Formula 1, GP Austria 2018: il commento della gara

Il commento della gara austriaca, nono appuntamento del mondiale di Formula 1 2018.

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Nervi tesi sulle colline austriache. Sebastian corrucciato dall’errore penalizzato in Francia e la Mercedes che introduce un corposo pacchetto aerodinamico per tornare davanti a tutti, infastiditi dalla competitività a tutto tondo delle Rosse.

La pista è cortissima, si gira intorno ai 63 secondi, molte curve lente che portano su rettilinei lunghi in forte pendenza. Insomma una pista completa, serve grip meccanico per avere trazione fuori dalle curve, aerodinamica efficace per i pochi curvoni veloci ed ovviamente un motore che spinge forte sulle salite. Serve una macchina che funzioni difatti in qualifica, nelle prime 10 posizioni ci saranno 5 team: Mercedes, Ferrari, Red Bull, Renault e Haas. I migliori. Ciò che stupisce, osservando i camera car durante le qualifiche, è la perfezione dinamica di queste F1: precise, filanti, veloci, efficaci.

Le macchine sembrano incollate, il volante è sempre fluido e ben fermo anche quando volano sui cordoli. Impressionante. Qualcuno esagera, guidando di forza per recuperare situazioni tecniche drammatiche, superando i track limits e staccando appendici aerodinamiche. La McLaren in gara non ha potuto utilizzare la nuova ala anteriore, tutte disintegrate in qualifica.

Formula 1 - GP Austria 2018 - Bottas

Comunque, prova di forza di Mercedes, la nuova macchina fa paura e la pole di Bottas lo dimostra. La Ferrari invece non ha la stessa precisione, efficacia. Fatica di più a chiudere la traiettoria, serve più angolo di sterzo a parità di curva, sembra abbiano una scatola di sterzo più demoltiplicata. Si aggiunge inoltre l’errore che li retrocederà in griglia. Vettel rimane in traiettoria mentre arriva Sainz, non lo ostacola poiché lo spagnolo aveva già sbagliato prima di incontrare Seb ma le regole sono regole.

Formula 1 GP Austria 2018

Quindi Vettel retrocesso, si stizzisce ancora di più ma l’errore è più del muretto box che suo. Raikkonen passa terzo ma il distacco comincia a superare il mezzo secondo, tantissimo su poco più di un minuto necessario per chiudere il giro. Red Bull in forma ma penalizzata dal motore, tant’è che un rinato Grosjean si infila tra le due lattine grazie al suo Ferrari.

Pronti, via! Raikkonen si sveglia come sempre alla domenica, si infila come un indemoniato in un imbuto argenteo, curva 1 bene, curva 2 blocca e si spara fuori nel tentativo di passare anche Hamilton. Tutto da rifare. Sbaglia la partenza anche Vettel che dimostra forse il suo unico punto debole, il nervosismo latente de Le Castellet.

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Quindi gara finita. Hamilton, Bottas, Max, Kimi, Ricciardo e Seb. Le frecce vanno più forte, molto più forte. Gli altri a seguire in un noioso trenino. Ed invece, no! Ci svegliamo con l’esplosione del motore di Hulkenberg e col parcheggio di Bottas due giri dopo. Oltre il danno, la beffa, con la VSC generata dal finnico. Rientrano tutti i top team ai box a cambiare le gomme.

Hamilton invece viene dimenticato in pista da Toto Wolff che sta cercando uno scalpo tra i motoristi. Red Bull e Ferrari staccatissimi da Hamilton che però deve spingere per creare il gap necessario al suo pit stop e non perdere la leadership. Il problema è che a terra ci sono 44 gradi, quasi il doppio di sabato.

Il 44, che ha ricominciato nel frattempo a lamentarsi via radio, non guida più l’arma infallibile delle qualifiche. Torna l’incubo blistering sulle frecce d’argento nonostante Ham abbia le gomme più fresche degli altri, essendosi fermato più tardi. Iniziano i problemi di blistering anche per tutti gli altri, Ricciardo in primis, mai in palla in questo weekend nonostante il rinnovo oramai firmato. Romperà inoltre il motore. Compleanno amaro. La sfiga invece, la conferma da sempre.

Vettel, che partiva già sconfitto dalla penalità in qualifica e dalla velocità Mercedes, finalmente dimentica la nevrosi e si sveglia con un sorpasso bellissimo su Hamilton. Lewis lo chiude, lui si infila comunque e risponde portandolo di forza fuori linea, lo passa e se ne va.

Formula 1 GP Austria 2018 - Vettel - Hamilton

Hamilton crolla definitivamente assieme al suo muretto, la strategia, i team radio, le sue gomme strappate e, un pit stop e qualche giro dopo, colla anche il suo motore spec 2.1. La gara procede addormentata per circa 15 giri, c’è per tutti la paura di dover fare un altro cambio gomme a causa del blistering non previsto, tutti gestiscono.

Al giro 59 di 71, Raikkonen e Vettel hanno il via libera dai box e partono all’attacco di Max ma l’aggancio non arriverà mai. Unico rammarico di Kimi in griglia, parlando con Coulthard, è di avere gestito troppo le gomme e di aver cominciato la possibile rimonta troppo tardi. Vettel raddrizza un weekend sottotono con un pizzico di sfortuna altrui. Torna in testa al mondiale lui e la squadra. Bottas, vabbè, poraccio.

Le tante rotture aiutano la Haas, Force India e Sauber a prendere punti pesanti. Unica nota stonata Leclerc, sottotono e dietro Ericsson. Alonso parte dai box e chiude ottavo. Bravo, come sempre. In America farà divertire e si divertirà.

Formula 1 GP Austria 2018 - Verstappen

Last but not least, difatti li ha suonati come le campane, c’è lui. Max di nome e di fatto. Al Max, sempre. In prova, in qualifica, in gara, in partenza, nella mischia, nella gestione gara e nella gestione pneumatici. Il suo muretto, sempre il più efficace nelle strategie, lo avverte e lo interroga sul blistering. Lui risponde con un secco “NO PROBLEM”. Max è tornato e son dolori per tutti.

E’ antipatico a molti ma chi vince lo è sempre. Max Verstappen è questo, concreto, veloce, solido, è la furia dei vent’anni, è la presunzione di riuscire comunque, è il talento smisurato. Versbatten, purtroppo per i detrattori è l’anomalia, la macchia nera, il temporale estivo. Chiedete a Ricciardo, che fermo e scemo non è. La F1 ha bisogno di Max, non di Vandoorne né di Ericsson né di Sirotkin. Max, chapeau.

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