Minardi Day 2018: ad Imola lo splendido passato delle corse

Oltre 9.000 spettatori nei due giorni che hanno animato l'autodromo di Imola. Tante Formula 1 e prototipi del passato, per rivivere quei suoni indimenticabili

Ogni tanto trascorrere un weekend nel passato del motorsport fa bene all'anima e alle orecchie. Almeno ci rendiamo conto delle differenze con il mondo attuale. A maggior ragione quando questi bolidi che hanno fatto la storia delle corse sono nell'habitat che loro compete: una pista, liberi di girare; non a motore spento, tristi in un museo. E' quanto hanno potuto assaporare gli oltre 9.000 spettatori accorsi all'autodromo di Imola il 5 e 6 maggio per il Minardi Day 2018, la terza edizione. Formula 1 e monoposto minori, sport prototipi, GT, oltre ad alcune vetture stradali straordinarie come le Pagani.

Tutto in onore di Gian Carlo Minardi, il cui contributo al mondo delle competizioni è stato notevole. E' stato lo stesso "patriarca" ad accompagnare sabato Valtteri Bottas lungo un giro ai box per incontrare il pubblico, prima di recarsi a Faenza dove si è esibito al volante della Mercedes W07 Hybrid del 2016 nel borgo medievale di Brisighella.

Un'altra "joint venture" emiliano-tedesca ha reso ancora più interessante la domenica del Minardi Day. E' molto raro vedere una monoposto moderna di Formula 1 pilotata da uno dei suoi progettisti. Ma così è stato per Aldo Costa, l'ingegnere parmense cresciuto in Formula 1 proprio alla Minardi, prima di passare alla Ferrari e infine al team Mercedes. Dove domenica ha potuto pilotare la W04 del 2013, l'ultima dell'era aspirata, progettata proprio dal 56enne ingegnere italiano. Costa ha quindi indossato casco e tuta e si è esibito in alcuni giri sul tracciato imolese.

Non capita spesso al pubblico di poter ammirare da vicino, se non appunto in un museo, gli stessi bolidi che hanno ammirato in televisione negli anni in cui hanno affrontato le corse. Girare senza problemi per la corsia box, entrare nei box stessi accanto a meccanici e piloti, è possibile solo in manifestazioni come questa, dove tutto viene ricondotto ad una dimensione umana, come nelle corse dell'epoca eroica.

Allora i nostri occhi ci permettono di tornare a quegli anni in cui le protagoniste erano la Ferrari di Michele Alboreto e quelle di Prost e Mansell, oppure la Tyrrell a sei ruote di Ronnie Peterson, così come la Wolf di James Hunt e Keke Rosberg; e ovviamente le Minardi: M185, M186, M189, M193 e PS04. Passando da due Cooper molto antiche, per chiudere come detto con la Mercedes W04.

E queste erano "soltanto" le Formula 1. Ma i veri appassionati sanno trovare motivi d'interesse anche nelle categorie meno prestigiose ma sempre interessanti, perché le corse sono corse. Quel fumo dagli scarichi, quel rumore lancinante durante il "revving", il riscaldamento iniziale del motore ancora a cofano aperto. Quell'odore di benzina misto olio, certamente tossico ma assolutamente affascinante. Quindi bellissime anche le Formula 3000, Formula 2, Formula Abarth e Alfa Boxer. Senza dimenticare la suggestiva parata di auto storiche, quelle che una volta vedevamo circolare tutti i giorni sulle nostre strade.

Un brutale ma comunque splendido confronto invece con i gioielli della tecnica e della creatività di oggi: le Pagani. Zonda e Huayra, capolavori assoluti quanto rari da vedere e soprattutto da sentire. Insieme al grande Horacio Pagani in persona.

Per chiudere con le vetture sport prototipo, quelle dell'epoca in cui rivaleggiavano per importanza con la stessa Formula 1. Su tutte la leggendaria Alfa Romeo 33 SC 12 che vinse il campionato del mondo endurance 1977 con Arturo Merzario, Vittorio Brambilla e Jean-Pierre Jarier. Con quel rumore in accelerazione così caratteristico, unico, indimenticabile e sublime. Già, i rumori, quei rumori. Pardon, suoni. Un concerto che non vorremmo mai smettere di ascoltare.

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