Il Rinascimento della Porsche

Agli inizi degli anni novanta la casa di Stoccarda fu rimessa in sesto da ex quadri ed ingegneri della Toyota.

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L’efficienza è uno dei punti forti dell’industria del sol levante, tratto distintivo e motivo d’orgoglio dei giapponesi, nonché la chiave di volta del loro successo imprenditoriale e gli esempi sono moltissimi, in tutti i campi. Un primato che in Europa noi tutti pensavamo spettasse di diritto ai diligenti tedeschi, ma non è così, o meglio, non è stato sempre così, anzi, a quanto sembra, erano anche piuttosto disordinati e disorganizzati.

All’inizio degli anni novanta la Porsche dovette affrontare una delle sue più grandi crisi mai attraversate dalla casa tedesca in tanti anni di attività, soprattutto dopo il grande successo nel decennio precedente che aveva visto la macchina sportiva della casa di Stoccarda diventare il simbolo del successo effimero degli Yuppies in terra americana facendo levitare le vendite, mai così buone negli Stati Uniti. Anni ’80 caratterizzati anche da una serie di lotte interne per le nomine degli amministratori delegati da scegliere e da una famiglia proprietaria più attenta alla propria vita personale che aziendale, spesso al centro di scandali rosa e gossip vari.

La recessione del 1992 causò un grande un calo delle vendite in tutto il mondo, soprattutto in America, cosa che, insieme ad un aumento dei costi ormai fuori controllo, spinse i responsabili del marchio bavarese a rimboccarsi le maniche per non fare la fine del topo ed essere acquisiti, nonché annientati dai loro principali concorrenti, BMW in primis, seguita, all’epoca da Mercedes-Benz e Volkswagen.

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Fu compito di Wendelin Wiedeking, all’epoca Amministratore Delegato di Porsche, a dare il via al Rinascimento del celebre marchio per tornare agli antichi splendori. L’idea di Wiedeking fu talmente di rottura e innovativa che in molti storsero il naso, far entrare i giapponesi in fabbrica, imparare da loro, acquisire la loro tecnica di montaggio, la loro efficienza per tagliare gli sprechi e ricominciare ad esseri competitivi.

La Porsche si servì del gruppo di consulenza Shin-Gijutsu composto da ex quadri e ingegneri della Toyota che per ben tre anni seguirono passo passo l’evoluzione delle tecniche di fabbricazione del brand tedesco rendendole di colpo molto più efficienti attraverso l’adozione di elementi just-in-time e dando vita ad una linea di produzione snella e veloce in grado di produrre ad un ritmo maggiore, ma con un numero minore di operai e senza dimenticare l’artigianalità e quelli che sono gli elementi fondanti delle vetture della casa di Stoccarda: raffinatezza tecnica e grandi prestazioni su strada.

Una scelta azzeccata di Wendelin Wiedeking che dopo aver aggiustato le cose in fabbrica poté concentrarsi allo sviluppo di nuovi modelli da lanciare durante la seconda metà del 1990 come la Boxster e la nuova versione della 911 che verrà lanciata nel 1997. I giapponesi riuscirono a razionalizzare al massimo la catena di montaggio riducendo i tempi di assemblaggio, gestendo in maniera migliore le scorte, accorciando le linee riducendo al tempo stesso spazio e operai che passarono a 6.800 rispetto agli 8.400 del 1992.

Una cura che diede i suoi frutti se si pensa che nel giro di quattro anni la società di Stoccarda riportò il suo primo profitto dopo ben 300 milioni di dollari di perdite garantendo un nuovo futuro alla casa tedesca tanto da far dichiarare in merito all’operazione da Michael Macht, all’epoca Capo della Porsche Consulting, che:

“Non si tratta di un’inversione di tendenza, ma di una nuova società.”

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Nel 1986 l’ex attore Ron Howard, ora acclamato regista, diresse un film dal titolo “Gung Ho, Arrivano i Giapponesi” che raccontava la svendita di una fabbrica di automobili di una piccola cittadina della Pennsylvania e dove, attratti dal miraggio di creare un'azienda modello in terra americana, arrivano numerosi i tecnocrati del sol levante. Una commedia incentrata sul confronto-scontro tra due culture, tra l’efficientismo assoluto dei nipponici e il pragmatismo americano. Che Wendelin Wiedeking abbia preso spunto proprio da questo film, magari dopo averlo visto comodamente in versione VHS sul divano di casa con tutta la sua famiglia?

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