Formula 1 GP Spagna 2018: il commento della gara

La gara di Barcellona vista dal nostro Matteo Babalus.

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Gp Spagna. 0,4 mm di discordia. Possono 0,4 mm ribaltare le sorti di una gara di Formula 1? Ne abbiamo sentite di ogni. Più alte, più basse, più tonde, più nere, più Mercedes. La faccenda si racchiude così: Barcellona, o Montmelò, è una pista completa ed impegnativa per qualsiasi macchina da competizione, con lunghi e veloci curvoni in appoggio nella prima metà di essa e con curve più secche e brevi nella seconda.

Un tempo, gli ultimi due curvoni lo erano ancora di più, ossia due curve destrorse che immettevano sul rettifilo principale, velocissime e da pelo, ma oramai non ci sono più, sono state rimpiazzate da una bella 90 gradi ed una chicane lentissima. Vabbè.

Diviene così il miglior banco di prova per una F1 grazie alla sua completezza, tant’è che i test collettivi prestagionali si tengono qui. Negli anni precedenti, quando era possibile provare liberamente per una squadra di F1, si provava ripetutamente al Montmelo. Quest’anno, i test prestagionali sono iniziati sotto la neve, con temperature rigidissime. Nonostante le temperature anomale per la Catalunia, molte squadre hanno sofferto di blistering.

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Ossia la formazione di bolle d’aria sotto il battistrada, generate dal muoversi della mescola o battistrada, in riferimento alla carcassa. Assieme alle temperature altissime prodotte dalle sollecitazioni dei sopracitati curvoni lunghissimi e velocissimi.

Queste bolle, arrivate in superfice, scoppiano. Le bolle, non le gomme! Ma rimane un problema di sicurezza. E la sicurezza è argomento delicato in F1, leggasi Halo. La Pirelli non ha fatto altro che portare in pista e le porterà ancora su almeno altre due piste veloci e con bassa usura, la soluzione più efficace, rapida e meno danarosa (per loro).

Ha assottigliato lo spessore della gomma, gestendo così il fenomeno. Meno materiale, minor riscaldamento. Essendo la sezione dello pneumatico inferiore, questo tratterrà meno calore. E’ un’equazione semplice e lineare. Non vi sono dubbi. Tutti i problemi di blistering sono spariti, la soluzione funziona, nonostante le temperature nettamente più alte rispetto ai test. Ovviamente, risolto un problema, se ne palesa un altro.

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La Mercedes, che ha sempre sofferto di blistering, è rinata. Invece di dover gestire e coccolare gli pneumatici per minimizzare il sopracitato fenomeno, può cercare la performance assoluta con assetti più spinti e aggressivi. Inoltre, con la mescola bianca, la Mercedes è praticamente imbattibile. Da sempre.

La Ferrari, invece, è naufragata. Più che indigestione di gomme, è stata cattiva interpretazione. Per come la vedo, non hanno trovato la quadra con le mescole, il passo del gambero mostrato in qualifica lo dimostra, tornando in q3 ad una mescola più dura.

La Ferrari, semplicemente, è andata più piano della Mercedes. Nonostante Sebastian avesse illuso tutti in qualifica con la sua classe cristallina, arrivando ad un soffio dalla pole position. Nessuno tocchi la Ferrari. Questo è il problema vero. Per la prima volta dall’inizio del campionato la Mercedes è stata più brava e veloce. Generando un mostro mediatico ed un clima da caccia alle streghe. Le gomme sono cambiate. Sono cambiate per tutti. Punto. Lo dice Vettel.

Pronti, via! Partono bene ed all’unisono le Mercedes. Poi la macchina di Bottas ha un mancamento, per un attimo smette di spingere, di fare strada e Vettel ne approfitta. Sfilano Lewis, Seb, Valtteri, Kimi, le due Rebull. Qualche scaramuccia alla seconda curva tra le Renault, le Haas e le McLaren ma il capolavoro arriva alla terza curva: Grosjean, sempre più sottomesso e sotto pressione dal compagno Magnussen, sbaglia.

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In impostazione è largo, tocca la zona verniciata verde ove il grip è ovviamente inferiore e perde la macchina. Prova a controsterzare, tiene giù il gas nel disperato tentativo di controllare la macchina o, comunque, fermarla. Purtroppo per lui la F1 non è una macchina da drifting e con la macchina di traverso, il carico generato è praticamente zero.

GP Spagna 2018 - Grosjean

A differenza di Cole Trickle, che rimase “in alto” su consiglio di Harry, Romain torna verso l’interno, generando una carambola degna di Giorni di Tuono, con fumo e ruote che volano, le sue e quelle degli incolpevoli Hulkenberg e Gasly. Safety car necessaria a rimuovere le auto e raccogliere metriquadri di carbonio in pista.

Io spezzerei comunque una lancia a favore di Romain, nonostante la sua fastidiosa abitudine di tenere il casco fin dentro la stanza d’hotel. Sicuramente ha sbagliato, coinvolgendo inoltre altri due piloti, ma la decisione di tenere aperto il gas era giusta.

Nonostante fosse completamente fuori controllo oramai, tenendo il gas aperto ha cercato sia di fermare la macchina sia di avere una traiettoria prevedile e lineare, nonostante la situazione disperata. Frenando e bloccando le quattro ruote, la macchina diviene veramente un proiettile impazzito, imprevedibile. Io la vedo così, colpevole certamente ma non idiota, bollito, pericoloso.

Riparte la gara, un assolo meraviglioso e noioso di The Hammer. Troppo più forte, troppo più veloce. Nelle interviste post qualifica dichiarava di non essere in sintonia con l’auto, considerato il distacco irrisorio di Bottas. Aveva ragione. Bottas secondo ma non se n’è accorto nessuno. Eppure in qualifica sembrava pimpante e pronto per il colpaccio. Verstappen torna ad essere Max, una gara maiuscola nonostante il CID con Sirotkin. Quando tutto gira è chiaro perché in Red Bull abbiano fatto ALL IN su di lui.

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Vettel fa il massimo possibile, tenta anche un secondo cambio gomme in regime di virtual safety car nel tentativo di aumentare il ritmo nel finale di gara, ma niente. Mancando velocità, nulla funziona. Attendiamo Montecarlo. Poi Ricciardo incolore, Magnussen sempre concreto, Sainz vince il derby iberico con Alonso, Perez ed il bravo Leclerc, finalmente libero da interviste, impegni, giustificazioni da dare ma concentrato a guidare.

Kimi rompe due volte: quando manca la velocità ma anche la fortuna. Prima di chiudere, Kubica è tornato in pista in una sessione ufficiale. Era già tornato alla guida di una F1, sia con la Renault sia con la Williams ma in occasione di sessioni di test. E’ tornato a suo modo. Più veloce dei piloti titolari e definendo la Williams “inguidabile”. Robert, ci manchi.

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