Danneggiamento auto in strada: è reato nonostante antifurto e video sorveglianza

Persiste il reato di danneggiamento aggravato dall'esposizione delle cose alla pubblica fede.

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La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, con la sentenza n. 51622/2017 si è pronunciata sulla vicenda di un uomo condannato alla reclusione e al risarcimento dei danni per aver colpito con un martello l'auto del rivale parcheggiata in strada.

Come ci ricorda il sito studiocataldi.it, il reato di danneggiamento è stato depenalizzato dal d.lgs. 7/2016, ma persiste il danneggiamento aggravato dall'esposizione delle cose alla pubblica fede, come avviene per le autovetture parcheggiate in strada, un comportamento che immancabilmente sfocia nel penale.

Davanti agli ermellini, l’imputato aveva portato a sua difesa la contraddittorietà nella motivazione in seguito all’avvenuta depenalizzazione del reato di danneggiamento e che l’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede non era corretta. Infatti, secondo la tesi dell’imputato, la presenza di un allarme sonoro montato sulla vettura del danneggiato, insieme ad un impianto di sorveglianza utilizzato dallo stesso per monitorare costantemente l’auto, potevano essere degli elementi validi per escludere il concetto di pubblica fede.

Ma nonostante il d.lgs. 7/2016, la norma ha mantenuto la rilevanza penale per alcune ipotesi come, ad esempio, in casa di violenza alla persona, minaccia o in occasione di manifestazioni pubbliche. Infatti, secondo i giudici continua ad essere sanzionato penalmente il danneggiamento commesso su una serie di beni o con particolari modalità, nonché in presenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede.

In più, l'uso di un antifurto sulla vettura, sonoro o satellitare, insieme alla presenza di un sistema di video sorveglianza non bastano ad escludere quest'ultima aggravante perché così facendo non si elimina l'affidamento della res. Per i giudici si tratta di strumenti che possono facilitare una reazione contro il furto e il danneggiamento del bene esposto alla pubblica fede o contro il colpevole, ma di fatto non possono impedire la consumazione dell'illecito. Ricorso rigettato e imputato costretto al pagamento delle spese e di una somma supplementare.

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