Formula 1: Ecclestone punta il dito verso gli italiani

Sarebbero gli italiani, secondo l’ex patron della Formula 1, il problema della Ferrari

Pungente, irriverente e sempre capace di sollevare discussioni, l’ex patron della Formula 1 Bernie Ecclestone è tornato a parlare del circus iridato e, nello specifico, della Ferrari, rilasciando alla Stampa un’intervista che prende di mira gli italiani, artefici, secondo lui, degli insuccessi recenti della Rossa. D’altra parte, è facile puntare il dito sulla Scuderia di Maranello adesso che non c’è nulla che giri per il verso giusto, con Binotto in difficoltà, Vettel che saluta, seppur canticchiando, ma solamente perché sa che andrà in un team attrezzato per vincere, Simone Resta ormai in orbita Haas, e Camilleri che ha rassegnato le dimissioni. Ma Ecclestone ha la sua teoria, il suo punto di vista, e l’esperienza di chi ha vissuto la Formula 1 per una vita.

Con Jean Todt al comando andò diversamente

Gli italiani a cui si riferisce Ecclestone sono quelli all’interno del team, non sempre, a suo dire, aperti a nuove idee provenienti da altre latitudini. ”Ho sempre creduto, scusi se glielo dico, che il problema siano gli italiani: vogliono tutti comandare e hanno le loro idee. Non dico che si debba mandarli via come si fa con i corrotti, ma bisogna tirare dentro tedeschi, francesi, inglesi, gente che pensa in maniera diversa. Quello che accadde con Jean Todt è emblematico: gli italiani non lo volevano. Li convinsi io a prenderlo, poi le cose andarono per il verso giusto”.

La soluzione sarebbe un manager dal carattere forte

Per cambiare il corso degli eventi quindi, sempre secondo Ecclestone, ci vorrebbe un uomo di carattere al comando, guarda caso come lo fu Todt, e guarda caso come potrebbe essere Briatore, nome che suggeriva da tempo, ma che non si sposa perfettamente con l’immagine della Ferrari, poco incline a lasciare sotto i riflettori uomini o piloti offuscando la Scuderia che da anni brilla di luce propria. Il Drake non l’ha mai permesso e non succederà di certo ora che la Formula 1 è in crisi di popolarità e la Ferrari rappresenta l’anello che intreccia in maniera indissolubile un passato leggendario con un futuro incerto. Partendo dall’analisi dell’operato di Binotto, Ecclestone afferma: ”è in una posizione molto scomoda. Non so se abbia mai voluto davvero diventare team principal. È un ingegnere e si è sempre occupato di questioni tecniche. Quello di cui c’è bisogno a Maranello è di un bravo manager che piazzi le persone giuste nei posti giusti. Tre anni fa ho pensato che Flavio Briatore sarebbe stato l’uomo ideale per dirigere la Ferrari. Ha fatto molto bene con Benetton e Renault, ha buone idee, sa scegliere le persone e non è un politico. Oggi è troppo occupato nelle sue aziende. Andava contattato prima”.

Leclerc non basterebbe per vincere

Insomma, quasi quasi Ecclestone bacchetta la Ferrari di non averlo ascoltato prima; e ormai, persa l’occasione Briatore, da lui tanto caldeggiata, sarebbe difficile trovare manager giusti per evitare ulteriori periodi di magra anche nel prossimo futuro. Non spiegherebbe in altro modo altrimenti il suo virgolettato su Leclerc, ”Ha fatto bene e continuerà a fare bene, ma non credo che vedremo nulla di spettacolare”. Come a dire che non avrà un mezzo all’altezza delle sue qualità e delle sue aspettative.

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