Multa: nulla se presenti le coordinate GPS

Il luogo dell’infrazione deve essere identificato con i parametri convenzionalmente accettati.

Secondo quanto previsto dall’articolo 383 del regolamento attuativo del Codice della Strada, il verbale con il quale viene contestata e sanzionata in via non immediata un’infrazione, deve sempre riportare la data e la località dove è stata commessa la violazione. Questo per permettere al trasgressore di riconoscere le circostanze e il luogo dove essa è avvenuta, potendo così esercitare il proprio diritto di difesa.

Un Giudice di Pace di Reggio Emilia, con la sentenza numero 811/2017, ha ribadito come, per questo scopo, è sempre opportuno utilizzare dei parametri convenzionalmente accettati indicando sempre il nome della via, il numero civico e la chilometrica, ma non le coordinate GPS.

Il Giudice ha accettato così il ricorso di un automobilista affermando che una tale indicazione non è consona la criterio di ragionevolezza e chiarezza che consente all’automobilista di individuare il luogo dove è stata commessa l’infrazione.

Come riportato dal sito studiocataldi.it, per il Giudice di Pace non si può pretendere che:

“…l’utente medio sia in possesso di un ricevitore GPS e delle conoscenze per utilizzarlo.”

Inoltre, anche l’accuratezza di tale sistema può essere influenzata da diversi fattori, come le condizioni meteorologiche, la disponibilità dei satelliti e il loro posizionamento e, infine, dalla qualità e dal tipo di ricevitore. Ne consegue che un verbale che riporta le coordinate GPS per individuare il luogo dell’infrazione può essere contestato e annullato.

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