Formula 1 GP Germania 2018: il commento della gara di Hockenheim

Il commento della rocambolesca gara di Hockenheim, undicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1.

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Un clamoroso errore cambia le sorti del Gp di Germania. E non è di Vettel. Un Gran Premio dominato dal colore rosso sin dal sabato. In pista e sulle tribune. La Rossa vola, il gran premio è noioso, praticamente una passerella in attesa dello champagne. In realtà, sin da sabato, c’è attesa anche per la pioggia, che gira intorno alla pista ma si fa attendere. E tutti col naso all’insù. Piloti, tifosi, ingegneri, tattici. Saltano le strategie. Gomme portate avanti all’infinito, piloti a 300 all’ora sulle tele, in attesa della pioggia.

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Nel frattempo, Ricciardo si ferma. Raikkonen deve far passare Vettel, sono chiare le gerarchie così come i suoi team radio. Bottas è lì ed un team radio fermerà, in seguito, anche lui. Hamilton continua la sua rimonta montando, dopo 42 giri, delle fresche UltraSoft. Gli altri, sono da qualche parte in pista, tecnicamente distanti anni luce, danno quasi fastidio durante i doppiaggi.

Finalmente arriva la pioggia, bagnando il settore 1 prima ed il Motodrom dopo. Il ritmo si abbassa, gli “invisibili”, ossia tutti tranne Ferrari e Mercedes cominciano a battagliare ed a farci risvegliare. Leclerc, Alonso e Verstappen tentano il colpaccio montando chi intermedie, chi le rain. Dopo 2 giri rientrano e rimontano le slick, dal momento che la pioggia è calata. E’ il primo errore dell’anno del muretto Red Bull, avessero aspettato un giro in più avrebbero vinto la gara, la pioggia torna a bagnare la pista.

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Lì davanti, i fantastici 4 si braccano a vista. Hamilton vola sotto la pioggia con gomme più morbide e fresche degli altri, col suo talento, con la voglia di chi vuol far saltare il banco e la disperazione di chi non ha niente da perdere. Bottas passa Kimi. Vettel torna a spingere poiché le treccine da 45 milioni all’anno stanno arrivando. Il ritmo blando e la pioggia hanno reso però le sue soft da quasi 30 giri praticamente pietra, tant’è che sbaglia e parcheggia la sua invincibile Ferrari in una curva da 60 orari, ossia dove l’aerodinamica non produce carico. Batte i pugni sul volante come un bambino che sa di averla fatta grossa. Troppo grossa. I composti e gelidi teutonici, sulla tribuna Mercedes, esultano come fossero al Maracanà.

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Entra la Safety Car e rientrano a cambiare le gomme Bottas, Raikkonen e Hamilton. No Hamilton no. Vabbè, riparte la gara, a Bottas viene ricordato via radio che è l’altro che deve vincere e così sarà. Terzo Kimi ma sul podio è sempre il primo a bere. Purtroppo un altro GP macchiato da un errore di chi non è e non dovrebbe essere protagonista. Tutti vogliono mostrarsi, esercitare il loro potere, pavoneggiarsi durante un evento planetario.

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La FIA accampa delle scuse per non privare la Mercedes di una doppietta in casa e di una clamorosa rimonta vittoriosa del Calimero dalle uova d’oro. Charlie Whiting che manda dentro la safety car ad libitum. Ordini di scuderia a profusione. Hamilton che rifiuta di essere intervistato da Nico Rosberg ma prega e predica in equilibrio tra Malcolm X ed Alicia Keys. Insopportabili. Basta parlare. Stacchiamo le radio, spegniamo i microfoni. Si parte, si dà del gran gas, vince chi è più forte. Hanno abbastanza talento ed esperienza per gestire una gara. Sono piloti di F1. Sono il massimo.

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