Bollo auto: storiche 20 anni, spiraglio dalla Corte costituzionale

Le regioni possono concedere delle agevolazioni o esenzioni sulla tassa automobilistica anche se le leggi statali non le prevedono. Ma non possono aumentare il carico fiscale

La Corte costituzionale ha decretato una sentenza sul bollo auto che potenzialmente potrebbe venire incontro agli automobilisti. In particolare, si aprirebbe una possibilità, almeno in teoria, per neutralizzare gli effetti della nefasta legge del 2015 che ha dato un forte colpo alle auto storiche da 20 a 29 anni di età. Analizziamo la questione.

 

Bollo auto storiche: c’è una possibilità


Come spesso accade in materia di leggi e loro interpretazione, da un caso specifico si arriva al discorso generale. Nell’annullare una parte di legge regionale, la Corte costituzionale ha finito per mettere in evidenza che le regioni hanno un diritto che sembrava invece loro precluso: quello cioè di estendere delle agevolazioni sul bollo auto, anche se la legge nazionale non lo prevede. Non possono invece ridurre i benefici previsti dalle leggi dello Stato.

Insomma, le regioni possono introdurre delle esenzioni anche se non sono state previste dal legislatore statale. Ciò in virtù dell’autonomia finanziaria che la Costituzione garantisce loro. Ma non è concesso a regioni ed altri enti territoriali (province, città metropolitane e comuni) di aumentare la pressione fiscale più di quanto il legislatore nazionale abbia previsto; perché la Carta costituzionale attribuisce questa competenza in modo esclusivo allo Stato.

La questione delle auto ventennali rientra proprio in questa tipologia. Infatti dopo il 2015, quando il Parlamento ha cancellato l’esenzione dal bollo per i veicoli da 20 a 29 anni di età (legge di Bilancio 2015, cioè la n. 190 del 2014), c’è stato un lungo contenzioso tra Governo e alcune regioni che avevano successivamente introdotto delle esenzioni per questi veicoli. Lo Stato aveva vinto 4 ricorsi alla Corte costituzionale proprio perché le leggi regionali violavano il dettato costituzionale dell’esclusività statale in materia fiscale. Ricordiamo anche che la legge di Bilancio 2019 ha ridotto il bollo per le ventennali del 50%, a condizione che i veicoli siano iscritti in uno dei registri storici. Ma la faccenda resterebbe lo stessa, è stato solo concesso uno sconto.

Ora invece la Consulta ha espresso un principio che apparentemente va in direzione contraria. Il 20 maggio è stata depositata la sentenza n. 122 del 2019 (pronunciata il 2 aprile). La questione è una cartella esattoriale del 2013 da parte della Regione Emilia-Romagna contro un automobilista che non aveva pagato il bollo.

 

Bollo auto: la sentenza della Corte costituzionale


Egli ha presentato il ricorso, perché la sua auto è stata immatricolata nel 1990, godeva quindi dell’esenzione in quanto auto d’interesse storico, pur senza averla iscritta in uno degli appositi registri; beneficio creato dalla legge n. 342 del 2000 ma cancellato dalla legge di Bilancio 2015 (però in vigore al momento della cartella esattoriale). Il giudice competente per il ricorso ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della legge regionale con cui l’Emilia pretendeva il pagamento del bollo, la n. 15 del 2012.

Questo perché la Regione obbliga la concessione dell’esenzione all’iscrizione del veicolo in uno dei registri storici. Invece la legge statale in vigore nell’anno fiscale in questione, il 2013, concedeva l’esenzione ai modelli elencati nei registri ASI ed FMI, ma non obbligava l’iscrizione dei veicoli. Quindi la legge regionale restringeva un beneficio previsto dalla legge statale. Per questo motivo la Corte costituzionale l’ha dichiarata illegittima nella sentenza depositata il 20 maggio 2019.

Ma nella stessa sentenza la Consulta ha ribadito che è legittima la possibilità di estendere le agevolazioni sulla tassa automobilistica (in generale, non solo sulle ventennali) anche oltre quanto stabilito dalla legge statale, in virtù del principio di autonomia impositiva regionale che la stessa Costituzione garantisce.

  • shares
  • Mail