Volkswagen Maggiolino: cala il sipario su un mito dell'automobile

La produzione del Maggiolino di Volkswagen si interrompe definitivamente. Ripercorriamo le vicende di una vettura che ha fatto la storia dell'automobile.

Non ha di certo bisogno di presentazioni, più di qualunque altra auto al mondo è entrata a far parte dell'immaginario collettivo, forse perché è stata la prima auto di molti, o perché ha contribuito a rendere le quattro ruote un fenomeno di massa, oppure per il suo aspetto di auto simpatica con quel frontale che ricorda il viso sorridente di una persona. In qualche modo le apparizioni da mezzo antropomorfo sul grande schermo hanno dato un'ulteriore mano alla sua popolarità, ma quello che è sicuro è che tutti conoscono il Volkswagen Maggiolino. Oggi però raccontiamo la fine della sua storia, perché a Wolfsburg hanno deciso di chiudere la produzione delle terza serie del Maggiolino, che dal 2011 aveva ridato forma a questo glorioso modello. Dopo più di 80 anni si chiude un capitolo dell'automobile, ma non è detto che in futuro non possa tornare ancora una volta.

Le origini


Il progetto Maggiolino nasce in pieno regime nazista, nel 1934, quando Adolf Hitler voleva seguire l'esempio di quanto era accaduto in Italia con la Fiat 500 "Topolino" che aveva reso accessibile un mezzo come l'automobile a molti. L'idea era quella di una motorizzazione di massa, il mezzo in questione doveva avere un costo di 1000 marchi ed essere in grado di trasportare 5 persone e superare i 100 km/h. Il progetto fu assegnato a Ferdinand Porsche e nel 1938 uscirono dalle catene di montaggio di Wolfsburg i primi esemplari di quelle che dovevano essere le nuove auto del popolo tedesco, che però montavano il marchio Kdf-Wagen (Kraft durch Freude) e non quello che conosciamo noi oggi VW.

Il periodo più complesso fu al termine della seconda guerra mondiale, la maggior parte degli stabilimenti che si occupavano dell'assemblaggio del Maggiolino erano andati distrutti duranti i bombardamenti degli Alleati. Dopo una ricostruzione durata circa 2 anni, le industrie di Wolfsburg, che intanto avevano preso la denominazione di Volkswagen, cominciarono a riprendere i loro ritmi arrivando nel 1949 a produrre ben cinquantamila Maggiolini. Il segreto del suo successo è tutto da attribuire al genio di Ferdinand Porsche, il quale aveva optato per delle soluzioni che si sono rivelate fondamentali per far diventare il Maggiolino un mito: motore posteriore boxer raffreddato ad aria, trazione posteriore, scocca portante e telaio a ruote indipendenti, che hanno permesso di aumentare lo spazio e il confort per i passeggeri. In più il prezzo accessibile e compagnie pubblicitarie azzeccate hanno permesso una grande espansione e un grande successo. Nel 1955 viene raggiunta la quota di un milione, un risultato eccezionale, ma questo sarebbe stato soltanto un primo traguardo.

Successo e crisi


Gli anni '60 sono stati un momento d'oro per il Maggiolino, questo è stato il decennio dei figli dei fiori, delle rivoluzioni intellettuali, delle conquiste spaziali, e qui la vettura tedesca è diventata un punto di riferimento. A Puebla viene aperto il primo stabilimento Volkswagen al di fuori dei confini tedeschi e questo ha permesso un successo sconfinato anche negli Usa, nell'America Centrale (Messico) e Meridionale (Brasile). Nel 1968 nel Nord America arriva il boom con vendite che in un anno arrivano ai 560.000 gli esemplari. Di lì a poco il Maggiolino Volkswagen sarebbe divenuto l'auto più venduta di sempre, fino all'arrivo in tempi più recenti di Toyota Corolla e Volkswagen Golf. Nel 1974 però arriva il declino, complici la crisi petrolifera e l'arrivo proprio di una concorrenza interna formata dalla innovativa e brillante Golf, che ha chiuso le strade del Maggiolino all'Europa. La seconda giovinezza per la creatura di Ferdinand Porsche avviene in Centro e Sud America, dove la produzione continua ininterrotta fino al 30 Luglio 2003, quando esce dalle catene di montaggio di Guadalajara in Messico, l’ultimo esemplare di Maggiolino. L'ultimo di una serie che ha venduto la bellezza di 21.529.464 esemplari.

Era moderna


Da un'idea di Ferdinand Piëch, nipote proprio di Ferdinand Porsche, negli anni '90 si riscopre il Maggiolino in chiave moderna, così nel 1998 arriva il "New Beetle". A differenza del passato, la nuova Volkswagen non è auto da fascia bassa, anzi è una vettura snob che in breve tempo diventa di nicchia, perdendo lo stretto legame con quella originale. Complice un gusto dell'auto sempre più orientato verso i SUV e le ruote alte, il Maggiolino subisce una crisi che arriva fino ad oggi. Il modello uscito nel 2011, seppur gradevole nelle linee e nei contenuti, non ha una collocazione commerciale facile, e le vendite ne hanno risentito tanto che a Wolfsburg decidono di mandarlo definitivamente in pensione, ma non senza una Final Edition. L'ultimo esemplare assemblato a Puebla, il numero 5.961, andrà a finire in un museo. Cala il sipario sulle vicende di un'auto che ha fatto la storia, ma chissà, un giorno il Maggiolino potrebbe ancora riscriverla questa storia.

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