Assicurazione RC Auto all'estero: la nuova Direttiva europea

La Commissione Europea ha recentemente formalizzato alcune modifiche all'attuale Direttiva sull'assicurazione dei veicoli, eccone una molto interessante.



Si fa un gran parlare, in questi giorni, della proposta della Commissione Europea di introdurre l'assicurazione obbligatoria per le bici elettriche a pedalata assistita (anche per quelle con potenza entro i 250 Watt), per i segway ed altri mezzi di locomozione elettrica che la nuova Motor Insurance Directive considera alla stregua di qualsiasi altro "veicolo a motore".

Nella stessa proposta, però, c'è anche molto altro che ha a che fare con tutti noi. Lo spirito della nuova Direttiva vuole essere quello di armonizzare il mercato delle assicurazioni, creando una cornice unica europea dei diritti dell'automobilista che deve acquistare una polizza e della eventuale vittima di incidente, che deve essere rimborsata in maniera simile in tutti gli Stati membri.

Una delle novità più interessanti riguarda gli importi minimi di copertura delle polizze assicurative. Allo stato attuale la Direttiva vigente prevede già che in tutti gli Stati membri le compagnie assicurative debbano prevedere pari importo come copertura minima. Questo per evitare che lo stesso incidente venga rimborsato in maniera eccessivamente diversa in due Stati membri diversi, creando una palese discrepanza tra i diritti delle vittime di incidenti.

Tuttavia, come spiega la Commissione, "attualmente 13 Stati membri sono soggetti a importi minimi più bassi rispetto a quelli più alti previsti dalla direttiva. Ciò è dovuto ai periodi di transizione a norma dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 84/5/CEE, modificata dalla direttiva 2005/14/CE, e ha consentito ad alcuni Stati membri di ritardare la piena applicazione degli importi minimi. Tuttavia, a causa delle diverse date di riferimento dei diversi Stati membri per il ricalcolo periodico degli importi minimi, permane un divario tra questi 13 Stati membri che hanno beneficiato di periodi di transizione e tutti gli altri Stati membri. Questo perché, anche se nel frattempo sono scaduti i periodi di transizione, le rispettive date di fine dei periodi di transizione sono tuttora utilizzate come date di riferimento per l’aggiornamento quinquennale dell’inflazione".

La volontà della Commissione è quella di superare queste differenze, lasciando agli Stati la possibilità di prevedere importi minimi di copertura più alti (e non più bassi) rispetto a quanto previsto dalla cornice legale UE. Tutto questo per fare in modo che "vi sia un livello sufficiente di tutela minima delle vittime di incidenti automobilistici in tutta l’UE in caso di danni alle persone e danni a cose, indipendentemente dalla categoria del veicolo".

Altra novità interessante è quella relativa alla "sinistralità passata", termine molto UE friendly per indicare la quantità e qualità degli incidenti causati dall'automobilista negli anni precedenti. Sempre secondo la Commissione "l’attuale direttiva dispone che gli Stati membri sono tenuti a garantire che l’assicurato abbia il diritto di esigere un’attestazione di sinistralità passata relativa agli ultimi cinque anni. Tuttavia, non vi è nessun obbligo per gli assicuratori di tenere conto di tali attestazioni nel calcolo dei premi assicurativi".

Questo vuol dire, ad esempio, che se un italiano stipula un contratto assicurativo in Francia (magari perché abita vicino al confine e si sposta spesso per lavoro in territorio francese) l'assicuratore francese può non tenere conto del fatto che nei 5 anni precedenti l'automobilista non ha avuto alcun incidente. E quindi imporgli una polizza più cara di quella che avrebbe venduto ad un francese che non abbia fatto incidenti nello stesso periodo di tempo. Questo succede perché spesso le attestazioni provenienti da un diverso Stato membro vengono ritenute poco affidabili, se non addirittura fittizie, da parte degli assicuratori.

La Commissione spiega che "Per facilitare l’autenticazione delle attestazioni di sinistralità passata da parte degli assicuratori è utile che contenuto e formato siano gli stessi in tutta l’UE. Inoltre, laddove gli assicuratori tengano conto dell’attestazione di sinistralità ai fini della determinazione dei premi, non dovrebbe esserci alcuna distinzione basata sulla nazionalità o sulla sola base del precedente Stato membro di residenza dell’assicurato".

Tuttavia, è bene precisarlo, anche in questa nuova proposta di Direttiva non c'è alcun obbligo per gli assicuratori di prendere in considerazione le attestazioni di sinistralità passata.

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