Historique Grand Prix 2018: tanta sana nostalgia a Montecarlo

Tanto spettacolo e soprattutto tanto pubblico, nonostante la pioggia, all'undicesima edizione del revival monegasco: le storiche piacciono ancora, e molto.

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Montecarlo: un luogo sacro per gli amanti dell'automobilismo di ogni genere.
Sia per i car-spotter che riempiono la città durante le belle stagioni, sia per i piloti che vedono Montecarlo come un obiettivo da raggiungere nella loro carriera.
Sì, perché a Montecarlo dal 1929 (con interruzioni tra la fine degli anni '30 e l'inizio degli anni '50) si corre una delle gare più importanti della storia dell'automobilismo: il Gran Premio di Monaco. L'albo d'oro di Monaco figura nomi che rimarranno scolpiti nell'eternità: Fangio, Nuvolari, Stirling Moss, Graham Hill. Ma anche dei grandi più recenti come Ayrton Senna che detiene il record di sei vittorie o Michael Schumacher che ne ha ottenute cinque. Tutti nomi che non si troveranno mai nell'albo di Yas Marina o di Baku.

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E così da ormai più di vent'anni, ogni due anni si rende omaggio a tutte quelle generazioni di piloti che, sprezzanti del pericolo, correvano con delle vere e proprie "macchine della morte", ben lontane dagli standard di sicurezza odierni.
Nell'edizione 2018 ci sono stati oltre 150 veicoli distribuiti su tre giorni di gare: sette le categorie con vetture che vanno dagli anni '30 fino all'era del turbo.
Tra questi 150 veicoli, alcuni impossibili da non riconoscere.
La immortale Lotus 25, ai tempi guidata da Jim Clark, in questa rievocazione è stata guidata da Andy Middlehurst nel tentativo di rendere omaggio al pilota britannico, che a Montecarlo non vinse mai.
La Lotus 25 fu sviluppata da Colin Champman in persona per il campionato del 1962, fu la prima vettura da Formula 1 ad adottare un telaio monoscocca.
La McLaren M26, l'ultima di Woking ad essere guidata da James Hunt, è stata affidata al venitisettenne pilota GT Michael Lyons.
Ma la star in assoluto è stata forse la Ferrari 312B guidata da Paolo Barilla. L'auto, che fu ai tempi di Clay Regazzoni, è stata restaurata dall'ex-pilota parmense e ora vicepresidente dell'omonima multinazionale, che se l'è goduta in un ambiente più ostico rispetto al solito F1 Clienti organizzato da Ferrari. Il restauro di questa 312B, effettuato dal suo stesso creatore Mario Forghieri, è stato documentato in un film uscito l'anno scorso nelle sale: anche per questo l'attesa per la "Boxer" all'Historique era tanta.
Gran dispiacere in gara F per il bresciano Alex Caffi, vincitore dello scorso Historique GP con la Ensign N176 Ford-Cosworth, anch'essa ai tempi pilotata da Regazzoni e oggi di proprietà di Ronnie Kessel.

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Era partito terzo ma, mentre lottava per il primo posto con Michael Lyons, la sua auto è andata in testacoda alla Chicane 11, finendo poi quattordicesimo e permettendo all'inglese di arrivare alla vittoria senza intoppi.
Al secondo posto è arrivato Stuart Hall con la McLaren M23 - quella con cui Fittipaldi nel '74 e Hunt nel '76 vinsero il Mondiale, mentre al terzo posto è arrivato Marco Werner con la  mitica Ferrari 312B2 di Niki Lauda.

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Ultimo avvistamento, ma non meno importante, è sicuramente quello della Lamborghini Marzal, una concept con cui nel 1967 il Principe Ranieri III di Monaco effettuò la parata ufficiale nel pre-gara, a fianco della moglie Grace Kelly. 51 anni dopo è stata riportata sul circuito cittadino più famoso del mondo.
La Marzal, opera di Gandini, aveva un aspetto ultra-futuristico, con le lunghe portiere ad ali di gabbiano in vetro. Non fu mai prodotta, ma ispirò lo stile delle Lamborghini successive, prime fra tutte Jarama e Espada.

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