Audi: rumors in America per presunto sforo emissioni

Potremmo essere dinanzi al primo atto dell “Emissions-gate”

di admin

Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, anche senza alcuna conferma ufficiale in America, è partita da parte di alcuni consumatori una class action contro Audi: il costruttore sarebbe colpevole di aver manipolato i dati relativi alle emissioni inquinanti del motore V6 3.0 benzina con cambio automatico, venduto anche in Europa. Tale variazione sarebbe legata ad un software completamente diverso da quello usato invece da Volkswagen su molte auto diesel con vecchia omologazione Euro 5 (fuori norma per quanto concerne i valori di NOx), nel caso del benzina Audi invece i risultati falsati sarebbe relativi alle emissioni di CO2 e non a quelle di NOx.

A scoprire questo secondo “defeat device” sarebbe stato il California Air Resources Board(CARB) il quale però ancora non conferma nulla, così come nessuna azione giuridica o procedimento legale sia partito da parte del controllore. In attesa che qualcuno si pronunci in modo ufficiale sulla veridicità o meno della cosa, questo gruppo di consumatori ha comunque innescato un procedimento rivolgendosi ad un loro avvocato. Secondo gli accusatori il software è in grado di riconoscere quando l’auto è alle prese con un test di laboratorio in base ai dati relativi all’angolo di sterzo. Quest’ultimo parametro infatti non varia mai quando l’auto è sui banchi a rulli normalmente utilizzati in fase di omologazione; e sarebbe proprio in questo contesto che il defeat device in questione attiverebbe una modalità di funzionamento per motore e trasmissione atta a limitare le quantità di diossido di carbonio prodotte.

Secondo queste indiscrezioni di ipotizza che il programma sarebbe installato su oltre 100.000 Audi equipaggiate con motore 3.0 V6, su modelli come A6, A8 e Q7 e potrebbe essere stato adottato perlomeno dal febbraio del 2013 e sino allo scorso maggio. Al momento la casa madre non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito a queste nuove accuse; ma appare evidente che la questione potrebbe essere delicata da gestire.

In USA infatti vige il principio del precedente giudiziario vincolante: significa che ad Audi potrebbero essere comminate sanzioni proporzionalmente simili a quelle riservate a VW per lo scandalo diesel.

Dichiarazioni piuttosto aggressive sono state pronunciate Steve Berman avvocato della Hagens Berman Sobol Shapiro LLP, lo studio legale che segue i cittadini promotori della class action – .

Nel caso in cui venga aperta un inchiesta e si dovesse poi riconoscere una reale responsabilità di Audi anche da parte de CARB e degli organi di vigilanza (che per ora non si sono espressi ne hanno confermato) c’è da ipotizzare un eventuale danno di immagine per quello che è il brand fiore all’occhiello del colosso tedesco dell’automobile: stavolta non è lo “sporco” diesel (mai realmente “digerito” negli USA) a finire nel mirino dell’opinione pubblica ma un motore benzina di grande cilindrata istallato su una vettura premium. Aspetteremo le prossime settimane per capire se nella azione dei privati sarà riscontrato un principio di fondatezza o meno e poi se mai la questione dovesse arrivare anche nel Vecchio Continente…

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