Lyft raccoglie fondi per 500 milioni di dollari

Lyft, agguerrito concorrente di Uber, ha chiuso con successo la propria raccolta fondi.

Lyft

Se Uber piange Lyft ride: è la fotografia del momento che stanno attraversando le due famose compagnie di ride-sharing americane. Se la prima infatti sta attraversando un periodo abbastanza complicato della sua giovane storia tra proteste, incidenti e le dimissioni di numerose ed importanti figure aziendali, la seconda ride per il successo ottenuto dalla propria raccolta fondi, pari 500 milioni di dollari. Successo andato oltre le stime iniziali, portando Lyft ad una quotazione che si aggira intorno ai 7,5 miliardi di dollari, come riportato da The Verge.  I fondi serviranno a Lyft per espandersi e rafforzare la concorrenza ad Uber, smarcandosi allo stesso tempo dai guai che stanno coinvolgendo l'azienda guidata da Travis Kalanick. I fondi racimolati da Lyft dal 2008 ammontano a 2,5 miliardi di dollari, ma in quest'ultimo caso non sono (ancora) stati resi noti gli investitori.

Uber e Lyft: da NY attacco alla Privacy


Uber App

(aggiornamento del 9 gennaio 2017)

I servizi di ride sharing come Uber e Lyft potrebbero diventare la minaccia definitiva alla nostra privacy. E' destinata infatti a far discutere molto la proposta della Commissione Taxi & Limousine della città di New York che prevede l'obbligo per i gestori di servizi di ride sharing di fornire alle autorità la posizione esatta, ovvero le coordinate Gps del cliente al momento in cui sale e in quello in cui scende dalla vettura.

Il provvedimento, che ancora deve essere adottato, avrebbe un impatto enorme sulla autonomia dei cittadini e non fornirebbe nessun tipo di garanzia sulla destinazione finale dei dati raccolti. Quel che è peggio, la città di New York non adduce affatto giustificazioni legate esplicitamente alla sicurezza o alla lotta al terrorismo, ma motivazioni tanto generiche da risultare poco credibili. Freedom to tinker le analizza punto per punto, e il risultato è poco rassicurante.

Dopo la diatriba tra Apple e il governo americano, il tema della raccolta e della disponibilità per le autorità di informazioni contenute o provenienti dal nostro smartphone ha fatto un salto di qualità. Difficile, se non impossibile, obbligare l'azienda di Cupertino o Google ad “aprire” i propri sistemi operativi, più facile bypassare il problema sfruttando le app che vi sono installate. Gestite da aziende che inevitabilmente hanno meno forza nei confronti delle autorità.

Dunque il primo assalto passerebbe per Uber and Lyft, con la generica richiesta della città di New York di tracciare gli spostamenti dei clienti attraverso le app per combattere il fenomeno dei turni massacranti dei guidatori. Una prima giustificazione lodevole, ma sostanzialmente falsa, perché le coordinate GPS non certificano la durata dei turni di lavoro o del viaggio, come avviene nei dischi orari utilizzati dagli autotrasportatori in Europa. Si tratta di una pura localizzazione in tempo reale del cliente, che la Commissione Taxi & Limousine motiva anche come misura per analizzare i casi di guida pericolosa, che appunto poco o nulla hanno a che fare con la salita a bordo o la discesa di un passeggero. Si tratta piuttosto dell'inizio di un braccio di ferro sulla disponibilità dei nostri dati, e la prima risposta di Uber non si è fatta attendere

L'azienda di San Francisco, per riaffermare a chi appartengano le informazioni sulla circolazioni delle proprie vetture e dei suoi clienti, ha lanciato oggi il servizio Uber Movement, mettendo a disposizione su un sito pubblico i dati circa i flussi di traffico e i tempi di percorrenza medi di quattro città delle 450 in cui opera, cioè Washington, Boston, Manila and Sydney, con la prospettiva di allargare presto il campo.

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