DS Performance: dalla Formula E alle vetture di serie

Un giorno nella sede di DS Performance a Versailles: come nasce una monoposto elettrica ed in cosa aiuta la casa nelle auto di serie

Tre anni fa è nata la Formula E, il campionato di monoposto esclusivamente elettriche. Sin dal primo giorno il marchio DS è protagonista in questa categoria, guardata inizialmente con un po’ di sospetto e scetticismo da molti, prima di attirare tanti marchi importanti del mondo dell’automotive, come BMW e Mercedes.

Sono stato a Versailles, la località con la famosa reggia alle porte di Parigi, dove ha sede il quartier generale dei marchi PSA Motorsport (DS Performance, Citroen Racing e Peugeot Sport) e dove nasce la monoposto del team DS Virgin Racing. Ora siamo a cavallo tra la terza e la quarta stagione della categoria elettrica, che prenderà il via il prossimo 2 dicembre sul tracciato cittadino di Hong Kong.

I tecnici del gruppo francese sono al lavoro sulla nuova monoposto e, in particolare, sul nuovo powertrain, quello che dovrà consentire alla vettura di Sam Bird e Alex Lynn di lottare per le prime posizioni, dopo la quarta piazza finale della passata stagione. A differenza della Formula 1, dove i team sviluppano la propria vettura partendo da zero, in questo caso si parte da una base comune (telaio e batterie) ed il compito principale dei team è bilanciare nel miglior modo i pesi della vettura e trovare le giuste soluzioni nel software, sviluppato completamente all’interno delle case, per garantire una competitività maggiore alla propria monoposto.

E’ un lavoro piuttosto complicato, da svolgere principalmente in fabbrica ed al simulatore, visto che ci sono soli 15 giorni di test in pista per regolamento ed, una volta omologata la vettura, non si può più provare, se non durante i weekend di gara. Per questo, la preparazione di una gara e della stagione avviene principalmente davanti al video. Il simulatore è praticamente una replica della monoposto reale: dal volante alla posizione del pilota, passando per i pedali di freno ed acceleratore. L’ho potuto provare e, al di là della mia scarsa esperienza, sembra davvero di essere in pista con la vettura.

Il lavoro del team comprende lo studio delle piste e delle strategie sul risparmio di energia, da utilizzare poi in gara. In caso di circuito nuovo, come per la prova italiana di Roma (14 aprile 2018), circa un mese prima viene finalizzato il tracciato virtuale, per permettere ai piloti di conoscerlo con largo anticipo. Per ogni tappa del Mondiale, ogni pilota lavora con i tecnici almeno tre o quattro giorni intensamente davanti al video. Una preparazione molto minuziosa, per poter essere poi pronto per il sabato, quando si disputano prove libere, qualifiche e gara, nello spazio di poche ore.

La Formula E non è solo fine a se stessa e non si ferma solamente ai risultati di una prova o di una stagione: ha un compito di primo piano anche pensando alle vetture di serie, in particolare in questo momento, dove tutti i marchi si stanno sempre più impegnando verso il mondo elettrico e ibrido. “Il lavoro svolto con queste monoposto è importante per velocizzare lo sviluppo di queste tecnologie per il futuro dell’auto - mi viene spiegato dal direttore tecnico di DS Performance Thomas Chevaucher - Il nostro obiettivo, infatti, è aiutare l’intero gruppo PSA, sia per la quanto riguarda la competizione che per le auto per tutti i giorni”.

Non sono presenti parti delle monoposto spostate direttamente sulle vetture che troveremo in commercio, ma questo lavoro svolto con la Formula E ha “aiutato ad aiuterà progredire lo sviluppo, rendendo più accessibile ed economica questa tecnologia per i prossimi anni”. Quando DS lancerà la propria offensiva sulle auto di serie. A partire dalla DS7 Crossback, in prevendita dai giorni scorsi, ogni modello avrà una sua corrispondente ibrida o elettrica. Perché la casa francese crede fortemente in questa strada: “E’ il futuro e vogliamo farlo crescere rapidamente”.

  • shares
  • Mail