Divieto auto diesel: costruttori preoccupati

I divieti minacciati dalle principali città europee creano ulteriori problemi alle case nel rispettare i limiti UE sulle emissioni di CO2

Divieto auto diesel

Il divieto alle auto diesel che incombe come una minaccia concreta su diverse metropoli europee preoccupa una buona parte di costruttori. Perché non si tratta solo di Parigi, Milano, Roma e molto probabilmente Londra. Il problema riguarda anche la Germania, dopo la recente sentenza della Corte federale che ha dato il via libera alle amministrazioni cittadine sulla possibilità di vietare appunto la circolazione a singole categorie di veicoli. Stoccarda è la prima, altre sono in coda.

La scusa delle amministrazioni, basata su interpretazioni molto fantasiose di dati ritagliati su misura secondo le convenienze politiche, è quella di ridurre l'inquinamento. Il reale motivo è, come sempre, gettare fumo negli occhi creando un capro espiatorio demagogico per sviare l'attenzione pubblica dal vero problema: l'incapacità endemica di pianificare uno sviluppo urbano che tenga conto in modo efficiente delle esigenze della circolazione; perché al primo posto, in ogni grande città del mondo (ma anche in quelle piccole), viene sempre la speculazione edilizia, la prima vera causa dell'inquinamento.

Cosa ne pensano le case automobilistiche? Tutte contente perché ora la popolazione si precipiterà in massa ad acquistare auto elettriche, gonfiando i bilanci dei costruttori? Non è proprio così. Innanzitutto se solo lo 0,5% in Europa e meno dell'1% negli USA acquista auto alimentate solo a batteria è perché ci sono validi motivi, che conosciamo tutti. Per quanto riguarda le ibride, la loro crescita è molto sostenuta, tuttavia si è ancora lontani da numeri significativi.

Quindi i bilanci delle case non possono ancora fare a meno del diesel, almeno in parte. La risposta dei costruttori dipende infatti da quanto le loro vendite siano legate a questa alimentazione. Chi produce tanti modelli di grandi dimensioni non può ancora prescindere dal gasolio. Il fatto che la gente ormai desideri solo SUV è un'aggravante decisiva. La pietra tombale è poi data dalle leggi sulle emissioni di CO2. Per rispettare il limite di flotta dei 95 g/Km per veicolo nel 2021 il diesel è dunque fondamentale, almeno per le cilindrate medio-superiori (i motori a gasolio consumano dal 20 al 30% in meno rispetto a quelli a benzina, a parità di potenza). Non riuscirci comporterà multe di centinaia di milioni di euro da parte dell'UE. Ma la guerra politica al diesel obbligherà la gente a rinunciare all'acquisto, i primi segnali sulle vendite cominciano ad arrivare; quindi c'è poco da stare allegri.

Abbiamo già visto la posizione di Mercedes-Benz, nettamente contraria ai divieti. Ma anche nel gruppo Volkswagen le cose non sono molto differenti. Perché nonostante i piani per una consistente svolta elettrica nei prossimi anni annunciati dal CEO Mathias Müller già nel "day after" dello scandalo dieselgate, il gasolio sposta ancora una fetta prevalente dei veicoli appartenenti alla galassia di Wolfsburg. Lo stesso Müller ha dichiarato a Ginevra lo scorso marzo che si aspetta una rinascita del diesel nei prossimi anni con un ritorno all'aumento delle vendite. Nemmeno in Audi sono contenti. Come riporta Automotive News Europe, il vicepresidente dello sviluppo tecnico Horst Glaser ha detto che la qualità dell'aria nelle città tedesche migliora costantemente, ma il dibattito in materia non fa che peggiorare.

Che la situazione sia preoccupante per i costruttori è confermato anche da Thomas Schmid, direttore operativo di Hyundai Europa. Egli ha puntualizzato che pochi, tra quelli che invocano una nuova mobilità, si domandano una cosa molto semplice: se io compro un'auto nuova oggi, posso guidarla in città? Che effetti ci saranno sul valore residuo della vettura? Domande che invece chi compra l'auto coi propri soldi invece si fa benissimo. Sono preoccupati per il calo delle vendite diesel anche in Ford UK: il direttore Andy Barratt lo ha detto a chiare lettere.

Ci sono poi i costruttori che fanno buon viso a cattivo gioco e si preparano ad abbandonare il diesel senza rimpianti. Giapponesi in testa. La Nissan è fra le marche più decise verso la mobilità elettrica. Il vice presidente pianificazione prodotto di Nissan Europa, Ponz Pandikuthira, ha detto che per chi ha quote di mercato più piccole non c'è alternativa. Toyota ha poi deciso di abbandonare completamente il gasolio sulle auto vendute in Europa, chiaramente avendo la maggior parte del business mondiale sulle ibride. Su questa linea si sono collocati infine anche costruttori le cui vendite invece dipendono in larga misura dal diesel, come Volvo, Land Rover e il gruppo FCA, quindi Fiat, Alfa Romeo e Jeep.

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