Fusione FCA-PSA: stampa USA, la Fiat non vuole

Secondo il Wall Street Journal ad inizio anno i vertici del gruppo italo-americano avrebbero respinto le proposte dei francesi. La famiglia Agnelli non sarebbe interessata ad uno scambio di azioni

John Elkann Gruppo FCA

Ancora sulla ventilata (dai media) fusione FCA-PSA: pochi giorni dopo la dichiarazione di Robert Peugeot, rappresentante di uno dei tre azionisti di di riferimento del gruppo francese, il quale vedrebbe bene un'alleanza con un grosso partner, arrivano delle voci in senso contrario diffuse dal quotidiano Wall Street Journal, mentre non ci sono dichiarazioni ufficiali sulla questione da parte degli interessati. Apparentemente, secondo il giornale finanziario americano all'inizio dell'anno i vertici di PSA avrebbero parlato con i dirigenti di Fiat-Chrysler, ma questi avrebbero respinto l'idea di una fusione tra i due gruppi e al momento non ci sarebbero più colloqui in merito.

Fusione FCA-PSA, famiglia Agnelli non favorevole


Da un punto di vista strettamente produttivo, sarebbero troppe le sovrapposizioni sul mercato europeo, quando invece l'esigenza è espandersi nelle altre due grandi regioni globali, cioè Stati Uniti e Cina; inoltre, dal lato puramente finanziario, la famiglia Agnelli (azionista di controllo di FCA tramite la Exor) non sarebbe disposta ad ad uno scambio di azioni, sempre secondo quanto afferma il Wall Street Journal; la partecipazione incrociata sarebbe l'unico strumento con cui PSA potrebbe finanziare l'operazione per non aggravare il peso del debito dopo l'impegnativa acquisizione della Opel.

Infatti John Elkann (nella foto in alto), maggior azionista e presidente di Exor ed FCA, ha diverse volte puntualizzato che non gli dispiacerebbe avviare una partecipazione di minoranza in un'entità di grandi dimensioni; il che forse esclude l'ipotesi opposta, cioè quella d'impegnarsi come partner di maggioranza (anche alla pari), cosa che avverrebbe nel caso di una partecipazione incrociata con PSA.

D'altra parte l'amministratore delegato di FCA, Mike Manley, non ha mai chiuso la porta alle alleanze. Sebbene abbia ripetuto durante la presentazione del bilancio 2018 che il gruppo italo-americano può fare da solo, ad inizio marzo durante il salone di Ginevra ha specificato di essere aperto a qualsiasi accordo che possa aumentare la forza del gruppo, cioè ridurre i costi e/o aumentare la penetrazione nei mercati principali.

E' tuttavia nota la strategia di Carlos Tavares, capo di PSA, del tentativo di espandersi al di fuori dell'Europa. Nel 2026 è previsto il ritorno sul mercato nordamericano con il marchio Peugeot; per questo farebbe gola la struttura di vendita profondamente strutturata negli Stati Uniti di Jeep e gli altri marchi di Chrysler: un'importante partecipazione nel capitale di FCA potrebbe evitare o almeno attenuare gli ostacoli tariffari a cui saranno sottoposti i veicoli importati. Per la stessa ragione, la General Motors continua ad essere l'altro importante bersaglio/partner del costruttore francese.

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