Mille Miglia 2018: nel segno dell'Alfa Romeo

Tre vetture del biscione hanno monopolizzato il podio. Come sempre la carovana della più importante corsa italiana per auto storiche è stata accolta da un pubblico numeroso

Anche la Mille Miglia 2018 va in archivio. Freccia rossa, come è soprannominata; corsa più bella del mondo, come la definì Enzo Ferrari: chiamatela come vi pare, lo spettacolo è sempre altamente suggestivo. Il pubblico ha premiato l'edizione di quest'anno con la consueta alta partecipazione nelle città di mezza Italia in cui la carovana è transitata, per la precisione 200 comuni in 7 regioni. Solo 65 ritiri su 450 auto partecipanti (ma le richieste d'iscrizione sono state 725), decisamente non male, considerando che si tratta di delicate "vecchiette".

La Mille Miglia 2018 partiva nel segno dell'Alfa Romeo che festeggiava i 90 anni trascorsi dalla prima vittoria della casa in questa corsa, nel 1928 con Giuseppe Campari e il meccanico Giulio Ramponi su una 6C 1500 Super Sport. Si è anche conclusa con un trionfo delle auto con lo stemma del biscione costruite a Milano nell'antica fabbrica del Portello. Infatti tre Alfa hanno monopolizzato il podio.

Ricordiamo che nelle gare di regolarità il punteggio è attribuito sostanzialmente in base a quanto l'equipaggio si avvicina al tempo preassegnato (calcolato a velocità da Codice della strada) per coprire la distanza, oltre ad alcune prove di abilità effettuate su tratti chiusi al traffico.

L'edizione di quest'anno è stata vinta dall'equipaggio argentino composto da Juan Tonconogy e Barbara Ruffini. I due hanno partecipato a bordo di un'Alfa 6C 1500 GS "Testa fissa" del 1933. I due avevano già vinto la Freccia rossa nel 2013 e 2015. Al secondo posto Giovanni Moceri e Daniele Bonetti su una 6C 1500 SS del 1928.

Terzo posto per i vincitori dellle ultime due edizioni, Andrea Vesco e Andrea Guerini, su una 6C 1750 Zagato del 1929. Per quanto riguarda la Coppa delle dame, le vincitrici di quest'anno (45° posto assoluto) sono state Franca Boni e Monica Barziza, su una Lancia Aprilia 1500 del 1949.

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