Fusione FCA-Renault: qualcosa si muove ancora

La vicenda è ancora più complicata di quanto appaia. Dopo la brusca interruzione dei giorni scorsi, le trattative sembrano essere riprese fuori dai riflettori.

Manley su investimenti FCA in Italia

Ormai è diventata una telenovela. La fusione FCA-Renault sembra seguire il copione di quegli spettacoli televisivi, a sua volta mutuato dai classici della letteratura: i due amanti che vogliono sposarsi, ma le famiglie ostacolano le nozze perché ognuna vuole essere sicura di guadagnarci più dell’altra. Prima John Elkann “chiede la mano” di Jean-Dominique Senard, il quale rimane affascinato dall’ancor giovane ma ormai maturo rampollo della dinastia Agnelli. Ma il “suocero”, cioè il governo francese, gioca al rialzo; chiede non solo una dote pesante, ma pretende anche di comandare “tra le lenzuola” della coppia. Così il pretendente Elkann s’indigna e ritira la proposta di matrimonio, portandosi via l’anello di fidanzamento (rappresentato da un sostanzioso dividendo).

L’aspirante sposa è sconvolta, non le pare vero che le nozze siano sfumate così, non si rassegna al rischio di restare zitella. Senard fa fuoco e fiamme di fronte all’assemblea degli azionisti Renault, minaccia di ritirarsi in un monastero (cioè di dimettersi) e mette il padre (il presidente Emmanuel Macron) di fronte alle sue responsabilità: senza questo matrimonio la donzella resterà sola e sfiorirà (quindi non avrà sufficienti risorse per gli investimenti necessari alla trasformazione dell’industria nei prossimi anni).

C’è poi l’altro parente importante, la Nissan. Uno zio influente ma non poi troppo, e lo sa. Vorrebbe contare di più nelle decisioni della famiglia; però il fratellastro, lo Stato francese, è più ricco e possiede cospicue cambiali da lui firmate (il 43% delle azioni Nissan). Allora lo zio manda avanti il suo procuratore, il CEO Hiroko Saikawa. Il quale gode di una fiducia non illimitata, il suo padrone vuole risultati concreti: contare di più. Quindi egli nicchia, non rifiuta e non acconsente, cerca di barcamenarsi come meglio può. Nel frattempo il suocero (Macron, rappresentato dal suo ministro per l’economia Bruno Le Maire) è rimasto piuttosto scosso dalla reazione della figlia, così forse ora ci sta ripensando.

Basta metafore: le voci riportano che lo Stato francese sarebbe disposto a ridurre la partecipazione azionaria in Renault, attualmente pari al 15,01% delle azioni, in cambio di garanzie da parte di FCA sulla conservazione dei posti di lavoro e delle fabbriche in Francia. Pare che il CEO di FCA, Mike Manley, si sia incontrato segretamente con Senard nei giorni scorsi per discutere di una riapertura delle trattative. Parallelamente Senard avrebbe ricordato a Saikawa che se la Nissan dovesse ostacolare troppo i negoziati con FCA, la Renault potrebbe anche far naufragare il piano di ristrutturazione della governance della casa giapponese dopo l’arresto di Carlos Ghosn. Eventualità che rappresenterebbe la fine di Saikawa come leader della Nissan. Naturalmente nessuna delle parti interessate ha confermato o smentito queste voci.

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