Salone di Francoforte 2019: confermata la crisi dei saloni dell'auto

Il Salone di Francoforte 2019 ha confermato il trend in declino delle grandi rassegne motoristiche internazionali.

Salone di Francoforte 2019

Anche se il sipario su questa 68esima edizione calerà domenica 22 settembre, non ci sbilanciamo nell'affermare che il Salone di Francoforte 2019 sia perfettamente allineato con il trend che da anni conferma il calo di interesse verso le grandi kermesse automobilistiche internazionali. I motivi sono diversi, anche se alla base c'è sempre una matrice economica che si ricollega ad un mercato dell'auto che procede a singhiozzo, alle difficoltà di un'economia, quella tedesca, per anni giustamente considerata la locomotiva d'Europa, ma soprattutto ad una formula che non viene più giudicata redditizia dalle case costruttrici, in termini di ritorno d'immagine sulla base dei costi sostenuti.

Non serviva passeggiare nei lunghi viali del Messe Frankfurt per rendersene conto, bastava scorrere la lista dei marchi assenti, venti in totale, tra i quali l'intero Gruppo FCA, tutto il Gruppo PSA ad eccezione di Opel e tutta l'Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Si aggiungono alle preannunciate defezioni di Aston Martin, Cadillac, Chevrolet, Mazda, Rolls-Royce, Toyota e Volvo, ovvero tutti brand che nel vecchio continente hanno una loro fetta di clienti più o meno consistente. Fino a poco tempo fa era diverso: padiglione Mercedes all'inizio, poco distante da quello del Gruppo Volkswagen. Dalla parte opposta c'era invece quello del Gruppo BMW-MINI, in mezzo italiani, francesi e quanti desiderosi di mostrare al mondo il frutto di un lavoro lungo anni. Una sorta di triangolare Germania-Francia-Italia che dai campi di calcio si trasferiva nella fiera per decretare chi, anche nel settore automobilistico, fosse stato il più bravo.

I brand tedeschi, a dire il vero, c'erano quasi tutti a ravvivare uno scenario ingrigito, non solo metaforicamente, dalle nubi che avvolgevano Francoforte nei giorni della kermesse. Mancavano francesi e italiani, i primi perchè puntano a fare altrettanto nella lotta per la sopravvivenza che coinvolge anche il Salone di Parigi, i secondi perchè impegnati a consolidare progetti e strategie che diano una direzione definitiva all'Italia automobilistica del dopo-Marchionne. Francoforte non è certo un caso isolato: l'ultima edizione del Salone di Parigi non è stata certo memorabile in quanto a visitatori ed anteprime mondiali, Ginevra resiste ma anch'essa non è immune alle rinunce e, dall'altra parte dell'oceano, Detroit è stato spostato in primavera con la speranza che le temperature più miti tornino a scaldare il cuore degli appassionati statunitensi.

In Italia per rendersi conto della situazione basta pensare all'ormai defunto MotorShow o ai problemi del Parco Valentino, costretto a trasferirsi da Torino a Milano nonostante avesse trovato una formula apprezzata sia dal pubblico che dagli espositori. Rinnovarsi per resistere e continuare ad esistere, con la consapevolezza che in questa era di transizione la novità dell'elettrico non è sufficiente ad alimentare i sogni di un pubblico che non vuole abbandonare la tradizionale propulsione endotermica, almeno fino a quando le auto a zero emissioni non saranno accessibili a tutti.

A Francoforte c'erano quattro padiglioni desolatamente vuoti su otto. A far la spola tra il mondo Mercedes e quello BMW, poche persone e qualche modello rigorosamente elettrico, emblema si di zero emissioni e mobilità (forse) sostenibile, ma forse anche di una passione che le auto elettriche ancora non riescono a smuovere nell'immaginario collettivo. Perchè le protagoniste di quest'edizione del Salone di Francoforte sono state soprattutto loro, le auto elettriche.

Due proposte su tutte, entrambe dal Gruppo Volkswagen e forti di un grande interesse mostrato dai clienti in prevendita: la Porsche Taycan e la Volkswagen ID.3. La prima però si rivolge ad una nicchia elitaria da sempre incline a cavalcare tendenze futuristiche, mentre solo il tempo rivelerà la capacità della ID.3, l'elettrica del popolo, di sostituire Maggiolino e Golf nel cuore dei clienti Volkswagen. Intanto, per la presentazione di due modelli di punta del Gruppo come Golf e A3, vuoi per ragioni tecnico-logistiche, vuoi per avere un ritorno di immagine non annacquato da altri prodotti in esposizione, i due brand hanno deciso di organizzare esclusivi eventi successivi al Salone di Francoforte.

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