Dodge Challenger: addio V8, la prossima diventerà ibrida [Video]

I tempi dei V8 assetati di benzina sono finiti. Mike Manley ha annunciato che dalla prossima generazione anche alla muscle car di FCA verrà affiancata una forma di elettrificazione


Una Dodge Challenger ibrida o addirittura elettrica? Siamo ai limiti della lesa maestà, attentato di cui un inglese come Mike Manley, amministratore delegato del Gruppo FCA, dovrebbe comprendere la portata. E la comprende, perché il nuovo capo di Fiat-Chrysler esclude che la Challenger possa diventare una Tesla qualsiasi. Tuttavia la maledetta seccatura delle emissioni va affrontata. Manley ha recentemente dichiarato al salone di Detroit che l'architettura sulla quale si basa l'attuale muscle car americana dovrà modernizzarsi. Significa che motori così assetati di benzina non sono più al passo con i tempi. Le sue parole precise sono state: "Penso che l'elettrificazione sarà certamente parte della formula che definirà le muscle cars americane nel futuro. Ciò che non ne farà parte è un motore V8 da 700 cavalli con supercharger. Tali piattaforme e tecnologie non potranno più esistere alla metà degli anni 2020".

 

Dodge Challenger, la prossima sarà ibrida


Dodge Challenger

Quando un top manager di una casa automobilistica usa la parola "elettrificazione" invece di "elettrica", intende "ibrida". Nel caso della Dodge Challenger, così come per tutte le altre supercar sottoposte allo stesso problema, si avrà l'aggiunta di un motore elettrico al tradizionale motore a benzina. Oltre ad abbassare i livelli di emissioni in laboratorio abbastanza per ottenere l'omologazione, la funzione della parte elettrica non sarà certo quella di risparmiare carburante (anche se poi effettivamente lo farà). Qui l'obiettivo è aumentare la prestazione; nello specifico, poiché la Challenger è destinata prevalentemente al pubblico americano, per il quale l'idea di sportività è solo accelerare su un rettilineo per un quarto di miglio, i vantaggi in termini di coppia derivati da un motore elettrico potrebbero, forse, far perdonare l'abbandono del V8, cosa che per un americano vero è molto vicina ad un reato.

Ma l'alternativa sarebbe la morte totale di questi modelli, ancora più inaccettabile. Insomma, l'aggiunta di un motore elettrico con pile incluse va considerata come il male minore. Del resto Manley si è affrettato ad aggiungere: "L'elettrificazione non può essere la parte dominante di una muscle car. C'è una grande differenza tra l'elettrificazione usata con lo scopo primario di aumentare le prestazioni, in cui si ottiene anche un risparmio di carburante, piuttosto che l'obiettivo opposto".

Il peso aggiuntivo introdotto dalle batterie di un sistema ibrido potrebbe, anzi dovrà necessariamente, essere compensato dalla riduzione del peso generale della vettura: quindi motore termico più piccolo (cilindrata ridotta) e soprattutto telaio e carrozzeria meno elefantiaci. Gli attuali V8 della Challenger viaggiano a volumi di 5.7 e 6.4 litri per le versioni aspirate e 6.2 per quella sovralimentata con compressore volumetrico.

 

Dodge Challenger SRT Hellcat Redeye: mostruosa


Dodge Challenger

Pensionata l'infernale SRT Demon da 840 cavalli, l'attuale top di gamma, la Dodge Challenger SRT Hellcat Redeye, ha portato il propulsore Hemi 6.2 compresso a ben 797 cavalli anglosassoni (gli HP, corrispondenti ad 808 cavalli europei, cioè CV) con la mostruosa coppia massima di 959 Newton metri. E pesa 2.030 Kg a secco, quanto un SUV. I consumi? in città 13 miglia con un gallone di benzina, 21 sull'extraurbano, equivalenti rispettivamente a circa 5,5 e 8,9 Km/l. Ma non quando si fa una drag race, dove invece il consumo è calcolato diversamente: 5,4 litri al minuto. La performance è calcolata in 3,4 secondi nell'accelerazione 0-60 miglia orarie (0-97 Km/h), mentre la velocità massima è di 203 miglia orarie, cioè circa 327 Km/h.

Di conseguenza nella prossima generazione si dovrà intervenire decisamente su chili, centimetri cubici e litri. Inoltre non va dimenticato che attualmente FCA sta progettando un'intera linea di motori ibridi ad alte prestazioni per le prossime Alfa Romeo e Maserati. Ovvio che tali costosi investimenti vengano poi ripartiti il più possibile fra i vari marchi del gruppo. Le isole autonome non esistono più da un bel pezzo.

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