Die Toten Hosen: la calata dei barbari in Opel Kadett

Un video spuntato fuori in questi giorni, una cover a dir poco imbarazzante della celebre canzone Azzurro.

Nella mia breve “carriera” musicale, se così possiamo chiamarla, durante un tour in Germania mi ritrovai a suonare con la mia band insieme ad un gruppo tedesco in un carcere femminile nella città di Vechta a nord del paese. Appena aprirono le porte blindate della sala dove doveva tenersi il concerto fummo invasi da orde di ragazze che, una volta scoperto che eravamo italiani, iniziarono a invocare a voce alta Azzurro nella versione di Adriano Celentano.

E oggi, grazie al nostro Direttore, ho finalmente scoperto il perché. Questo video bizzarro, non mi viene altro termine, dei Die Toten Hosen, celebre gruppo di rock germanico nato negli anni ottanta, racchiude in un sol colpo tutti i peggiori luoghi comuni italiani e tedeschi. Sì, perché anche i tedeschi quando vengono in Italia si adattano e si comportano esattamente come noi, provare per credere.

Il video in questione racconta la calata dei barbari germanici nel nostro paese per assistere ai mondiali di Italia 90 a bordo di una mitica Opel Kadett C Coupé. Una vettura molto famosa a quei tempi per la sua accensione innovativa, all’avanguardia della tecnica tedesca: a spinta. Altro che moderna elettronica, una vettura che rivista oggi sembra un modellino per le sue esigue dimensioni, un po’ come erano tutte le auto a quei tempi.

A vedere questo video la prima cosa che viene in mente è il film Bianco Rosso e Verdone del regista romano girato qualche anno prima. Gli elementi ci sono quasi tutti solo che al posto dell’immigrato italiano che torna in Italia nel suo sperduto paese per votare c’è l’intero gruppo rock alle prese con i classici dell’italianità.

Le fermate per fare rifornimento alla Pavesi, l’incauto acquisto del videoregistratore in autostrada, chi comprerebbe mai un videoregistratore in autostrada? Per scoprire subito il classico mattone e via un’altra citazione cinematografica: Pacco, doppio pacco e contropaccotto di Nanni Loy. E poi il continuo buttare cartacce e svuotare i posacenere della macchina per la strada, “cambiare l’acqua” tranquillamente alle piazzole di sosta, le birre bevute alla guida, cosa già vietatissima in Germania all’epoca e legge inesistente in Italia fino a pochi anni fa.

Poi i controlli alla frontiera e il money change, d’altronde siamo ancora nel 1989 e il muro di Berlino doveva ancora essere abbattuto. Poi la presa in giro magistrale, il camion Mutti, la famosa salsa di pomodoro italiana che in tedesco vuol dire “mamma”, altro chiaro riferimento alle nostre abitudini da mammoni. In più, in un frame si intravvede l’orribile mascotte di Italia 90, quello sgorbio di Ciao, simbolo di pre-mani pulite che nel giro di pochi anni avrebbe, dico avrebbe, dovuto cambiare la nostra politica per sempre… Riferimento presente in un certo senso anche alla fine del video, quando per farsi fare una foto fuori da una pizzeria si fanno ciulare l’auto, l'unica volta in cui la vettura si accende normalmente e il ladro scappa in quello che sembra essere il cantiere ancora non terminato di San Siro.

Alla fine, anche se non sembrerebbe i Die Toten Hosen, che in tedesco vuol dire “i pantaloni morti", ma tote hose, sempre in tedesco, è un modo per dire "noioso”, hanno partecipato a numerosi festival accanto a band come Bad Religion e Faith No More ricevendo il riconoscimento di formazioni punk internazionali come i Green Day, i Social Distortion e i Therapy?.

I loro concerti dal vivo sono anch’essi molto particolari, infatti la band ama esibirsi in location insolite, come, ad esempio, all’interno di ospedali psichiatrici, monasteri e carceri, tutto torna di nuovo. Ma non basta i Die Toten Hosen si sono distinti per alcuni stravaganti episodi ormai divenuti leggenda, come quella volta nel 1989 che acquistarono un giocatore di calcio per la loro squadra preferita, la Fortuna Düsseldorf, oppure quando scesero in campo in una partita ad hockey contro i Leningrad Cowboys nel 1995 o quando incisero la canzone dedicata al Bayern Monaco, dove il gruppo insultava senza limiti la squadra di calcio di Monaco.

Ma anche per la loro calma e il "sangue freddo", in occasione del loro millesimo concerto nel giugno del 1997, quando in seguito alla morte di una ragazza tra il pubblico decisero di eseguire tutte canzoni lente per tranquillizzare gli astanti

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