Accise sulla benzina: il Governo pensa ad un taglio?

Voci interne al Governo confermerebbero l’idea da parte dell’Esecutivo di eliminare almeno una parte delle accise sul prezzo dei carburanti.

Eliminare alcune vecchie voci relative alle accise sulla benzina potrebbe portare ad un graditissimo sconto di almeno 20 centesimi a litro. Toglierle è tra le proposte elettorali di quasi tutti i governi che si sono succeduti ad ogni legislatura e oggi, se ne torna a parlare, chissà – forse un po’ più concretamente. L’annuncio arriva stavolta da Massimo Bitonci, Sottosgretario all’Economia dell’attuale Governo retto dall’alleanza Lega e Movimento 5 Stelle.

Nulla di certo sia chiaro, ma sta di fatto che un gruppo di deputati di casa Lega starebbe davvero lavorando ad un operazione di questo tipo. Del resto, eliminare parte delle accise dal costo della benzina è stato tra i cavalli di battaglia dello stesso Matteo Salvini, attualmente al Viminale e Vice del Premier Conte. Se, di quanto e quali – saranno le accise a veder la soffitta non è ancora dato saperlo, il “palazzo” sta facendo i conti, ma l’idea che qualcosa si stia muovendo può esser vista davvero come un significativo passo avanti.

Togliere quindi le voci ormai “scadute”, ma purtroppo rese strutturali dal passare degli anni, calcolatrice alla mano, potrebbe trasformarsi in un ribasso di almeno 20 centesimi sul prezzo del carburante, almeno stando alle associazioni dei consumatori. Effettivamente all’interno del listino di gasolio e benzina sono molte le voci che a ben vedere fanno rabbrividire.

Già, perché qualsivoglia emergenza sia piovuta sul nostro Paese, questa si è sempre – o quasi – tradotta in un “contributo” da prelevare agli italiani ogni volta che si è rabboccato il serbatoio. Emergenze concluse, passate e, nel migliore dei casi risolte, ma mai “riconteggiate” con uno sconto alla pompa. E così, ogni volta che ci fermiamo in una stazione di sevizio per il tradizionale rifornimento, “finanziamo” a nostra insaputa la ricostruzione del Belice, dell’Irpinia o del Friuli dei vari post-terremoto, ma anche l’alluvione che mise in ginocchio Firenze del 1966 o – addirittura – la guerra di Etiopia combattuta negli Anni ’30 del secolo scorso.

Ripristinare il costo della benzina sembrerebbe quindi un atto doveroso, indipendentemente dal Governo che lo proponga, ma c’è un “ma”. Il “deficit” come la prederà? Già, perché a guardare i numeri, le sole accise hanno garantito “all’azienda Italia” la bellezza di quasi 26 miliardi di Euro, solo lo scorso anno. Chiaro quindi che una manovra del genere debba essere ponderata con tutte le attenzioni del caso. Ed è probabile che il Governo possa attuare una politica di esclusione, a partire dalle voci più vecchie, quelle che probabilmente ci fanno maggiormente indignare.

Sappiate infatti che quando vi rifornite di benzina pagate anche per tutta questa serie di “cattivi motivi”.

Per le guerre o missioni militari: in Etiopia nel 1935/36 – in Libano nel 1982 – in Bosnia nel 1996.

Per le crisi politico-economiche: quella di Suez nel 1956 – per rinnovare il contratto dei ferrotranvieri nel 2004 – per l’acquisto di mezzi pubblici ecologici nel 2005 – per l’emergenza immigrati nel 2011 e per il Decreto “Salva Italia” – sempre del 2011.

Per le calamità naturali: la diga del Vajont nel 1963 – gli alluvioni di Firenze nel 1966 e di Liguria e Toscana nel 2011  oltre i terremoti del Belice (‘68), del Friuli (‘76), dell’Irpinia (‘80), dell’Aquila (2009) e dell’Emilia (2012).

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