Donald Trump: alle auto 4 miliardi di dollari

Donald Trump ottiene investimenti e posti di lavoro sul suolo americano: se la sua non fosse affatto demagogia?

President-elect Donald Trump speaks to the media at Trump Tower January 9, 2017 in New York. / AFP / TIMOTHY A. CLARY        (Photo credit should read TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images)

Donald Trump ha giurato a Washington come 45esimo Presidente degli Stati Uniti, ma per la prima volta nella storia possiamo valutare i risultati dell'inquilino della Casa Bianca addirittura prima che posi la sua mano sulla bibbia che fu usata dal presidente Abraham Lincoln.

L'effetto Trump, per l'automobile americana, non è un programma da sviluppare nei prossimi quattro anni, ma già una serie di risultati concreti ottenuti negli ultimi due mesi: 4 miliardi di dollari di investimenti destinati al lavoro e al suolo americano. Facile affermare che la sua minaccia di imporre una tassa di importazione del 35% per tutte le vetture prodotte in Messico abbia sortito gli effetti di una mannaia per le aziende che operano negli Stati Uniti. Dietro la linea di Trump non c'è infatti solo nazionalismo e demagogia.

Ad oggi il costo del lavoro in Messico è di circa 4 dollari l'ora, il 40% in meno della Cina, e nel paese latino-americano vengono prodotte 3,5 milioni di vetture ogni anno, con 2,8 milioni destinate al mercato Usa, che nel 2016 ha segnato un totale di 17.506.782. L'impatto non è piccolo, le aziende automobilistiche beneficiano di un vantaggio concorrenziale enorme, a tratti ingiustificato come e più della demagogia, e quello che The Donald ha ottenuto è stato soprattutto arginare una ulteriore apertura di quella che per gli States è una falla economica e sociale non piccola.

Da presidente eletto, ha scelto benissimo a chi inviare messaggi. Comincia Ford, che annulla un investimento da 1.6 miliardi di dollari destinato ad uno stabilimento a sud del Rio Grande, convertito in uno stanziamento da 700 milioni sul suolo americano, con 700 posti lavoro garantiti a Flat Rock, in Michigan.

Si allinea Fiat Chrysler, che annuncia di voler investire un miliardo di dollari in Michigan e Ohio, con un incremento di 2.000 posti di lavoro. «Era un atto dovuto al Paese», precisa Marchionne, che recapita anche un secondo messaggio : “un’unione fra General Motors e Fca dovrebbe piacere al presidente eletto”.

Trump ringrazia pubblicamente e valuta. Gm a questo punto, dopo l'iniziale diffidenza e le dichiarazioni di assoluta indipendenza rispetto all’annunciata nuova politica economica, annuncia un investimento di un miliardo di dollari, orientato al potenziamento delle fabbriche statunitensi e alla creazione di 1.500 posti di lavoro. Il gruppo Hyundai-Kia, con un pragmatismo tutto coreano, realizza subito la situazione e semplicemente raddoppia gli investimenti negli States. fino alla quota di 3,1 miliardi di dollari, con un incremento di 1,5 miliardi.

E' un fatto che Trump conosce bene le logiche del mercato automobilistico, può apparire rozze ma conta con maestria su un “effetto trascinamento”, sulla necessità che tutte le aziende del settore hanno di marcare strette le mosse altrui. Bersagli ancora in attesa di reazione sono Toyota, BMW e Mercedes, con una tecnica di assalto mediatico che passa sotto la gustosissima sigla di “WWTT” - What Would Trump Tweet.

Cosa potrebbe twittare da oggi in poi il presidente in carica? Le aziende hanno tecniche consolidate e sono preparate subire una contestazione diretta del loro operato da parte dei consumatori, ma dall'uomo più potente della terra. Il rischio non è una lite con l'ufficio clienti, ma oscillazioni dei titoli in borsa con ricadute pesantissime sui bilanci. L'auto americana ha più paura che il profilo del nuovo presidente venga hackerato, o che ne escano verità spiacevoli?

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