Rifornimento metano self-service: i dubbi sul decreto

Firmato l'ultimo atto normativo per autorizzare il rifornimento fai da te anche per i veicoli a metano. Ma ci sono parecchie complicazioni di tipo burocratico che rischiano di allontanare gli utenti. Necessaria una registrazione e non si potrà pagare in contanti quando l'impianto non è presidiato

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Un passo avanti e due indietro: i ministri dell'Interno e dello Sviluppo economico hanno firmato il decreto che autorizza il rifornimento di metano self-service. Tuttavia le modalità pratiche sono piene di parecchi ostacoli burocratici che alla fine faranno passare la voglia di rifornirsi da soli. L'idea è condivisibile, perché riguarda le informazioni da dare agli utenti sulla sicurezza del rifornimento. Ma le procedure scelte lasciano molto a desiderare. Sembra quasi che l'obiettivo principale sia solo scaricarsi da ogni responsabilità civile e penale, piuttosto che informare effettivamente il conducente del mezzo. Esigenza ragionevole, però a tutto c'è un limite. Qualcuno potrebbe pensare maliziosamente che ci sia l'intenzione subdola di lasciare le cose come stanno. Senza contare che tutte queste disposizioni comporteranno per il gestore costi che inevitabilmente andranno ad aumentare il prezzo finale per l'utente.

 

Rifornimento metano self-service, il decreto


Il decreto ministeriale, firmato il 21 febbraio e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (entrerà in vigore 30 giorni dopo questo passaggio), assolve ad un obbligo specificato dal decreto legislativo 257/2016, il quale a sua volta ha recepito la direttiva europea 2014/94/UE sullo sviluppo delle alimentazioni alternative per i mezzi di trasporto. Prima di essere firmato, il decreto ministeriale ha superato l'esame della Commissione europea, così come prevedono le normative comunitarie.

Nella prima parte il provvedimento elenca le disposizioni di sicurezza che gli impianti di distribuzione automatica di gas naturale devono osservare. Giuridicamente si tratta di una modifica alla regola tecnica di prevenzioni incendi relativamente agli impianti stradali di distribuzione di gas naturale per autotrazione, contenuta nel decreto del ministro dell'Interno del 24 maggio 2002. La parte che espressamente autorizza il self-service, procedura precedentemente vietata, dice: "È consentito il rifornimento in modalità self-service, nel rispetto delle prescrizioni contenute nella presente regola tecnica, sia nell'ambito degli impianti di distribuzione stradale di gas naturale per autotrazione monocarburante sia negli impianti misti".

 

Le regole per il rifornimento di metano self-service


Auto a Metano

Il rifornimento di metano self-service può avvenire in due situazioni: in un impianto presidiato o in uno non presidiato. Nel primo caso è obbligatoria la presenza di un addetto qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza. Se l'impianto non è presidiato (cioè negli orari di chiusura), allora sono necessarie le condizioni che elenchiamo qui sotto.

- L'impianto deve avere un sistema di videosorveglianza con registrazione delle immagini che riprenda la zona di rifornimento, cioè apparecchio erogatore, veicolo e targa; le immagini vanno archiviate per un tempo conforme alla legge, per consentirne la consultazione esclusivamente da parte delle autorità.

- L'impianto deve avere un sistema di riconoscimento dell'utente: esso viene identificato mediante l'inserimento dello strumento di pagamento elettronico (carta di credito, bancomat e simili) che fornisce il consenso all'erogazione del gas; ne deriva un'importante conclusione: non è possibile pagare il rifornimento di metano self-service in contanti quando l'impianto non è presidiato.

- Questa è la limitazione più pesante, la quale inoltre allungherà ulteriormente i tempi di applicazione: per utilizzare la modalità self service in un impianto non presidiato, gli utenti devono preventivamente registrarsi in una apposita banca dati sul sito web del ministero delle Infrastrutture e trasporti; le modalità per farlo dovranno però essere individuate dal ministero dell'Interno e condivise con i ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. Quindi si dovrà attendere un altro provvedimento ministeriale, nonché l'aggiornamento del portale web. La registrazione può essere effettuata in alternativa su: "portale telematico implementato da una società regolata dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, che opera nel settore delle infrastrutture del gas presente su tutto il territorio nazionale, ovvero in subordine, sul portale di un sito internet di un organismo che opera nel settore delle infrastrutture del gas presente su tutto il territorio nazionale, previo assenso del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco". Semplice, no?

- Non è finita. La procedura di "istruzione" dell'utente sul corretto utilizzo dell'impianto di self-service può essere effettuata al distributore a cura di un addetto e accompagnata da un opuscolo dimostrativo; al termine, il gestore registra l'utente nella banca dati. In alternativa, l'utente può consultare un tutorial sul portale sopra citato (che ancora non esiste): al termine della lettura del tutorial, l'utente inserisce i suoi dati per la registrazione.

Perché tutto questo? Perché in ogni caso l'utente dovrà dichiarare di essere stato adeguatamente istruito sulle modalità di rifornimento self-service e dei rischi connessi, oltre che sul comportamento da tenere in caso di emergenza; tramite tale dichiarazione (le cui modalità ancora non si conoscono), l'utente si assume ogni responsabilità sul corretto uso di tale rifornimento. In parole povere: se succede qualcosa, nessuno lo risarcirà. E tutto questo dopo essersi sottoposto ad una lunga trafila burocratica e probabilmente pagando anche di più il gas. Scommettiamo che nessuno userà il rifornimento self-service?

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