Ibride ed elettriche a rischio: la speculazione sul Cobalto delle batterie

Fondi di investimento privati si accaparrano la produzione e le riserve basteranno fino al 2040. Sorride solo l'America di Trump che non crede nell'auto verde

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Oltre una dozzina di fondi di investimento privati con base negli States, in Svizzera e Cina, si stanno accaparrando una grossa fetta delle riserve mondiali di Cobalto, un elemento fondamentale per la fabbricazione delle batterie, tanto da allarmare seriamente i produttori di auto elettriche e auto ibride. Una speculazione finanziaria o c'è di più? Nel clima di ostilità alle vetture a basso consumo da parte dell'amministrazione Trump, un articolo in prima pagina del Financial Times , ripreso e confermato dagli analisti di settore, ha scatenato una sequenza di reazioni preoccupate e valutazioni maliziose. Con i maggiori gruppi automobilistici mondiali impegnati in una competizione tecnologica dalla quale l'industria statunitense si è di fatto tirata fuori, del decollo del prezzo di un elemento fondamentale per la fabbricazione delle batterie per auto, in Nord America, se ne può trarne solo vantaggio, ammesso che qualcuno in zona non ne abbia anche la responsabilità.

Con una dovizia di particolari sospetta nell'abituale clima di riservatezza del mondo finanziario, il Financial Times racconta che un folto gruppo fondi di investimento tra cui il potentissimo Pala Investments svizzero e lo Shanghai Chaos cinese hanno acquistato forniture di Cobalto per 6 mila tonnellate ad un controvalore di 280 milioni di dollari, una cifra irrisoria in termini relativi ma che sul campo equivale al 17% della produzione nell'intero 2016. Da qui in poi, il giallo.

Questo tipo di fondi di investimento tradizionalmente non intervengono nel mercato dei metalli commerciali e a nessun titolo si può considerare il Cobalto un bene rifugio, considerando che il suo prezzo ha subito in questi anni oscillazioni enormi. Chi ha consigliato o addirittura commissionato l'acquisto?

Estratto al 60% dalle miniere della Repubblica democratica del Congo, che sfruttano mano d'opera minorile in condizioni di lavoro notoriamente infernali e stigmatizzate da Amnesty International, il Cobalto è utilizzato in grande quantità per fabbricare i catodi delle batterie a ioni di litio, che di fatto quindi dovrebbero portare un altro nome. Il suo prezzo è salito di oltre il 50% dallo scorso novembre, ma guardando allo storico delle oscillazioni non si può non notare che aveva toccato i 50 dollari ad oncia nel 2007 per poi scivolare a 10 dollari nel 2015. Nessuno può garantire con il Cobalto il ritorno dell'investimento, e neanche la commerciabilità, come sottolinea insospettito il Financial Times. I fondi poi avrebbero difficoltà a rivendere le scorte acquisite, qualora ne volessero fare davvero un investimento, perché i fabbricanti di batterie acquistano stock di metallo su un mercato parallelo per soli addetti ai lavori, commissionando alle miniere il materiale addirittura prima che venga estratto. Il fatto che investitori “fuori dal giro” se ne accaparrino grossi lotti ha un solo effetto, far lievitare il prezzo.

Come se non bastasse, la rinnovata attenzione degli analisti finanziari ha riportato alla ribalta alcuni dati dati forniti, e finora mai presi in considerazione, da parte della United States Geological Survey, l'agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti. La USGS ha valutato le riserve mondiali di Cobalto attorno alle 7,1 milioni di tonnellate, una inezia per i volumi di produzione a cui si è promesso evolverà l'industria dell'auto elettrica ed ibrida. Nello specifico, avremmo bisogno di una quantità di 800.000 tonnellate di Cobalto l'anno a regime, il che significa avere riserve fino al 2040.

Dov'è il problema? Oltre le buone intenzioni, l'auto elettrica corre il serio rischio di atterrare al centro di intrecci politici e speculativi senza neppure trovare il modo di dimostrare una qualità essenziale da mezzo ecologico, ovvero basarsi su risorse rinnovabili e non esauribili. Questo è il serio problema.

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