Un'auto sicura è un'auto... spenta?

Come la tecnologia sta già cambiando, senza troppo clamore, il mondo dell'automobile.

TOPSHOT - A picture taken on October 17, 2016 shows an employee walking behind a glass wall with machine coding symbols at the headquarters of Internet security giant Kaspersky in Moscow. / AFP / Kirill KUDRYAVTSEV / TO GO WITH AFP STORY BY Thibault MARCHAND        (Photo credit should read KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

Titolo preso in prestito da una celebre frase di Kevin Mitnik, uno degli hacker più famosi di sempre, nel suo libro "L'arte dell'inganno": un computer sicuro è un computer spento. Arriveremo prima o poi a questo paradosso?

Quello che è certo è che, durante l'ultimo Salone di Francoforte abbiamo sentito parlare sempre di più di automobili connesse. Auto che si "accendono" in remoto, che parcheggiano tramite un telecomando, che scambiano dati di posizione, che possono essere aperte e chiuse da operatori di servizi. Il tutto all'interno di "ecosistemi" che dovrebbero fidelizzare sempre di più l'utilizzatore finale, esattamente come ha insegnato Apple negli ultimi 20 anni.

Ed ogni volta che si accenna a connessioni, dati, app e funzioni dagli scopi più diversi, non riesco a non far scattare un campanello di allarme. Se è così facile penetrare in un pc, cosa può accadere ad un'automobile? Le immagini dei film hollywoodiani, con hackers che riescono a far fare qualsiasi cosa a veicoli di ogni genere, sono davvero lontani dalla realtà?

Ne abbiamo parlato con Asaf Atzmon di Harman, dove ricopre il ruolo di director for business development & marketing, automotive cybersecurity. La prima buona notizia è che l'industria tecnologica sta già lavorando alla sicurezza dei sistemi. E, nel caso di Harman, azienda che fa parte della galassia Samsung, si parla già di una stretta collaborazione con partner del calibro di IBM, G+D Mobile Security ed Irdeto.

Come funziona la sicurezza a bordo? Senza entrare in tecnicismi informatici, possiamo dire che la piattaforma Harman Shield rileva istantaneamente un possibile attacco. In buona sostanza il sistema studia, ancora prima che la vettura entri in produzione, tutti i componenti elettronici ed il loro comportamento. Questo gli permette di poter individuare una anomalia riconducibile ad un intervento esterno, quindi un attacco. Nel caso, esistono varie possibilità di mettere a conoscenza del problema guidatore e passeggeri, ed eventualmente di fermare il veicolo in condizioni di sicurezza. In pratica, niente a che vedere con gli antivirus da pc.

Tutti i sistemi lavorano sotto traccia tanto che l'utente finale, guidatore o cliente, difficilmente si accorgerà del loro funzionamento. D'altra parte Harman Shield, così come l'IBM QRadar Security Intelligence Platform, l'Irdeto’s Cloakware Secure Environment ed il G+D’s Automotive Security Management Framework, sono prodotti destinati all'industria automobilistica la quale, purtroppo, è tradizionalmente restia a fornire informazioni sui propri fornitori. Un peccato, perchè di fronte ad innovazioni basate sulla connettività, dati certi sul fronte sicurezza sarebbero sicuramente apprezzati dai (possibili) clienti.

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