GP Russia 2018: il commento della gara

Vince ancora la Mercedes. Vince il Gp in pista, in fabbrica e nel retrobox.

E’ palese che le Frecce d’Argento siano tornate il riferimento per tutti in pista. Veloci, inarrestabili, ben orchestrate dalla regia di Toto Wolff e compagnia bella. La Ferrari è partita fortissimo, vincendo, convincendo, divenendo il parametro col quale confrontarsi sulla performance assoluta. Anche gli aggiornamenti tecnici portati successivamente in pista hanno funzionato, cosa abbastanza rara a Maranello. Poi qualcosa è successo, molto è cambiato. La Mercedes ha fatto i compiti a casa e li ha fatti bene, ha sviluppato ciò che era acerbo, ha cambiato ciò che non funzionava, ha analizzato tutti i dati a disposizione.

Un indizio di tutto ciò e che balza all’occhio è l’introduzione, già da qualche gara, di un nuovo cerchio posteriore con disegno inedito per estrarre aria calda dal cestello e dal mozzo. Oltre a questo, non vengono più utilizzate le termocoperte posteriori per stabilizzare e controllare temperature e pressioni delle gomme. Tutto è razionalizzato, anche con scelte tecniche fuori logica, vedi sopra, ma questa Formula1 è scienza ed i risultati premiano i tedeschi.

Il resto è affidato al talento cristallino di Lewis, al valido valletto Bottas ed a strategie efficaci. Difatti stanno vincendo il mondiale. La Ferrari, invece, è persa. Non è più efficace, non può giocare d’attacco poiché è sempre in affanno. Questo GP lo ha dimostrato. Ottima partenza, Seb in palla e cattivo e pronto ad agguantare ogni opportunità, undercut intelligente, pitstop senza errori, giro di uscita monstre. Ma tutto ciò non è bastato. La Mercedes va più forte, la Rossa pur avendo un ritmo simile in gara era impiccatissima. Il sorpasso di Lewis lo dimostra.

GP Russia 2018: il commento della gara

Seb, nel giro di uscita, ha dato tutto ed ha chiesto tutto alla sua SF71H. Telaio, gomme, motore e batterie sono state sfruttate al massimo, come giusto che sia. Difatti esce davanti ad Hamilton. Lewis, confidente nella sua velocità e nella strategia di gara, arriva negli scarichi di Vettel e tenta il sorpasso ma si prende una bella chiusa in fondo alla staccata. Il rettilineo successivo però è inesorabile. Seb senza ausilio elettrico, che garantisce un surplus di 120kw circa, poco ha potuto contro Ham. The Hammer lo ha puntato, facilmente affiancato e sorpassato con una bella staccata su pista sporca.

Un mistero invece la partenza. Hamilton è scappato via da Sebastian, dopo che lo aveva affiancato, a velocità doppia. E’ anche vero che Lewis era in scia a Bottas ma qualcosa non torna, come se la Mercedes avesse un boost o la Ferrari fosse andata in recovery di potenza. Troppa differenza. Troppa.

Poi la strategia Mercedes ha fatto il resto, poche chiacchiere, i mondiali si vincono così. Bottas sacrificato a casa sua, ossia Sochi, ove conquistò la sua prima vittoria e dove è nettamente il più veloce come Kimi a Spa, Marquez in Texas, Stoner a Philipp Island e Senna a Montecarlo. Vabbè, Ayrton anche in tutti gli altri circuiti.

Verstappen monumentale come sempre, criticarlo è puro tifo da stadio, Leclerc oramai in crescita costante e già costantemente tra i top driver, Magnussen cattivissimo ed efficace, vera antitesi di Bottas, Urrà!!! Bene la Force India, la nuova proprietà si fa sentire, con Vijay Mallya si sarebbero di nuovo eliminati in autonomia, anzi anarchia. Fortunato Gasly, poteva essere il nuovo Marko. Per il resto, noia noia noia, come cantava il Califfo.

GP Russia 2018: il commento della gara

Il dubbio più grande rimane però chiuso nelle riunioni Ferrari. La Scuderia sembra smarrita da quando Marchionne non tira più le fila. Al netto degli errori, della sfiga e delle personali opinioni, la SF71H non è più la macchina da battere. Solo dentro la squadra ne sanno il perché. Avranno già iniziato lo sviluppo della macchina del prossimo anno, sentendosi troppo protetti dalla velocità dimostrata in pista nelle gare precedenti? Hanno perso coraggio nella preparazione delle gare? Oppure è già iniziata una nuova guerra politica interna? E’ già successo in passato, la Ferrari è una occasione troppo ghiotta per chiunque sia troppo ambizioso. E’ il marchio numero 1 al mondo, ha fatto la storia dell’automobile e della F1, come diceva Enzo il Genio: ”se chiedete ad un bimbo di disegnare una macchina da corsa, la farà rossa”.

Senza andare troppo indietro nel tempo, negli anni ‘90 ricordiamo la parata di dirigenti, ingegneri e personaggi mitologici nel weekend del Gp di Monza e la relativa rincorsa alla camicia gialla, colore ufficiale della GES, ambitissimo segno di potere superiore, quasi fantozziano, rispetto alla banale camicia bianca.

In un passato più prossimo ricordiamo il sabotaggio delle auto a Montecarlo, introducendo nei serbatoi la polvere degli estintori e poi la divulgazione di materiale tecnico alla McLaren da parte di Nigel Stepney, designato erede di Ross Brown ma poi spostato a differente mansione, impazzito a causa della sua ambizione e da torbidi giochi politici. Purtroppo la Ferrari è stata anche questo.

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