Costruttori, Ong e consumatori insieme per accelerare la transizione elettrica

Almeno tre milioni di colonnine per la ricarica nel 2029, 1.000 stazioni di rifornimento dell’idrogeno, omogeneizzazione delle normative comunitarie: i punti chiave della lettera inviata ai vertici delle Commissioni UE da ACEA, T&T e BEUC.

Il futuro (sempre più prossimo) in chiave “green” rappresenta una questione da affrontare a livello globale. Non a caso, sul taccuino delle priorità del Governo che il primo ministro incaricato Mario Draghi sta formando c’è l’istituzione di un Ministero per la Transizione Ecologica, rivolto alla definizione di uno scenario nazionale più competitivo e sostenibile, con maggiori semplificazioni su temi quali Green Economy, più controlli pubblici, aggiornamenti nell’organizzazione burocratica ed un più ampio coinvolgimento dei cittadini sulle grandi opere di transizione ecosostenibile.

Numerosi i temi che verranno affrontati: dall’innovazione industriale all’agroecologia, dalle aree protette all’economia circolare, fino (e qui arriviamo ad un ambito di nostra competenza) alle energie rinnovabili ed alla mobilità sostenibile. Del resto, ci sono da tenere in massimo conto i nuovi obiettivi UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 dal 30% al 55% entro il 2030.

Nuovi regolamenti sui carburanti alternativi

Lo scenario è particolarmente articolato, e ghiotto per la realizzazione di nuovi progetti eco friendly. Non stupisce, quindi, la “lettera aperta” firmata congiuntamente da ACEA (l’Associazione europea che raggruppa le Case costruttrici: segnatamente, Bmw Group, Cnh Industrial, Daf Trucks, Daimler, Ferrari, Ford of Europe, Honda Motor Europe, Hyundai Motor Europe, Jaguar Land Rover, Renault Group, Stellantis, Toyota Motor Europe, Volkswagen Group, Volvo Cars e Volvo Group), ed i Gruppi T&E (Transport & Environment) in rappresentanza del comparto dei trasporti e BEUC (Bureau Européen des Unions de Consommateurs, ovvero l’Associazione europea dei Consumatori).

Nel documento, inviato alle Commissioni UE Clima, Trasporti, Industria ed Energia, si chiede ai vertici amministrativi di Bruxelles una sostanziale revisione delle normative nazionali che riguardano i carburanti alternativi, e di puntare all’obiettivo di un milione di stazioni pubbliche per la ricarica di veicoli elettrici e ibridi plug-in entro il 2024, per giungere, alla fine di questo decennio, a 3 milioni di “hub” pubblici in Europa. Da segnalare anche la richiesta relativa all’installazione, sempre entro il 2029, di almeno 1.000 stazioni per il rifornimento di idrogeno.

Un deciso sostegno per industria, servizi, ambiente e lavoro

Sarebbe, questo, un concreto segnale nei confronti non soltanto del comparto automotive, ma anche alle figure ad esso sempre più collegate per via dello sviluppo dei sistemi di alimentazione elettrificata: quindi utility di energia e società di gestione delle reti elettriche e delle reti per la ricarica, aziende di trasporto. Un programma “multidisciplinare” che verrebbe suggellato da un pieno supporto da parte delle istituzioni europee. Inoltre – ed anche questo viene scritto a chiare lettere nel documento condiviso da ACEA, T&E e BEUC, sul “cahier” delle prospettive si scriverebbe anche la possibilità di creare un milione di posti di lavoro in più su scala europea, e si metterebbe un ulteriore accento sugli aiuti all’Unione Europea verso il raggiungimento degli obiettivi sul clima.

Zipse: “Bisogna fare presto”

Da parte del presidente di ACEA ed amministratore delegato di Bmw, Oliver Zipse, un piano d’azione comunitario rapido ed efficace risulta indispensabile alla luce della notevole competitività fra le Case costruttrici, che “Sono in prima fila nella transizione verso la mobilità elettrica, e si superano a vicenda di continuo nello sviluppo di nuovi modelli a zero emissioni”. “Tuttavia, l’impegno ed il successo di questi notevoli sforzi non trovano rispondenza in materia di infrastrutture per la ricarica da parte dell’Unione Europea”. “La Commissione – prosegue Zipse – deve agire rapidamente e fissare obiettivi vincolanti per il potenziamento delle infrastrutture di ricarica negli Stati membri.

In caso contrario, anche gli attuali obiettivi di riduzione nella lotta al cambiamento climatico sono a rischio. Oltre all’infrastruttura di ricarica pubblica, dobbiamo anche concentrarci maggiormente sulla ricarica domestica e sui posti di lavoro”. Soltanto pochi mesi fa, va detto, la stessa ACEA aveva espresso qualche riserva riguardo ai programmi di potenziamento delle infrastrutture europee per la ricarica di veicoli elettrici ed ibridi plug-in: gli obiettivi contenuti nel Recovery Fund erano stati additati come poco ambiziosi. Ecco, quindi, le richieste concrete per un deciso “new deal” europeo.

Suggerimenti operativi

A questo proposito, vengono indicate quelle che potrebbero essere assunte dall’Unione Europea come strategie operative, funzionali a stabilire dei target precisi ed omogenei per ciascun Paese UE. Sarebbe essenziale, in questa fase – scrivono le Associazioni – tenere conto di quanta disponibilità ci sia per gli “hub” privati di ricarica, e contestualmente provvedere ad un aumento delle stazioni pubbliche a seconda di quanti veicoli elettrici siano presenti su strada; nonché, in ambito urbano, progettare nuovi punti di ricarica rapida ed ultrarapida per tutti gli utenti che abbiano limitati accessi alla ricarica domestica, per non parlare di taxi e servizi di mobilità come ad esempio il ride-hailing.

Armonizzazione delle normative

C’è di più, e riguarda l’opportunità di giungere ad una normativa pan-europea: più nel dettaglio, ACEA, T&E e BEUC sono del parere che il regolamento comunitario sulle infrastrutture in materia di carburanti alternativi possa evolversi in una normativa UE. Andando cioè oltre agli iter di recepimento nazionali che rischierebbero di allungare i tempi di realizzazione delle “voci” che compongono il programma. Così facendo, la “standardizzazione” dei metodi per la ricarica consentirebbe altresì l’introduzione di sistemi di pagamento unificati a livello comunitario. La conseguenza, positiva, consisterebbe in un’agevolazione nei confronti dei consumatori finali, ed in minori ostacoli verso la diffusione della mobilità ad elevata elettrificazione.

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