Formula 1: Red Bull minaccia (di nuovo) di andarsene

"i motori devono essere più semplici e costare sotto i 10 milioni di euro. Se non sarà cosi non possiamo garantire la nostra presenza"

Red Bull Racing Formula One Racing team consultant Helmut Marko (L) speaks with Red Bull Racing's German driver Sebastian Vettel in the pits of the Monaco street circuit during the second practice session of the Monaco Formula One Grand Prix in Monte Carlo on May 22, 2014. AFP PHOTO / ALEXANDER KLEIN        (Photo credit should read ALEXANDER KLEIN/AFP/Getty Images)
Formula 1 - Ci risiamo, la Red Bull minaccia di uscire dal mondiale di Formula 1. Che la compagine delle lattine sia piuttosto umorale negli ultimi anni è un dato di fatto, tanto che quasi non sorprende l'ultima sparata - prettamente politica - di Helmut Marko, consulente della scuderia anglo-austriaca, grande scopritore di talenti, ma talvolta - anzi spesso - forse troppo sopra le righe con la lingua.

Già, perchè dopo i primissimi anni di vita, dopo aver rilevato il team Jaguar al modico costo di un dollaro - la compagine di Dieter Mateshitz ha vissuto un periodo di enormi successi, grazie anche all'unione con il gruppo Renault. Sotto l'egida del Toro, con il cambio delle regole avvenuto nel 2009, la Red Bull e Sebastian Vettel hanno conquistato quattro titoli iridati, mostrando un dominio assoluto, tanto che erano divenute famose le lamentele dell'allora Alonso ferrarista quando parlava di "lotta contro Newey".

Una Red Bull che, oltretutto, viveva anche di una forza politica preminente. Basti pensare al mantenimento della regola degli scarichi soffiati nel 2011, o del cambio delle mescole nel 2013 dopo Silverstone. Insomma, finchè si vinceva, andava tutto bene: la Red Bull era eccezionale, il motore Renault V8 suonava diversamente dagli altri ed aveva un'erogazione eccellente.

Con l'arrivo dell'era turbo, la Renault in crisi ha portato a numerosi mal di pancia da parte del gruppo Red Bull. Ed allora ecco le offese al gruppo francese con tante critiche, giuste per carità viste le prestazioni, ma comunque antipatiche. E visto che c'è un limite alla sopportazione, la Renault aveva deciso di mollare la squadra delle Lattine, tanto che si era vissuto l'atavica situazione di una squadra fortissima in cerca di un motore che...non arrivava. Prima il tentativo di accordo con Mercedes, poi con Ferrari che però voleva fornire la specifica clienti dell'anno prima, sollevando vespai su vespai. "Noi un motore clienti vecchio? Giammai". Ed infatti alla fine,con la coda tra le gambe e mille clausole, Red Bull è tornata con i motori Renault, ma griffati Tag Heuer, con il divieto espresso di criticare il propulsore eccessivamente.

Red Bull Racing's Dutch driver Max Verstappen drives at the Circuit de Catalunya on March 1, 2017 in Montmelo on the outskirts of Barcelona during the third day of the first week of tests for the Formula One Grand Prix season.  / AFP / JOSE JORDAN        (Photo credit should read JOSE JORDAN/AFP/Getty Images)

Ma si sa, i vizi son duri da togliere, e considerando come in queste settimane si stia discutendo sui propulsori del futuro della Formula 1, dal 2021 in poi (nel 2020 scade il Patto della Concordia), Helmut Marko ha rialzato la voce, minacciando un abbandono di Red Bull se la nuova proprietà della Formula 1 non adotti motori più semplici, rumorosi ed economici da parte di un fornitore indipendente per le power unit "Il 2021 è il termine massimo in cui lasciar entrare un fornitore indipendente nel Circus - ha riferito Marko - È un passo assolutamente necessario da fare, i motori devono essere più semplici e costare sotto i 10 milioni di euro".

"Esistono tantissime compagine in grado di fornirli, per questo ci aspettiamo che la nuova proprietà della F1 trovi una soluzione al massimo entro la fine di quest'anno. Se non sarà cosi non possiamo garantire la nostra permanenza nella competizione".

Come dire, magari Marko ha anche ragione, ma per l'ennesima volta non ha perso occasione per una minaccia assolutamente non necessaria e comunque - crediamo - incoerente. Sembrerebbe complicato che un'azienda del genere possa andarsene da questo business, considerando come, nell'ultima assemblea preliminare, erano presenti come spettatori attenti anche il gruppo Volkswagen e Alfa Romeo. La Red Bull, enorme fabbrica di talenti e realtà eccelsa della Formula Uno, dovrebbe chiedersi quanto mancherebbe alla Formula 1.

A staff member of the Red Bull team watches from pit lane during the second practice session which was abandoned due to rain and smog ahead of the Formula One Chinese Grand Prix in Shanghai on April 7, 2017. / AFP PHOTO / WANG ZHAO        (Photo credit should read WANG ZHAO/AFP/Getty Images)

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