Salvataggio Chrysler: quale fu il ruolo di Marchionne?

Senza l’improvvisa scomparsa di Sergio Marchionne, i recentissimi accordi fra il Dipartimento di Giustizia USA ed Fca sull’accusa di avere violato il “National Labor Relations Act” avrebbero potuto essere molto diversi? Ecco le ipotesi avanzate da Automotive News.

La notizia ha creato un certo scalpore anche da questa parte dell’Oceano: Fca US, cioè la Divisione USA del Gruppo italoamericano confluito in Stellantis, ha ammesso la propria responsabilità ai pubblici ministeri statunitensi sulle accuse di “corruzione” nei confronti di alcuni dirigenti sindacali UAW-United Auto Workers, in ordine all’ottenimento di condizioni di favore sugli accordi dei contratti collettivi di lavoro. Una questione affrontata negli ultimi giorni dello scorso gennaio dalla stessa filiale USA di Fiat-Chrysler Automobiles, che in un comunicato ufficiale si era dichiarata colpevole.

La violazione del “Labor Management Relactions Act” ha comportato, a carico di Fca US, il pagamento di una multa da 30 milioni di dollari, sanzione concordata con l’Ufficio del Procuratore USA per il Distretto orientale del Michigan cui spettava l’indagine in merito ad una serie di comportamenti illeciti tenuti negli anni scorsi da ex-dipendenti Fca. I tribunali federali, accolta la richiesta Fiat-Chrysler, ne hanno fissato il pagamento al 21 giugno 2021.

“Quella vicinanza ‘strana’ fra il CEO Fca e l’ex presidente UAW”

Un editoriale pubblicato dall’edizione online di “Automotive News” e riportato da Crisalide Press riferisce, a questo proposito, che l’esito dell’indagine federale getterebbe “Un velo poco onorevole sulle relazioni insolitamente ‘calde’ fra l’ex CEO di Fca Sergio Marchionne e l’ex presidente UAW Dennis Williams”. Secondo il magazine di Detroit, l’agreement legale raggiunto all’inizio di marzo 2021 fra il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ed Fca (nel frattempo confluita in Stellantis) “Avrebbe potuto essere ben diverso se Marchionne non fosse scomparso nel 2018”. Un parere che potrà far discutere, anche perché si intende dare un’interpretazione (condita con un po’ di dietrologia) a “ciò che avrebbe potuto magari avvenire ma che non è accaduto” senza che uno dei diretti interessati (Marchionne, appunto) abbia la possibilità di replicare.

“Non poteva non sapere”

Marchionne – prosegue il “pezzo” – era numero uno di Fca durante l’intero periodo indicato (dal 2009 al 2016, n.d.r.); come qualsiasi fornitore in quegli anni poteva dimostrare, dalle casse dell’azienda non sarebbero uscite ingenti somme di denaro senza la sua approvazione”. “È quindi difficile credere che qualcuno più ‘in basso’ nell’organigramma Fca possa ad esempio avere dato via libera al pagamento di un mutuo da 262.000 dollari a favore dell’ex vicepresidente UAW General Holifield (peraltro deceduto nel 2015, n.d.r.) senza l’approvazione dell’amministratore delegato”.

“Come sarebbe andata a finire?”

Se Marchionne fosse vissuto, si può pensare che gli stessi investigatori federali che hanno giudicato colpevoli 15 dirigenti sindacali ed aziendali avrebbero forse messo anche lui sul banco degli imputati”. Ed ecco l’ipotesi: “I risultati dell’inchiesta gettano senza dubbio un velo poco onorevole sulle relazioni intercorse fra Marchionne e l’ex presidente UAW Dennis Williams. I loro abbracci, documentati nel 2015 all’inizio ed alla fine dei colloqui sul rinnovo dei contratti di lavoro, avevano suscitato scalpore fra molti esponenti sindacali”.

L’editoriale prosegue con un’indicazione a proposito di Mike Manley: al successore di Sergio Marchionne “Va il merito di avere ripulito le ‘turbolenze’ legali lasciate dal suo ex capo”. Due ulteriori esempi vengono citati: nel 2019, il patteggiamento per 40 milioni di dollari tra Fca (e la sua controllata USA) e la SEC-Securities and Exchange Commission (corrispondente alla “nostra” Consob) su dati di vendita “gonfiati” fra il 2012 ed il 2016; e l’accordo per 70 milioni di dollari di multa (più 20 milioni di dollari in favore di progetti di miglioramento del settore automotive, a favore dei consumatori e delle campagne di richiamo) raggiunto nell’estate del 2015 con la NHTSA-National Highway Traffic Safety Administration sulla delicata questione delle campagne di richiamo. “La morte prematura di Marchionne – conclude l’editoriale – consentirà solamente alla storia di giudicare l’uomo la cui abilità negli affari ha senza dubbio salvato Chrysler; ma che tuttavia, nel farlo, ha probabilmente violato alcune leggi federali”.

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