Scontro Italia-Francia: ci rimettiamo tutti

Le tensioni politiche attuali fra i governi di Italia e Francia rischiano di compromettere consolidate relazioni economiche dalle quali traggono vantaggio sia le nostre imprese che quelle transalpine. L'Italia è uno dei principali partner commerciali francesi al mondo. L'automotive è il settore più importante, sia nella vendita dei veicoli che nella componentistica. Tanti posti di lavoro dipendono da questi rapporti

scontro italia-francia

Non sarà sfuggito a chiunque si mantenga un minimo informato sugli avvenimenti il recente e notevole inasprimento politico dello scontro fra Italia e Francia. Quando i governi litigano, ci sono sempre delle conseguenze per le loro nazioni. Non vogliamo entrare nei meandri delle questioni strettamente politiche, non è il nostro settore. Vogliamo però evidenziare l'importanza delle relazioni economiche esistenti fra noi e i nostri vicini al di là delle Alpi Occidentali. Rapporti commerciali e industriali di alto valore che si traducono in profitti per le imprese e gettito fiscale per lo Stato. Cioè in posti di lavoro e la possibilità (teorica e pratica) di avere minori tasse e/o migliori servizi pubblici. Quindi alterare o, nella peggiore delle ipotesi, distruggere questo delicato equilibrio potrebbe creare problemi molto gravi: per noi. Cerchiamo di saperne un po' di più in queste righe, soffermandoci naturalmente sul settore automobilistico.

 

Gli scambi commerciali tra Italia e Francia


Prima illustriamo in pillole la situazione generale. Che la nazione transalpina sia fondamentale per l'economia italiana è innegabile. La Francia rappresenta il secondo mercato di esportazione per le imprese italiane, subito dopo la Germania. Le imprese esportatrici sono quelle che funzionano meglio, perché sottoposte alla concorrenza internazionale e quindi costrette ad essere efficienti e competitive; generano più profitti e quindi, oltre a finanziare in misura significativa i servizi della pubblica amministrazione tramite tasse e imposte, sono in grado d'investire maggiormente, creando più posti di lavoro e offrendo maggiori opportunità per guadagnare stipendi migliori. Inoltre il fatto di funzionare meglio significa minore necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione; misure, queste, che paghiamo tutti di tasca nostra attraverso le tasse.

Qualche cifra, elaborata dall'agenzia ICE, organismo dei ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri la cui funzione è promuovere le imprese italiane all'estero. I dati sono aggiornati ad ottobre 2018. Nei primi 10 mesi dello scorso anno le nostre imprese hanno esportato beni e servizi per un valore di 40,6 miliardi di euro (cifre approssimate al primo decimale), un aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2017. Nella direzione opposta, le aziende francesi hanno esportato in Italia prodotti e servizi per 30,4 miliardi. Quindi l'Italia ha un saldo positivo nella bilancia commerciale di 10,1 miliardi. Si tratta di un miglioramento del 14,3% rispetto all'anno precedente. Tale saldo positivo si mantiene abbastanza stabile dal 2013. In parole povere: negli ultimi cinque anni, facendo affari con la Francia noi ci abbiamo guadagnato di più.

Quindi noi abbiamo bisogno dei francesi, ma anche i francesi hanno bisogno di noi. Perché l'interdipendenza è molto stretta. Infatti la maggior parte degli scambi è di tipo intra-industriale, cioè prodotti e servizi destinati alle industrie per la loro attività. In questo le nostre PMI (piccole e medie imprese) sono molto forti e hanno un'offerta particolarmente apprezzata dalle grandi aziende francesi, le quali traggono vantaggi competitivi proprio dal fatto di rivolgersi alle nostre imprese. Quanto le nostre imprese e quelle francesi necessitano le une delle altre? L'Italia è il terzo fornitore estero mondiale della Francia, dopo USA e Germania. Per quanto riguarda i settori, è proprio quello automobilistico il più importante a livello di valore scambiato. Seguono i prodotti chimici, poi la farmaceutica, quindi siderurgia, abbigliamento, energia elettrica.

 

Italia-Francia: l'industria dell'auto


Scontro Italia-Francia

Arriviamo all'industria degli autoveicoli, quindi automobili, veicoli commerciali e industriali. Questi dati prendono in considerazione il periodo gennaio-ottobre 2018. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, le esportazioni delle imprese italiane verso la Francia sono passate da circa 2,4 a 2,6 miliardi di euro. Viceversa, le importazioni di veicoli stradali dalla Francia sono passate nello stesso periodo da circa 3,2 a 3,1 miliardi.

Ma la vendita di autoveicoli non è l'unica attività. Naturalmente Fiat, Renault, Peugeot e Citroën danno vita alla parte maggiore degli scambi. Dello stesso comparto economico fa parte anche la componentistica. Qui la Francia è il secondo partner mondiale dell'Italia. Le esportazioni delle nostre imprese, nello stesso periodo sopra citato, ammontano a 2,6 miliardi di euro, mentre nell'anno precedente valevano 2,4 miliardi. Le importazioni delle aziende francesi da noi valgono 2,1 miliardi, praticamente stabili. Altro settore è quello delle carrozzerie. Anche qui i transalpini sono al secondo posto come scambi col nostro Paese. Le esportazioni delle aziende italiane valgono 133,4 milioni di euro contro 107,7 dell'anno precedente; le importazioni francesi da noi ammontano a 289,2 milioni contro 255,6. Sono tanti soldi che il mondo politico, al di qua e al di là delle Alpi, farebbe bene a non sprecare.

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