I big di internet vogliono entrare nelle nostre auto

Mentre noi chiediamo sempre più tecnologia a bordo delle nostre auto, Google, Amazon e gli altri competono con le case automobilistiche.


I big di internet vogliono entrare nelle nostre auto
I clienti dell'industria automobilistica vogliono sempre più tecnologia a bordo delle auto e le auto, a loro volta, sono sempre più imbottite di hardware e software e, soprattutto, sono sempre più connesse agli smartphone e ai servizi cloud.


Oggi la dotazione tecnologica è un fattore importante nella scelta di una macchina e, allo stesso tempo, la tecnologia in auto ci distrae e causa incidenti. Ma la strada è segnata: ci sarà sempre più tecnologia a bordo dei veicoli che useremo per andare al lavoro, per portare i nostri figli a scuola e per divertirci.

L'avvento delle auto a guida autonoma non farà altro che ingigantire questa tendenza perché, se l'auto si guida da sola, il parabrezza può anche diventare uno schermo su cui proiettare contenuti multimediali o flussi social mentre l'auto driverless ci porta dove le abbiamo chiesto.

In quest'ottica, come rileva giustamente Sci-Tech Today, è in corso una battaglia sotterranea tra i produttori di automobili e quelli di tecnologia multimediale. Perché questi ultimi non sono più dei semplici fornitori, ma una parte fondamentale del successo o del fallimento di un modello. Se un tempo una grande casa costruttrice chiedeva qualcosa a un fornitore, il fornitore aveva solo una scelta: riuscire a fornire quanto chiesto o perdere il cliente.

Adesso le cose si invertono: è il costruttore di automobili a inseguire il fornitore di tecnologie (Google, Amazon, Apple solo per fare tre nomi, ma di quelli pesanti), perché il grosso delle tecnologie, in realtà, è fuori dall'auto: nel cloud, nei potentissimi server dei big di internet che, a differenza dei produttori di automobili, hanno come core business quello di macinare quantità inimmaginabili di dati.

I comandi vocali e, soprattutto, l'integrazione delle auto con gli assistenti vocali (come Google Assistant, Amazon Alexa, Apple Siri e Microsoft Cortana) saranno il banco di prova di questo nuovo equilibrio di potere. Tra pochissimi anni le auto non potranno non essere compatibili con almeno uno di questi sistemi. Forse lo saranno con tutti, forse i costruttori saranno costretti a sceglierne uno solo sperando che sia quello giusto.

Gli utenti li useranno e consegneranno i loro preziosi dati personali, che valgono non pochi dollari, a Google o Amazon o qualche altro fornitore. In quel preciso momento i costruttori auto avranno due problemi: il primo è che avranno perso dei soldi dalle transazioni generate all'interno delle vetture che vendono; il secondo è che l'interfaccia tra il cliente e l'auto sarà uguale a quella di qualunque altro competitor che venda auto compatibili con lo stesso assistente personale.

In pratica le interfacce tecnologiche delle nostre auto rischiano, tra pochi anni, di diventare più o meno tutte uguali: il sistema audio di una Volvo pilotato tramite Google Assistant sarà praticamente identico a quello di una Mercedes, se anche la Mercedes sarà compatibile con Google Assistant: "Ok Google, alza il volume".

A questo punto la domanda da farsi è: i costruttori auto riusciranno a competere o resteranno schiacciati dallo strapotere delle tech companies?

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