Mobilità futura: auto elettrica e guida autonoma secondo Luca De Meo

Il presidente della Seat illustra gli scenari del futuro, in cui l'auto sarà elettrica, autonoma, connessa e condivisa. Fondamentali formazione e innovazione. Il ruolo delle autorità: rispettare la neutralità tecnologica

Mobilità futura

Auto elettrica, guida autonoma, connettività: sono i pilastri della mobilità futura. Un mantra al quale sembra non potremo sottrarci. L'evoluzione della tecnologia sta imprimendo una trasformazione profonda anche al mondo dell'automobile. Una rivoluzione alla quale non si potrà resistere. Ma, se questa transizione viene accompagnata in modo intelligente, allora i benefici potranno superare di gran lunga gli svantaggi. Innovazione e formazione sono le due chiavi principali.

In un convegno organizzato in questi giorni a Cesenatico dalla "Scuola di Politiche" (istituzione accademica di recente creazione, promossa dall'ex presidente del Consiglio Enrico Letta), il presidente della Seat, Luca De Meo, ha per l'appunto posto l'attenzione su questi pilastri dello sviluppo industriale prossimo venturo.

 

Nuova mobilità: formazione e innovazione


Non si può restare indietro in un mondo che va di corsa. L'unico modo per rimanere al passo è crescere attraverso l'innovazione. Ma per farlo è necessario che le diversi parti collaborino: "Le aziende, la pubblica amministrazione, le istituzioni finanziarie e gli agenti sociali devono collaborare e lavorare mano nella mano per promuovere un modello europeo di innovazione. Dobbiamo anche creare nuovi ambienti collaborativi, cluster o centri di innovazione che compensino le piccole e medie imprese per la loro mancanza di dimensione per affrontare le sfide e l’industria 4.0".

Naturalmente la politica deve recitare un ruolo chiave, ha aggiunto De Meo: "E' imprescindibile una politica che favorisca lo sviluppo di settori all’avanguardia, la concorrenza e la crescita imprenditoriale e che stimoli la formazione dei lavoratori. Abbiamo bisogno di un quadro istituzionale e normativo stabile e patti di stato per favorire la competitività e l’internazionalizzazione delle aziende".

Perché la trasformazione in atto non provochi disagi sociali, è necessario addestrare i lavoratori ad utilizzare le nuove tecnologie. De Meo ha puntualizzato che "Alla trasformazione dei profili professionali non consegue necessariamente la distruzione di posti di lavoro. È possibile reindirizzare la natura del lavoro e formare i dipendenti perché sviluppino tutto il loro potenziale e si trasformino insieme all’industria. L’innovazione e la formazione sono le due leve fondamentali per il cambiamento".

 

Guida autonoma: connettività indispensabile


La rivoluzione detta "4.0" è diversa dalle precedenti, perchè "con i cambiamenti nelle abitudini di consumo dati dall’accesso all’internet mobile e dall’iperconnettività, è la società stessa a obbligarci a cambiare l’industria", ha sottolineato De Meo. Il presidente della Seat ha messo in evidenza un altro centro nevralgico della questione: il rapporto indissolubile tra auto elettrica, guida autonoma e connettività: "Non può esserci un’auto autonoma o condivisa senza connettività, che diventerà quindi un fattore determinante nella decisione d’acquisto della vettura. L’auto smette di essere un oggetto che ci trasporta e diventa una piattaforma di connessione, dove il guidatore non sarà il punto finale della catena, ma il centro della rete".

 

Auto condivisa: l'auto come servizio


Una delle tendenze più marcate per i prossimi anni sarà la trasformazione del modo di vivere l'auto. Non più un oggetto da possedere, ma un servizio di cui usufruire, soprattutto nelle grandi città. De Meo ha rimarcato che "Senza la mobilità individuale, la crescita economica non è possibile. A oggi, non si concepisce il benessere senza un’auto. Ma nei grandi ambienti urbani in futuro l’auto diventerà una proprietà condivisa oppure un servizio di trasporto, in cui l’utente pagherà per la corsa e non per il veicolo".

 

Auto elettrica: rispettare la neutralità tecnologica


Luca De Meo ha evidenziato un dato sotto gli occhi di tutti: l'auto elettrica è ancora ben lontana dall'essere un prodotto di massa. Nel 2017 su 14 milioni di auto vendute in Europa occidentale, solo l'1% funzionava con la sola propulsione elettrica. "Il successo dipenderà in gran parte dalle amministrazioni e terzi: infrastrutture, punti di ricarica, localizzazione degli impianti produttivi delle batterie. Quando avranno raggiunto il doppio dell’autonomia, saranno sempre cariche e saranno più economiche, allora le auto elettriche diventeranno la maggioranza".

Ma il capo della marca spagnola ha messo in chiaro un altro punto molto importante della questione: per accompagnare la graduale transizione verso l'auto elettrica, le autorità dovranno solo indicare gli obiettivi di compatibilità ambientale da raggiungere, senza intervenire sui metodi: "Quando l’Amministrazione regola determinati settori, deve rispettare il principio della neutralità tecnologica e dirci cosa fare, ma non come".

De Meo non lo ha detto espressamente, ma è chiaro che si riferisce ai provvedimenti sempre più minacciosi delle amministrazioni locali e nazionali, fatti di divieti verso specifiche forme di veicoli, su tutti i divieti contro le auto diesel. Divieti che non hanno una base scientifica ma esclusivamente politica e ideologica, quindi non porteranno benefici all'ambiente ma ostacoleranno una transizione graduale, creando grossi problemi a chi non può permettersi di spendere cifre elevate. Senza contare la palese violazione del diritto di circolare liberamente. Non lo ha detto Di Meo, lo diciamo noi. Ma non cambia la realtà dei fatti.

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