Home Luca de Meo: “Seat in crescita, nel 2019 la prima elettrica”

Luca de Meo: “Seat in crescita, nel 2019 la prima elettrica”

A tu per tu con il presidente Seat, Luca de Meo.

Seat Ibiza 2017 – Che il lancio della Seat Ibiza fosse un evento fondamentale per la casa di Martorel, era un qualcosa di assodato, evidente, ai limiti dello scontato. D’altro canto, una vettura che quest’anno compie 33 anni di vita e che rappresenta l’animo di Seat, non poteva che prevedere un lancio in grande stile. Il tutto considerando come questa segmento B rechi dentro di se tutta una serie di contenuti – e forme – che puntano ad essere precorritrici di una strada di evoluzione e posizionamento da parte di Seat in questo periodo.

Durante la sua presentazione, il presidente Luca de Meo ha infatti sottolineato la situazione di Seat, i suoi obiettivi, la sua volontà e lo ha ribadito in un’intervista alla presenza dei giornalisti italiani, soffermandosi su quello che è il futuro dell’automobile, ma anche il presente stesso. Perchè al giorno d’oggi il mondo dell’auto deve interrogarsi sulle strade da prendere, e de Meo ha dalla sue idee chiare. Per il mondo auto, e per Seat.

Uno dei primi aggettivi che viene conferito a questa Seat Ibiza è quello di essere giovanile. E’ vero però che risulta difficile capire se e quanto i giovani siano attratti dalle auto.

In Europa, l’età media degli acquirenti è pari a 54 anni. Stiamo parlando di un mercato quindi completamente diverso, distaccato dai ragazzi. La ragione? Probabilmente perchè è diventato difficile per i giovani possedere un’auto. L’auto costa e loro preferiscono spendere i soldi in mille altre cose. Loro oramai hanno nella loro comunicazione concetti come Uber o My Taxi.

Penso che sia cambiato il mondo e noi dobbiamo lavorare per portare i giovani nell’automotive. E’ una nostra responsabilità e dobbiamo farci delle domande.

Per quanto riguarda Seat, noi siamo 10 anni sotto la media europea come media d’acquisto. Siamo tecnicamente la marca più giovane in Europa. Evidentemente c’è qualcosa che facciamo meglio degli altri. Forse abbiamo un centro di gravità – come segmenti – come le auto piccole che i ragazzi comprano, o forse siamo forti sul design, elemento che per i giovani conta molto.

Nel 2019 usciremo con la prima Seat elettrica

Noi dobbiamo esaltare i punti di forza più che andare a rompere le nostre debolezze. Penso sia questa la chiave. Molte volte quando entro in una macchina nuova ad esempio, i miei figli mi chiedono “ma c’è il wi fi, mi posso connettere”? hanno un livello di priorità diverso.

A quando le prime ibride e o elettriche? L’elettrico può affascinare i giovani?
Il tema dell’elettrico credo sia trasversale. In casa ho un prototipo di un elettrico e piace a tutti. Però certo ha dei limiti di autonomia. Il tema della connettività penso sia più importante per attrarre i giovani e inserirlo in un mondo digitale. E’ una tecnologia che può far switchare tra un marchio e l’altro una clientela giovane.

L’elettrico? fondamentale per il concetto di emissioni di Co2. Nel 2019 usciremo con la prima elettrica, poi con la nuova generazione della Leon dovremmo avere anche ‘ibrido, anche perchè dovremo ottenere gli obiettivi sulle emissioni nel 2020. Anche perchè con il diesel riuscire a rientrare in questi parametri sarà ancor più dura e difficile, quindi dovremo lavorare con queste nuove tecnologie.ì

Che impronta vuol dare de Meo alla Seat?
Il lavoro svolto negli ultimi anni è stato grande sotto il punto di vista industriale. La fabbrica di Martorel è la terza del gruppo (Volkswagen nda) in termini di dimensioni, ed il fatto che qui sia stata fatta l’Audi Q3, ha alzato tutto il livello lavorativo della fabbrica.

Il punto è uno: tra la realtà e la percezione della marca, c’è un gap. Nella mente dei consumatori la Seat ancora non ha fatto quel salto. A livello di sviluppo di prodotto siamo almeno al livello dei nostri concorrenti, non ci sono più robe tipo Exeo o mezzi compromessi, siamo focalizzati nelle cose giuste e le sappiamo fare.

A livello finanziario, siamo in un altro pianeta…stiamo bene. Cosa ci resta da fare? Ampliare la reputazione della marca sia nel gruppo che nel mercato e credo ci sia un tema di espansione anche geografica da affrontare. Di fatto il 75% delle vendite lo realizziamo su quattro mercati.

E’ una situazione troppo rischiosa, dobbiamo espanderci anche vedendo gli altri marchi del gruppo. Guarda Skoda: ora hanno uno ‘scope’ mondiale, una scala che non abbiamo. A che mercati penso? Alla fascia del mediterraneo e del nord Africa. Dovevamo aprire una fabbrica in Algeria, il gruppo sta montando una fabbrica li, abbiamo preso la leadership da li.

Bisogna dare priorità anche a quei mercati. il Marocco poi si sta sviluppando. L’altra area è il centro ed il sud America. Siamo potenzialmente forti in Messico e potenzialmente potrebbe essere una base. bisogna però capire il momento buono, anche perchè loro fluttuano economicamente.

L’idea è che Seat possa funzionare come marca di accesso di qualità.

Anche in Italia possiamo fare anche un pò di più. Anche in Francia, possiamo e ci meritiamo un pò di più di fascia di mercato. dobbiamo far capire che sono prodotti di alta qualità. A livello strategico, penso che noi dobbiamo mantenere le caratteristiche che abbiamo. Un prodotto emozionale, accessibile, ci si aspetta una cosa del genere da Seat.

Abbiamo percentuali di conquista molto alti (su 10 clienti 6 sono nuovi) mentre dobbiamo diventare bravi a farli crescere in gamma. L’idea è che Seat possa funzionare come marca di accesso di qualità. In questo modo creerei un gran portone. Alcuni clienti li tengo, altri andranno a comprare Volkswagen o Audi o Porsche. Il nostro ruolo può essere quello di una marca di conquista e sfruttare del potenziale che c’è ancora in Europa e nei mercati latini.

Quali sono le priorità di Seat, vedendo anche lo sviluppo futuro del mondo auto?
Dobbiamo allargare la gamma e entrare in segmenti strategici, ed in seguito dobbiamo consolidarli. Ad esempio, sulla Seat Leon, dobbiamo vedere come fare ad allargare l’offerta. Meglio ancora, ecco l’esempio della Arona: saremo i primi del gruppo ad avere un SUV compatto.

Stanno succedendo un sacco di cose, ci sono 3-4 tecnologie che definiranno chi si troverà in serie A e chi in B: auto connessa, elettrica, auto autonoma.

Quando mi trovavo in Audi, sono stato uno che spingeva forte sulla guida autonoma. Ero convinto e sono convinto che il cliente di Audi è capace di spendere 14 mila euro per l’infotainment, figuriamoci 15 mila euro per la guida autonoma. E’ ovvio, si vuol sentire cosi.

Io credo che per Seat ci troviamo in un altro mondo. Nessun cliente vuol spendere tutti quei soldi per una Ibiza. Abbiamo il vantaggio che siamo parte di un gruppo che sta sviluppando tantissimo, quindi noi andremo a prendere i pezzi… che poi, è chiaro che c’è un sistema dietro che spinge, proprio in termini di hardware.

Quello che faremo noi sarà prendere ed adottare questi moduli e investire maggiormente su ciò che potrà risultare più consono al ritorno per i nostri clienti. Esempio? La frenata autonoma assistita. Chiaramente non andremo a puntare sull’auto che ti verrà a prendere da casa in ufficio. E’ un tema di costi.

Sono comunque convinto che vedremo il potenziale di questa tecnologia, al di la di tutte le storie, le questioni etiche, robotizzazioni – anche se sono un tema importante – e quant’altro, nel loro sviluppo su: uno dei camion, perchè c’è un beneficio tangibile nel settore del trasporto pesante. Vedremo molti meno incidenti ad esempio. Il secondo sarà quello dei robotaxi. In questi due ambiti secondo me il cliente vedrà bene la guida autonoma”.

Nuova Seat Ibiza 2017 De Meo