Problemi Tesla: perdite record, Model 3 non pervenuta

Diffusi i risultati di bilancio del primo trimestre. I ricavi aumentano ma la perdita netta è raddoppiata. Sempre centrale la capacità produttiva della Model 3

Un primo piano di Elon Musk

Chiudere un bilancio con perdite molto elevate pur in presenza di enormi ricavi è sempre indice di cattiva gestione aziendale. Che gli analisti lo considerino un fatto positivo perché si aspettavano perdite anche peggiori, è invece un segnale di quanto il mondo finanziario sia pieno di soggetti da internare in un ospedale psichiatrico. La Tesla ha appena diffuso i risultati economici del primo trimestre 2018 e non sono certo buoni. A fronte di ricavi in crescita (3,22 miliardi di dollari contro 2,7 del Q1 2017) la perdita netta è stata di 784,6 milioni; nello stesso periodo dell'anno precedente era stata di 330,3 milioni. Quindi le perdite sono più che raddoppiate nonostante un piccolo aumento delle entrate.

Gli analisti sono contenti perché si aspettavano un fatturato minore e perdite ancora più elevate. Ma questo in realtà dimostra solo che gli analisti non ci prendono un gran che. Invece il dato importante che esemplifica la vera risposta dei mercati, cioè di chi ha sborsato del denaro per acquistare quote di capitale dell'azienda di Elon Musk, è quest'altro: -5,55%. E' il calo registrato al Nasdaq dal titolo Tesla alla chiusura delle contrattazioni del 3 maggio, poche ore dopo la diffusione dei risultati trimestrali di bilancio. Nell'ultimo anno l'azione ha perso l'8,54%, non proprio quello che si dice una buona prestazione. Altro numerino non da poco: la liquidità è scesa da 3,37 miliardi di dollari al 31 dicembre 2017 a 2,67 miliardi al 31 marzo 2018. Cioè 700 milioni di dollari di prezioso contante (con cui vengono pagati stipendi e forniture) bruciati in tre mesi.

Musk ha poco da fare lo spiritoso, come ha invece fatto sempre il 3 maggio, durante la conference call con gli analisti in cui ha presentato i risultati. Alla persistente e inevitabile domanda sulla produzione della Model 3 egli ha (non) risposto: "La gente si focalizza su quello che accade in poche settimane o in pochi mesi. Negli investimenti si deve invece essere concentrati sul lungo termine. Non m'interessano i desideri di chi fa trading giornaliero. Chi è preoccupato per la volatilità finanziaria, senz'altro non dovrebbe acquistare il nostro titolo. Per favore vendetelo, non compratelo".

Molti potrebbero prendere Musk in parola. Perché il nodo di tutte le questioni porta sempre lo stesso nome: Model 3. Se la produzione non viene aumentata in modo sufficiente da soddisfare l'incredibile domanda preventiva, la Tesla fallirà. Lo stop alla produzione decretato due settimane fa di certo non sostiene il morale degli investitori. C'è una grande differenza tra marketing spin e vera capacità industriale.

Ad un'altra scomoda domanda da parte degli analisti, cioè sull'affidabilità del sistema Autopilot, Musk ha recitato il solito copione, prendendosela con i giornalisti brutti e cattivi e irresponsabili. In realtà questo è in parte vero; cioè, è vero che una parte del mondo dei media si è prestata a far credere che le Tesla, come quelle degli altri costruttori con dispositivi analoghi, guidino da sole. Ma la colpa non è tutta da una parte sola.

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