Autovelox: la verifica di funzionamento non va confusa con taratura e omologazione

La verifica di funzionamento non va confusa con la taratura e l'omologazione, né queste ultime possono sostituire o comprendere il controllo.

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Tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento. Questo quanto affermato dalla sentenza n. 9645/2016 della Corte di Cassazione assimilando così un principio fondamentale da applicare nell’accertamento delle infrazioni al Codice della Strada tramite autovelox emanato dalla Corte Costituzionale con la decisione numero 113 del 2015.

Come ci ricorda il sito studiocataldi.it, con la sentenza n. 944/2017, il Giudice di Pace di Benevento ha chiarito, confermando quanto già deciso della Cassazione, che la verifica di funzionamento non va confusa con la taratura e l'omologazione, né queste ultime possono sostituire o comprendere il controllo.

Nel caso in oggetto il Giudice ha accolto il ricorso di un automobilista che contestava l’infrazione in quanto rivelata con un’apparecchiatura Autovelox 106 non sottoposta ad un’idonea procedura di verifica del funzionamento. Secondo la sentenza, l’assenza di tale verifica rende qualsiasi dispositivo elettronico “inattendibile e non idoneo a provare la fondatezza dell'accertamento amministrativo”.

Non basta il certificato di taratura come sostenuto, invece, dall’amministrazione. Questo perché la verifica del rispetto dei limiti di velocità scaturisce da un sistema di controlli preventivi, in corso di utilizzazione e successivi. Un sistema complesso tale da garantire il diritto di difesa del cittadino e la legittimità dell'azione amministrativa. Se manca uno dei passaggi stabiliti per legge, l’attendibilità dell’accertamento è irrimediabilmente compromesso e l’automobilista non può essere multato.

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