Auto elettriche: senza incentivi non ce la fanno

In Danimarca il governo pensa di reintrodurli dopo il crollo delle vendite. Situazione non diversa dal resto d'Europa

Auto elettriche

Potrebbe anche non importarci particolarmente delle dinamiche politiche ed economiche della Danimarca, tuttavia in questo caso potremmo trovare un segnale utile anche per noi. Il governo di centrodestra della nazione scandinava ha annunciato che potrebbe tornare a varare incentivi fiscali per acquistare auto elettriche, poiché le vendite di tali modelli sono crollate. Lo ha detto direttamente il primo ministro Lars Lokke Rasmussen. Si è passati da circa 5.000 nel 2015 a poco oltre 700 nel 2017. Tale fenomeno è dovuto quasi completamente alla politica di diminuzione progressiva degli incentivi.

Il governo ha invece deciso di tagliare in modo consistente le tasse generali sull'acquisto di auto, in particolare i dazi doganali, fra i più alti al mondo. Tuttavia le scelte recenti dei compratori hanno privilegiato prevalentemente le auto a benzina, a danno soprattutto del diesel. A ciò si aggiunge la recente minaccia degli avversari di Rasmussen, il Partito Socialdemocratico, di voler vietare le vendite delle auto diesel dal 2030, qualora vincessero le elezioni che si terranno nel 2019.

Rasmussen ritiene che le energie rinnovabili siano arrivate al punto di sostenersi da sole, senza investire necessariamente denaro pubblico. Ha annunciato tra l'altro un piano da 2 miliardi di dollari per arrivare a produrre energia totalmente da fonti non fossili entro il 2050. Quanti di noi fra 32 anni si ricorderanno di questa promessa è difficile da stabilire.

Ma le auto elettriche oggi non sono minimamente in grado di sostenersi da sole. Lo dimostrano i numeri. La Danimarca è uno dei più piccoli stati europei, la sua popolazione non arriva a sei milioni di abitanti, poco più della metà della sola Lombardia. Ma nelle altre nazioni europee la situazione non è molto diversa: solo in presenza di fortissimi incentivi la gente acquisterebbe auto elettriche, forse.

Perché il reale nodo della questione è un altro, anch'esso arcinoto. La tecnologia non è realmente pronta per una diffusione di massa; autonomie scarse e tempi lunghi di ricarica sono ancora ostacoli pesanti. L'infrastruttura non è neanche lontanamente adeguata a sostenere una circolazione su larga scala. Solo aziende ed enti pubblici oggi hanno dimensioni e risorse organizzative sufficienti per utilizzare veicoli elettrici.

Basterebbero incentivi fiscali all'acquisto? Non è detto. A cosa serve pagare relativamente poco un'auto se poi è difficile riuscire ad usarla? Perché nemmeno la struttura di produzione dell'energia elettrica è al momento pronta a sostenere uno spostamento pesante dalla mobilità termica a quella elettrica. Serve una programmazione seria; soprattutto tenendo bene in mente che le bacchette magiche non esistono.

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