Guida autonoma: l'importanza dell'open source

Il Ceo di una start-up americana ha ribadito l'importanza di rendere open source i dati sui test delle auto a guida autonoma per migliorare la sicurezza.

Ford Fusion


Le autorizzazioni per i test e lo sviluppo della tecnologia della guida autonoma sono stati messi a dura prova ultimamente, soprattutto negli States, a causa dei recenti incidenti che hanno portato alla morte di due pedoni sulle strade dell’Arizona e della California.
Ma se vere e proprie battute d’arresto non sono state registrate, è vero anche che questi ‘piccoli’ scandali hanno aperto gli occhi sull’importanza, soprattutto in questo momento, di condividere il più possibile e mettere a disposizione di tutti, dati e informazioni circa i risultati dei test di sicurezza sulle strade. Questo vuol dire, in sole due parole, “open source”.

L’ultimo a pensarla così è stato Oliver Cameron, il CEO di Voyage, una start-up nata da Udacity, che ha trasformato cinque Ford Fusion in modelli di taxi a guida autonome su cui condurre test. In un’intervista rilasciata alla rivista americana Ars Technica, Cameron ha affermato di voler rendere open source tutte le informazioni riguardanti i test di sicurezza effettuati su auto a guida autonoma.

Al momento però, i prototipi utilizzati da Voyage sono veicoli che percorrono le strade interne a due comunità di riposo della California e della Florida, e questo rende le loro prove limitate: motivo per cui ci si aspetta che vengano aggiunti, da altri utenti, informazioni sui comportamenti delle auto in circostanze e ambienti che loro di Voyage non possono ancora supportare, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di alta velocità sulle autostrade.
La speranza, per il CEO della start-up, è che la comunità non si limiti solo ad usufruirne ma anche a implementare quelle informazioni con i risultati in loro possesso, così da rendere i lavori sulla tecnologia di guida autonoma più rapidi e più precisi, e soprattutto evitando in futuro incidenti mortali come quelli che hanno coinvolto vetture di Uber e Tesla.
“Avere uno schema o un modello che ti dice cosa il tuo veicolo dovrebbe fare in determinate situazioni, ti aiuta a capire come migliorare la tua tecnologia”, dice Cameron, “ma ci vuole molto tempo per pensare a tutti gli scenari possibili e per portare il software al giusto livello di qualità; open source significa più occhi e più riscontri”. Il rilascio della piattaforma avverrà con il nome di Open Autonomous Safety (OAS), che sarà di fatto un registro contenente documenti e codici.


Voyage ha sviluppato passo dopo passo gli scenari che mostrano nel dettaglio come le loro auto dovrebbero rispondere alle centinaia di situazioni, soprattutto a quelle che si presentano in un contesto periferico. Ma per portare la tecnologia di guida autonoma al livello 4 è necessario conoscere anche il comportamento delle auto sulle autostrade, dove le variabili che le influenzano sono molteplici.

I codici divulgati da Voyage funzionano solo con specifici sensori, molti sono device come ’Velodyne lidars’ e Bosch, già utilizzati da altre compagnie che studiano la guida autonoma. Voyage inoltre renderà disponibili anche il programma di formazione dei loro veicoli e il manuale di guida sicura.

Non solo Voyage, ma anche Udacity, che è l’organizzazione educativa che offre corsi aperti online, da cui deriva lo stesso Voyage, ha in programma di mettere a disposizione fonti aperte di codici sulla guida autonoma, così come anche Comma.ai, un’altra start up ha già realizzato un software di kit per dopo l’acquisto dell’auto autonoma. E ancora Baidu, sta sviluppando la piattaforma Apollo, che a quanto pare sarà il sistema Android delle auto a guida autonoma.

  • shares
  • Mail