico che tiene il freno a mano tirato. “Se l’esempio non viene dalla pubblica amministrazione, allora da chi deve venire?”, si chiede l’amministratore delegato di Enel X.

Riportiamo il contenuto del primo post:

“Ricariche in Autostrada? Ferme, nonostante ci sia una legge che obbligava i Concessionari a installarle entro il 30 giugno 2021! Rinnovamento in chiave green del Trasporto Pubblico? Fermo, nonostante i fondi siano in Bilancio dal 2017… altro che Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Sviluppo Rinnovabili? In coma irreversibile, nonostante si debbano installare 10GW l’anno e l’intera economia sia sotto pressione (ma quando impariamo la lezione??) dall’aumento del prezzo degli idrocarburi (che non produciamo)”. “Il premier Mario Draghi parla di ‘immobilismo istituzionale’. Purtroppo ha ragione. Una possibile ricetta? Che la transizione ecologica sia guidata dalla Pubblica amministrazione. Ci sono le competenze. Mancano stimoli e, forse, una chiara leadership”.

Il parere dell’Autorità

Sulla questione delle colonnine in autostrada, l’ART-Autorità di Regolazione Trasporti rende noto, in un comunicato stampa (consultabile a questo link), che non c’è alcun ritardo, che “Installare punti di ricarica elettrica per autoveicoli è già attualmente possibile”, e che “Nel 2021, almeno un concessionario autostradale ha proceduto a dotare le tratte di propria competenza di tali punti di ricarica”.

E FederAuto interviene sull’argomento

Le argomentazioni di ART non convincono Enel X. Ed emerge un’altra voce: come sottolinea anche FederAuto (l’organismo che rappresenta le concessionarie italiane delle Case costruttrici), attraverso il presidente Adolfo De Stefani Cosentino, siamo ben lontani da un articolato programma di sviluppo. In buona sostanza, non si muove niente. Di seguito il comunicato.

“L’ART-Autorità di Regolamentazione dei Trasporti ha approvato una delibera e ha deciso di stabilire per fine febbraio 2022 la data ultima entro la quale pubblicare i requisiti per i bandi. Tempi che risultano essere inadeguati e incompatibili con quelli previsti dagli obblighi comunitari e nazionali. Questa situazione ostacola in modo determinante la crescita del comparto e la transizione energetica, condizionando lo sviluppo di mercato dei veicoli elettrici, stante la esiguità dei punti di ricarica. Nelle tratte a lunga percorrenza: solo due su una rete nazionale di quasi 7.000 km. La transizione energetica poggia su due pilastri fondamentali: le politiche di incentivazione per il rinnovo del parco auto circolante e la diffusione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, sia nelle città che sulla rete autostradale. Senza queste leve non riusciremo a raggiungere gli ambiziosi obiettivi nazionali ed europei. In particolare, senza colonnine sarà molto difficile convincere gli italiani a comprare veicoli elettrici. È singolare che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza punti giustamente sulla diffusione delle colonnine con un impegno di fondi e che, al tempo stesso, vengano ignorati degli impegni contenuti in una legge dello Stato. La mobilità elettrica non può essere solamente uno slogan, peraltro disatteso dai fatti”.

Consumatori già alle prese con mille difficoltà

Due interventi che la dicono lunga sulla delusione nei confronti dell’esecutivo. Occorre, per dire, un concreto new deal, condizione essenziale per uscire dall’impasse. In effetti, l’obbligo di provvedere all’installazione delle colonnine sulle autostrade era stato dato dallo stesso Parlamento, attraverso il via libera alla legge di Bilancio 2021 che ne conteneva i termini. È, questa, una “conditio sine qua non” per fornire ai consumatori l’indispensabile strumento di sviluppo della e-mobility; consumatori che, va ribadito, sono quelli che pagano le bollette, la tassa di proprietà, l’assicurazione, si fanno carico delle spese relative alla manutenzione del veicolo – a proposito: è recente l’aumento delle revisioni periodiche – e devono accettare i “ritocchi in alto” del costo dei carburanti (non è del tutto colpa del Governo, in questo senso: ma non si è mai concretamente messo mano, per dire, ad una riduzione delle accise).

Urge lasciarsi alle spalle l’immobilismo istituzionale

Inoltre, Francesco Venturini affronta su LinkedIn ulteriori argomenti, tutti correlati allo sviluppo green. In primis, trasporti pubblici ed energie rinnovabili. È vero che queste ultime non sono sufficienti, da sole, all’intero fabbisogno energetico nazionale. Tuttavia, è altrettanto chiaro che l’innovazione (o meglio: la transizione ecologica) vada individuata in molte “voci”, e non solamente sullo sviluppo dell’auto elettrica. Se si osservano le critiche mosse dal CEO di Enel X e dal presidente di FederAuto, emerge un dubbio: forse qualcosa non sta funzionando?

C’è poi da tenere presente l’escalation dei prezzi degli idrocarburi (che gravano proprio sui privati, per i quali non c’è altra soluzione: o si accettano gli aumenti, o si rinuncia ad utilizzare il veicolo di proprietà,,, però le tasse correlate vanno ugualmente pagate), che in questo periodo va a sommarsi al ritardo nella produzione di 10 GW all’anno.

A quanto sembra, sarà necessario che il presidente del Consiglio Mario Draghi intervenga per smuovere le acque e lasciarsi (finalmente!) alle spalle una situazione di immobilismo, ed evitare (è opportuno aggiungere anche questo) che gli operatori dirottino la propria attenzione all’estero.

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