L'Halo in F1 per il 2018

Halo in F1 per il 2018, nonostante il parere negativo di nove team su dieci.


Formula 1 -

Alla fine Halo sarà. La FIA, in una nota ufficiale, ha dichiarato l'obbligatorietà del sistema di protezione messo a punto dalla Mercedes più di un anno fa, nonostante il parere contrario di nove team su dieci. Con una mossa decisionale quasi a sorpresa, lo Strategy Group ha imposto dunque questa soluzione che molti piloti hanno bocciato.

E' evidente che, dopo la prova dello Shield da parte della Ferrari e di Sebastian Vettel, prova bocciata vista la bombatura nella zona centrale che offriva una visione distorta, oltre a turbolenze che causavano anche nausea al tedesco, la Federazione abbia voluto dunque scegliere la iniziale. L'Halo, provato in varie situazioni da più parti, non ha mai entusiasmato addetti ai lavori e pubblico. Troppo brutto, poco utile in realtà per quel concetto di sicurezza tanto paventato.

Già, perchè a ben vedere, qui si sta arrivando ad un doppio controsenso. Il primo per la natura della Formula Uno, da sempre classe a ruote scoperte. E se da un lato il rischio fa parte del mestiere, dall'altro snaturarne l'animo cercando una protezione in nome di una paventata sicurezza risulta un escamotage di difficile comprensione. La Formula Uno negli ultimi anni ha fatto enormi passi avanti in termini di sicurezza, e gli esempi sono alla mercè di tutti. Basti pensare all'incidente dello scorso anno in Australia di Fernando Alonso, o ancora prima a quello di Webber a Valencia quando decollò anch'egli su Kovalainen. Dinamiche non dissimili ed infatti i grandi problemi delle vetture di Formula son sempre i soliti: le dinamiche di decollo innescate dai contatti e la testa scoperta.

La soluzione però è ancora una volta, figlia dell'emotività. Il che comporta, al solito, ad un qualcosa di posticcio. E stona ancor di più vedere un'imposizione immediata e risoluta nonostante gli stessi protagonisti abbiano bocciato tale sistema.

Il travaglio in questa corsa quasi sincopatica si basa su tre momenti cardine, purtroppo tragici. Il primo fu quello della molla di Rubens Barrichello staccatasi dalla sua BrownGP nel 2009 in Ungheria che si scagliò su Felipe Massa, il secondo fu l'incidente che vide la morte del giovane Surtess in Formula 2 a seguito di una ruota che lo colpì sul casco, il terzo fu l'incidente di Jules Bianchi contro un trattore. Dinamiche differenti, episodi opposti che nulla hanno a che vedere oltretutto con la soluzione. Probabilmente solo il secondo caso si sarebbe risolto positivamente, ma già con l'introduzione di cavi d'acciaio sulle sospensioni per fare in modo che le ruote non si stacchino, una soluzione chiara è stata presa.

Già, perchè l'Halo nella situazione di Felipe Massa sarebbe stato completamente inutile: la molla avrebbe centrato il casco del brasiliano. Non parliamo poi dell'incidente dello sfortunato talento di Jules Bianchi con una FIA da Ponzio Pilato che parlò di errore del pilota, e sottovalutò - per cosi dire - le responsabilità di un mezzo di soccorso nella tangente di una via di fuga. La decelerazione immediata in seguito ad uno scontro con un mezzo del genere, ad un qualcosa che ha un peso inconciliabile e, sopratutto, che non assorbe la forza in atto decretò la fine del compianto francese, non il semplice concetto di impatto. Ed anche qui l'Halo quanto sarebbe potuto essere utile?

SUZUKA, JAPAN - OCTOBER 05:  Jules Bianchi of France and Marussia receives urgent medical treatment after crashing during the Japanese Formula One Grand Prix at Suzuka Circuit on October 5, 2014 in Suzuka, Japan.  (Photo by Clive Mason/Getty Images)

Una soluzione posticcia che oltretutto va incontro ad ulteriori problemi: in caso di cappottamento uscire dall'auto non è così immediata e facile, lo dicono gli stessi piloti; la visibilità dei piloti peggiora e, non ultimo, le stesse vetture perdono di sex appeal. Quest'ultima annotazione, fortemente sottolineata dagli stessi tifosi sui social network, non sarebbe stata presa in considerazione qualora la sicurezza sarebbe stata conclamata e chiara.

L'Halo dunque come l'uovo di Colombo per uno Strategy Group. Una soluzione non richiesta e non voluta. Ed allora, cui prodest? A chi conviene? Alla stessa FIA ovviamente che - evidentemente - pensa che forzando la situazione con una soluzione acerba e bocciata possa comunque "mettere una pezza" ad eventuali situazioni di pericolo. Non sarebbe stato meglio continuare con la ricerca di una soluzione strutturalmente valida al 100%? D'altronde, con il livello di sicurezza raggiunto dalle vetture di oggi, questa rincorsa frenetica non risultava proprio necessaria.

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